Strange World, la recensione della fiaba Disney più consapevolmente moderna

22 novembre 2022
3.5 di 5
7

Strange World è il 61° lungometraggio animato del canone dei Walt Disney Animation Studios: nella nostra recensione proviamo a spiegarne la forza, nei temi e nelle intenzioni.

Strange World, la recensione della fiaba Disney più consapevolmente moderna

Il quarantenne Searcher Clade è un uomo realizzato: nella comunità di Avalonia, isolata dalle montagne, ribellandosi al padre esploratore Jaeger (disperso in azione), ha seguito la sua vocazione alla botanica e all'agricoltura, scoprendo un frutto che garantisce energia elettrica e carburante, portando all'evoluzione della società intera. Sembra che suo figlio quindicenne Ethan seguirà le sue orme. Sembra, perché non si sa mai quando nella vita sia necessario rimettere tutto in discussione. Un viaggio fantastico è all'orizzonte.

Siete avvisati: più di altre produzioni disneyane (e hollywoodiane in generale), Strange World, 61° lungometraggio del canone ufficiale dei Walt Disney Animation Studios, polarizzerà la discussione sul tormentone del politicamente corretto. E questa volta è proprio inevitabile parlarne anche in sede di recensione, senza filtri: tendo a sorvolare di solito sull'aspetto dell'inclusività, perché mi è sempre apparso che proprio sottolinearla la metta a repentaglio. Il fine ultimo dell'inclusività sarebbe riflettere la varietà della società che ci circonda anche nelle opere di fiction: penso che non evidenziarla sia il primo passo verso la sua accettazione concreta.
In questo caso però c'è una strategia narrativa evidente e importante, nel messaggio poetico e nella riuscita di Strange World, e l'argomento va discusso per forza di cose, non è questione di "quote". Bisogna notare l'inclusività di Strange World eccome, perché è un traguardo ma è anche funzionale alla creazione di una fiaba Disney rivisitata ma sempre sorridente.

Il matrimonio di Searcher con la moglie Meridian è misto, suo figlio quindicenne Ethan è omosessuale con cotta in corso (prima volta che accade esplicitamente in lungo Disney del canone), e in più il mondo di Avalonia è totalmente multietnico. Il che non sarebbe scontato, considerando che Avalonia viene descritta come un territorio chiuso, circondato da monti invalicabili. Tentazioni di sarcasmo? Non è mai stato una chiave sensata nel leggere lo spirito disneyano, e si dovrebbe avere la forza di apprezzare la capacità del regista Don Hall e del co-regista e sceneggiatore Qui Nguyen di dare un senso profondo a quelle che per molti sono imposizioni. Lo spirito della fiaba viene aggiornato ma non tradito: nessuno ad Avalonia tratta l'altro in modo diverso solo perché di un'altra etnìa, e tutti accettano l'identità sessuale di Ethan, indipendentemente dall'età dell'interlocutore. "Non sarebbe mai possibile nella realtà!" Esatto. Appunto. Anche se sarà dura convincere che qui ci sia la nuova magia Disney, il nuovo sogno del "vissero felici e contenti", e non lo scandalo.

È bene aggiungere che tutto questo non è predicatorio, perché non è il tema della storia, ma solo il suo contesto. E qui c'è il valore più interessante di Strange World. Su queste premesse, come si potrebbe allora cercare la tensione narrativa? È una critica sempre mossa al politicamente corretto: se "non si può più dire niente", se non c'è conflitto, cosa rimane da dire? Stando a Strange World, parecchio, e si tratta per giunta di cose che sappiamo e che magari non vorremmo sentirci dire. Il copione infatti mette a fuoco una crisi familiare che si verifica comunque, tolleranza o meno. È un luogo comune nel quale l'essere umano cade dalla notte dei tempi: la tendenza dei genitori a proiettare sui figli se stessi, incuranti sia della ricerca indipendente della loro identità, sia del fatto che la propria visione del mondo non sarà mai inamovibile. Perché "panta rei", tutto scorre, e i punti fermi che ci sembravano intoccabili ieri sono costretti a essere messi in discussione. E chi saprà gestire meglio l'inedito equilibrio saranno le nuove generazioni, se sarà data loro la libertà di farlo. Per quanto riguarda i più anziani, avranno ancora qualcosa da dire solo se non daranno più nulla per scontato, senza timore di diventare irrilevanti. Questo processo psicologico e interiore nella storia si riflette in quello della società e nel suo rapporto con la natura e il mondo. I conflitti sociali non sono gli unici e non sono i più importanti, perché gli autori rilanciano con altri, altrettanto ardui da affrontare se non di più, e noi esseri umani non possiamo immaginare di risolverli senza pensare a ciò che ci circonda. E non possiamo più rimandare (perdonate la vaghezza, causa rischio spoiler).

Nell'anima Strange World è anche però un divertente coloratissimo e scatenato film d'avventura, che Hall conduce in porto con l'accortezza di evitare la dimensione più tetra che nella tradizione Disney aveva maledetto il genere col flop di Atlantis - L'impero perduto (2001). Citando esplicitamente i fumetti, con curiosi sipari in 2D semianimato a cura del veterano Randy Haycock, si guarda all'intrattenimento avventuroso quasi "pulp" che caratterizzò il gusto di massa tra gli anni Venti e Quaranta, senza dimenticare il Viaggio al centro della Terra di Jules Verne. Esplodono i colori e le forme inventate del mondo fantastico e delle creature che lo abitano, specie con Splat, una sorta di ameba senza volto ma molto espressiva, evidente rimando alle acrobazie del Tappeto Magico di Aladdin. Se quindi il contesto narrativo è ancorato all'oggi, alle nostre odierne conversazioni, le sue radici immaginifiche sono nell'abbandono cinematografico più antico. Le generazioni interagiscono su tutti i piani: interagiscono nonno, figlio e nipote, interagisce la vecchia Disney con la nuova. In un processo di rigenerazione costante, di continuo adattamento a nuove sfide. Gli autori incarnano i valori che propongono nei personaggi, rendendo Strange World una sincera tappa importante per la Disney... e per gli spettatori. Se lo vorranno.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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