The Addiction

The Addiction

( The Addiction )
Voto del pubblico
Valutazione
3 di 5 su 2 voti
Regista: Abel Ferrara
Genere: Horror
Anno: 1995
Paese: USA
Durata: 85 min
Distribuzione: VITAGRAPH
The Addiction è un film di genere horror del 1995, diretto da Abel Ferrara, con Edie Falco e Michael Imperioli. Durata 85 minuti. Distribuito da VITAGRAPH.
Genere: Horror
Anno: 1995
Paese: USA
Durata: 85 min
Distribuzione: VITAGRAPH
Sceneggiatura: Nicholas St. John
Fotografia: Ken Kelsch
Montaggio: Mayin Lo
Musiche: Joe Delia
Produzione: DENIS HANN, FERNANDO SULICHIN PER FAST FILMS.

TRAMA THE ADDICTION:

A New York, Kathleen studia filosofia morale, materia che le offre spunto per porsi continuamente problemi ai quali non trova risposte soddisfacenti. Una sera, tornando a casa, viene aggredita da una donna-vampiro che la porta in un vicolo e le succhia il sangue. Da quel momento Kathleen non è più la stessa, si sente in preda ad una sete inarrestabile, il virus del vampirismo sta entrando nel suo corpo. Si conficca allora nel braccio la siringa di un tossicodipendente, poi invita a cena il professore di filosofia morale e lo assale, mordendolo. Alla stessa maniera si comporta con una ragazza conosciuta in biblioteca, con un ragazzo di colore per strada, con un'amica di corso. Viene poi a contatto con Peina, un altro vampiro che le insegna come vivere anche stando in astinenza. Dopo aver addentato un uomo che per strada voleva soccorrerla in un momento di crisi, Kathleen sembra in grado di tornare ad una vita normale...

CRITICA DI THE ADDICTION:

"Altro che i topi di 'Intervista col vampiro'. Qui non ci sono colori accesi, maledettismo, letteratura. Solo nervi, sangue e sofferenza, fisica e morale.. Qui la linfa vitale si trova per strada, prelevandola con una siringa da un barbone addormentato. Oppure saltando al collo di amiche, amanti, professori. E poiché Kathleen studia filosofia, le sue elucubrazioni sull'eternità del Male vengono sostenute a colpi di Husserl e di Kierkegaard, mentre sullo schermo si disegnano ombre alla Dr. Caligari. È l'unico a resistere alla sfrenata Kathleen, con un candido ma insormontabile 'no grazie', sarà un giovane che distribuisce santini davanti a una chiesa. Finale nerissimo, ma speranzoso. Dopotutto Ferrara, che quanto a droga sa di cosa parla, dice di aver fatto il film: 'per i ragazzi che crescono'. E l'aspetto più incredibile di questo horror quasi didattico, proprio la sua capacita di assimilare e trasformare tutto. A partire da una colonna sonora che fonde funky, rap, Vivaldi e uno spartito di Friedrich Nietzsche. Per non parlare di quel prete, che compare sul finire. Un sacerdote in un horror? Ma certo, risponderebbe Ferrara. E dove se no?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 Novembre 1997) "'The Addiction' riprende quasi tutti i luoghi comuni dei film sui vampiri ma riesce ad aggiornarli con straordinaria forza. Anche il finale, che ovviamente non vi riveliamo, gioca sul tema dell'immortalità, con un colpo di coda che riscrive totalmente il genere horror al quale 'The Addiction' appartiene. E come se, per Ferrara e St. John, i vampiri fossero pedine di un gioco più grande. Questo gioco è quello del peccato e dell'espiazione. Il film ci parla della necessità di affrontare i nostri fantasmi, di lottare contro il nichilismo che il silenzio di Dio potrebbe instillare nelle nostre coscienze. 'The Addiction' è il film che avrebbe fatto Ingmar Bergman, se fosse nato nel Bronx come Abel Ferrara. Insieme a 'Fratelli', che è subito successivo e che ritrova il silenzio di Dio all'interno della mafia e dalla famiglia è l'indiscusso capolavoro di questo discontinuo regista. Da vedere assolutamente." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 10 Novembre 1997)

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