Scappa - Get Out: la recensione dell'horror rivelazione di Jordan Peele

04 aprile 2017
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Quando capacità, ironia e intelligenza si uniscono, non può venirne fuori che un film memorabile.

Scappa - Get Out: la recensione dell'horror rivelazione di Jordan Peele

È difficile scrivere di un film come Scappa – Get Out senza fare spoiler, e farlo sarebbe davvero un peccato mortale in un caso come questo. Per cui cercheremo di non essere troppo espliciti sulla trama e di non dirvi più di quello che i più curiosi di voi già hanno saputo leggendo in giro, visto che si tratta di un film che ha avuto incassi record, rispetto a un budget di nemmeno 5 milioni di dollari. Detto questo, basti sapere che l'opera prima scritta e diretta dal popolare attore comico americano Jordan Peele, con oltre 40 crediti in carriera, soprattutto televisivi (forse qualcuno lo ricorda con Keegan Michael Key, con cui forma il duo comico Key & Peele, nella prima stagione di Fargo: qui un reminder), fa centro sotto tutti gli aspetti: più che un horror è un thriller pieno di tensione ma anche incredibilmente divertente, che come i migliori esempi del genere (i film di Joe Dante, Society, certi titoli di Stuart Gordon) diventa anche irresistibile satira politica.

Impossibile tacere, infatti, che si parla di razzismo e della sua persistenza nella società americana, anche tra gli insospettabili che hanno votato convinti Obama. In fondo esiste anche un razzismo al contrario che si esprime con lo stereotipo: i neri sono più forti, più potenti sessualmente, più bravi nello sport. E dunque, perché non sfruttarli per le loro qualità? E come si fa, dal momento che la schiavitù è stata abolita?

Lo spunto di partenza di questa storia spassosa e inquietante è il weekend che un ragazzo di colore, Chris, si trova a passare nella residenza dei ricchi genitori della ragazza che frequenta da 5 mesi. Il problema è che lei non ha mai detto ai suoi che il fidanzato non è bianco, ma, lo rassicura, loro non sono razzisti e dunque andrà tutto benissimo. Anche se l’amico del cuore gli sconsiglia di mettersi in situazioni potenzialmente imbarazzanti, Chris gli affida il cane e parte, deciso a sopportare per amore di lei. E in effetti il primo impatto è anche troppo positivo, se non fosse per i due domestici di colore che lavorano nella casa e che hanno inquietanti abitudini notturne.

Di più, appunto, non vi diciamo, perché è un piacere unico scoprirlo man mano che il film va avanti, giostrando sapientemente tra i vari elementi in gioco e dosando in modo calibrato ironia e tensione, fino alla parte propriamente horror che non diventa mai troppo splatter ma obbedisce alle regole del gioco con quel qualcosa in più che Peele ha dimostrato di sapergli dare. Parlarne nel dettaglio, evidenziare i riferimenti, le idee geniali che questo Indovina chi viene a cena? ambientato nel mondo della Fabbrica delle mogli con qualche pizzico dei film che abbiamo detto prima e di capolavori della paranoia come Rosemary’s Baby e L’inquilino del terzo piano, significherebbe rendere questa recensione troppo lunga e probabilmente noiosa. La cosa bella oltretutto, è che Get Out non cita, imita o omaggia quei film, ma li ricorda, perché appartiene al loro stesso mondo, come tutte le opere originali.

E lasciamo perdere le polemiche che per una volta hanno tolto al re del cool Samuel L. Jackson la sua corona: il fatto che Daniel Kaluuya sia inglese e non afroamericano non vuol dire assolutamente niente, è un ragazzo di colore, e tanto basta. Oltretutto è talmente bravo (non è cosa di ora: chi l’ha visto in The Fades, Psychoville e Black Mirror, o addirittura ragazzino in Skins lo sa da un pezzo) che una scelta migliore non avremmo saputo immaginarla. Per non parlare del resto del cast, dall’ottimo caratterista Stephen Root a Catherine Keener che l’aria da stronza l’ha sempre avuta e qua la mette perfettamente a frutto, a tutti gli altri che non abbiamo lo spazio di citare (ma riteneteli elogiati).

Dall’irresistibile inizio con Run Rabbit Run (canzoncina inglese che nella seconda guerra mondiale sfotteva i nazisti e che vi si pianterà in testa per sempre), alla fine che non ti aspetti (ed è un bene che Peele abbia deciso di cambiarla per staccarsi, per una volta, dalla realtà), Scappa – Get Out è un horror che non vediamo l’ora di rivedere, al contrario di tanti che vorremmo dimenticare dopo averli visti. E ancora una volta grazie a Jason Blum per averci visto giusto: tra gente di talento, del resto, ci si riconosce al volo.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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