Song'e Napule: la recensione del film dei Manetti Bros.

10 novembre 2013
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I registi confermano la loro padronanza dei generi cinematografici, raccontando con amore Napoli e la sua musica

Song'e Napule: la recensione del film dei Manetti Bros.

Alla faccia di Gomorra e del cinema verità che si spinge fra le anime perse di Scampia e Secondigliano, in mezzo a rifiuti, regolamenti di conti e gioventù bruciate, i fratelli Manetti suonano la loro personalissima serenata a Napoli. Lo fanno con un film gioioso che nasce da un soggetto del loro attore-feticcio Giampaolo Morelli che conferma la loro perculiarità di registi italiani di genere.

Questa volta la tipologia accostata e magnificamente reinventata è il poliziesco, che i romani d.o.c. Marco e Antonio giurano di amare quasi quanto l’horror, il noir e la fantascienza.
A ben guardare, di pistole, inseguimenti e imboscate i due registi avevano già parlato nei telefilm dell’Ispettore Coliandro, ma ci sembra che stavolta, nel passaggio dal piccolo al grande schermo, il duello malavita-giustizia diventi ancora più interessante grazie all’entrata in scena di un elemento sostanzialmente nuovo: la dolcezza.

Senza cedere al pulp o al citazionismo a tutti i costi, i Manetti Bros. sperimentano per la prima volta la tenerezza, trasmettendola tanto al poliziotto pianista di Alessandro Roja, quanto al leader della band di cui quest’ultimo diventa tastierista, il cantante di matrimoni e comunioni Lollo Love.

Lollo Love... basterebbe il nome di questo idolo delle ragazzine, delle mamme e delle spose partenopee ad assicurare le nostre simpatie a Song’e Napule, ma c’è ancora dell’altro, perché fin da subito il personaggio diventa la chiave d’accesso a un universo meraviglioso: il mondo dei cantanti neomelodici, che viene fuori in tutto il suo romanticismo kitsch grazie alla bella voce di Morelli e al sapiente lavoro dei musicisti Pivio e Aldo De Scalzi, imprescindibili collaboratori dei Manetti.

Chiudiamo la nostra sfilza di complimenti dicendo che, pur nella sua confezione di prodotto di light entertainment, Song’e Napule ha la dignità di un film e non di un filmetto, in virtù di una sceneggiatura che non perde un colpo e di personagi secondari che beneficiano del talento di Peppe Servillo, Paolo Sassanelli e Carlo Buccirosso.
I nostri occhi, però, sono tutti per Morelli e per Roja.




  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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