The Great Wall: recensione del kolossal fantasy di Zhang Yimou con Matt Damon e Andy Lau

23 febbraio 2017
3.5 di 5
30

Preceduto da polemiche cretine sul whitewashing, è un fantasy d'azione spettacolare e divertente.

The Great Wall: recensione del kolossal fantasy di Zhang Yimou con Matt Damon e Andy Lau

Va bene che viviamo nell'era della correttezza politica come ossessione, e in quella dell'indignazione e del risentimento a buon mercato, ma quando leggevo distrattamente delle polemiche sul whitewashing di The Great Wall ("ma come, Matt Damon protagonista di un film ambientato nella Cina del XV secolo?", "oddio, ancora l'eroe occidentale che arriva a salvare gli sprovveduti cinesi?") mi rendevo conto della loro sostanziale infondatezza (Damon non è un personaggio orientale interpretato da un occidentale, e comunque la trama non lo presenta certo come un Salvatore) senza voglia di approfondire troppo.
Ora che ho visto il film di Zhang Yimou, che con i suoi 135 milioni di dollari di budget è stata la più grande produzione girata in Cina, capisco che certe accuse non solo sono infondate, ma anche piuttosto cretine.

Solo così, infatti, riesco a definire polemiche di questo tipo in un film in cui due mercenari europei, in Cina alla ricerca di "polvere nera" di rivendere a peso d'oro agli eserciti occidentali, finiscono impegnati assieme a un Ordine segreto dell'Impero cinese nella difesa del territorio da migliaia di mostruose creature di origine aliena che minacciano di superare la Grande Muraglia, cibarsi dei milioni di abitanti della Cina e così riprodursi e proseguire la loro opera di distruzione in tutto il mondo.
C'è l'evidenza della trama a dimostrare che qui la Storia non c'entra nulla, e che quello di Zhang è un fantasy la cui prima ispirazione è il Signore degli Anelli, con gli elfi e i nani che scoprono di poter combattere insieme contro gli Orchi di Sauron: che quindi il gioco delle razze non solo è voluto, ma necessario. E non è un caso che per le spettacolari scene di combattimento sulla Muraglia, che ricordano della Battaglia del Fosso di Helm, sono affidate ai tecnici della Weta di Peter Jackson, oltre che a quelli della ILM di Lucas.

Ma, polemiche a parte, il fatto è che The Great Wall, proprio in virtù della sua trama e della sua natura, è un grandissimo e sfrenato divertimento, che se ne infischia della razionalità e della verosimiglianza (che pure...), e applica l'eleganza coreografica e atletica del wu-xia, la sua precisione matematica e geometrica, al disordine sporco e caotico del fantasy a-la-Game of Thrones: ma senza nudi e sesso.
Alle prese con un soggetto di Ed Zwick e Max Brooks (quello di "Manuale per sopravvivere agli zombi" e "World War Z. La guerra mondiale degli zombi") e con un film nato per stringere sempre di più i legami produttivi e commerciali tra cinema hollywoodiano e cinese, Zhang non solo non fa una piega, ma sembra esaltare la vena spettacolare mostrata in Hero e Le foresta dei pugnali volanti, e fare tesoro dell'esperienza di regista della cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici di Pechino.

C'è, indubbiamente, qualcosa figlia dell'estetica propagandistica, in The Great Wall, e non a caso qualcuno, oltreoceano, ha tirato in ballo Leni Riefensthal: ma come complimento, e non del tutto fuori luogo.
Perché la perfezione estetica ricercata da Zhang - che pure non fa il paio con quella narrativa, ma onestamente chi se ne frega della psicologia del personaggio di Matt Damon se il suo scopo principale è quello di volteggiare lanciando frecce negli occhi di creature verdi e orripilanti, o se quello di Willem Dafoe è posticcio - non va mai a discapito delle esigenze spettacolari, ma anzi le spingono in avanti, le supportano, e le fanno risultare godibili tanto al palato del pubblico occidentale che di quello orientale.
Spettacolare, divertente, con qualche battuta al posto giusto, il coraggio non cadere nella banalità dell'amore conclamato tra il mercenario Damon e il bel generale cinese al fianco di cui combatte, una durata appropriata (103 minuti) e un 3D non indispensabile ma funzionale.
Non so cosa si potrebbe chiedere di più a un fantasy d'azione.
Magari Andy Lau? Beh, c'è anche lui.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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