Sibyl: recensione della commedia psicanalitica di Justine Triet con Virginie Efira e Adele Exarchopoulos vista a Cannes 2019

25 maggio 2019
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Un viaggio ironico ed esistenziale fra scrittura immaginazione e realtà.

Sibyl: recensione della commedia psicanalitica di Justine Triet con Virginie Efira e Adele Exarchopoulos vista a Cannes 2019

Sibyl non è poi tanto diversa da Victoria. Sono i ruoli, e i titoli, interpretati da Virginie Efira nei film della giovane regista francese Justine Triet, entrambi passati a Cannes; il primo, di cui qui parliamo, addirittura in concorso. Dopo un inizio carriera da comica pura, fra televisione e cinema, nel suo Belgio e in Francia, la Efira sta allargando il raggio d’azione delle sue interpretazioni al cinema più drammatico e d’autore. In Victoria era un’avvocata di successo dalla vita sessuale episodica e insoddisfacente, dalle abitudini di un’adolescente insoddisfatta; in Sibyl è una psicanalista, ma per il resto non cambia molto, se non che ha una relazione stabile, ma che palesemente l’annoia. La scelta del lavoro sicuro e di successo - effettivamente se la passa più che bene - le ha in realtà impedito di realizzare il suo vero sogno, da sempre: fare la scrittrice. Stavolta però è convinta, abbandona al proprio destino buona parte dei suoi pazienti, per mantenerne solo alcuni e poi ridurli ancora fino a smettere e disintossicarsi. A questo proposito, frequenta gli alcolisti anonimi, essendo stata in passato dipendente dall’alcol.

A questo punto è tutto organizzato per Sibyl, non resta che aprire il computer e lasciarsi guidare dalla sua creatività. Appunto. Come da ovvio copione la pagina rimane bianca, proprio mentre una singhiozzante giovane attrice, Margot (Adèle Exarchopoulos) la chiama per una seduta; ha una relazione clandestina (è incinta) con un importante attore, a sua volta impegnato con la regista con cui entrambi stanno girando un film. Non vi stupirà troppo sapere che Sibyl, nel suo passaggio fra conoscere la vita degli altri per consigliarli, come psicanalista, a quella di inventare il mondo e la vita dei suoi personaggi, come scrittrice, inizia a non vedere poi troppa differenza,

Getta al vento ogni deontologia professionale e inizia a registrare gli incontri con Margot, iniziando elettrizzata a scrivere una storia eccitante con continue connessioni con l’esperienza che vivrà come analista di Margot, che la porterà anche sul set di Stromboli per gli ultimi giorni di ripresa, in cui la realtà e il film si confonderanno, fra evidenti magnetismi di storie già raccontate in quel delizioso angolo di mondo, con la vertiginosa isola vulcanica a fare da catalizzatore di ormoni e sentimenti impazziti.

Justine Triet aveva iniziato col botto con la corsa irrefrenabile e coinvolgente de La battaglia di Solferino, mentre in Sibyl, proprio come in Victoria, cerca di mescolare i generi, fra commedia e piccoli grandi dramma di una quarantenne stanca della sua routine, nella vita professionale e personale. Sono molti i temi, spesso solo sfiorati o utilizzati come pretesto: dalla maternità alla crisi di mezz’età. Il risultato in questo caso è un po’ prevedibile, nonostante la solita convincente performance della Efira, con una struttura a incastri fra psicanalisi, cinema, realtà che il cinema francese meno interessante ha spesso affrontato in passato.

Sibyl
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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