Ritorno a Seoul

Ritorno a Seoul

( Retour à Séoul )
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Al cinema dal: 11 maggio 2023
Regista: Davy Chou
Genere: Drammatico
Anno: 2022
Paese: Francia, Germania
Durata: 113 min
Data di uscita: 11 maggio 2023
Distribuzione: I Wonder Pictures in collaborazione con MUBI
Ritorno a Seoul è un film di genere drammatico del 2022, diretto da Davy Chou, con Ji-Min Park e Oh Kwang-Rok. Uscita al cinema il 11 maggio 2023. Durata 113 minuti. Distribuito da I Wonder Pictures in collaborazione con MUBI.
Data di uscita: 11 maggio 2023
Genere: Drammatico
Anno: 2022
Regia: Davy Chou
Paese: Francia, Germania
Durata: 113 min
Distribuzione: I Wonder Pictures in collaborazione con MUBI
Sceneggiatura: Davy Chou
Fotografia: Thomas Favel
Montaggio: Dounia Sichov
Produzione: Aurora Films e co-prodotto da Vandertastic e Frakas Productions

TRAMA RITORNO A SEOUL

Ritorno a Seoul, film diretto da Davy Chou, racconta la storia di Freddie (Park Ji-Min), una ragazza francese di 25 anni, che torna in Corea del Sud per riconnettersi con le sue origini. La ragazza, infatti, è nata in Corea, ma è stata adottata in seguito da una coppia francese e da quel momento non è più tornata nella sua terra natia.
Freddie è decisa a rintracciare i suoi genitori biologici in un paese che non conosce quasi per nulla, ma il suo viaggio la porterà a prendere direzioni del tutto nuove e soprattutto inaspettate.

PANORAMICA SU RITORNO A SEOUL

Alla sua seconda regia cinematografica, Davy Chou sceglie di portare sul grande schermo la vita di Laure Badufle, un’artista coreana amica del regista, che all’età di un anno è stata adottata e trasferita in Francia.
L’idea di raccontare la sua storia nasce nel 2011, quando Chou era in Corea del Sud per presentare il suo documentario intitolato Golden Slumbers. I due si sono incontrati al Busan International Film Festival e, dopo un paio di giorni, la donna gli ha confessato che avrebbe visto suo padre biologico. “Mi ha detto: Ho inviato dei messaggi a mio padre. Ci incontreremo a Jinju domani. È a un’ora e mezza da qui. Vuoi venire con me? Abbiamo quindi preso un autobus e mi sono ritrovato a pranzo con loro due e sua nonna. È stata davvero un’esperienza toccante. Dai loro scambi trapelava un misto di emozioni: tristezza, rancore, incomprensione e rimpianti. C’era anche un qualcosa di tragicomico perché era chiaro che avessero problemi a capirsi” - ha spiegato.
Anche l’interprete che avevano portato era in difficoltà nel tradurre la rabbia di Laure. “Rimasi così toccato da quell’esperienza che decisi che un giorno l’avrei trasformata in un film. Dopo l’uscita di Diamond Island, il mio primo lungometraggio di fantasia, ho cominciato a pensarci di nuovo. Così ne ho parlato con la mia amica, che ne è stata entusiasta” - ha aggiunto. E proprio la loro amicizia ha permesso al regista di entrare in profondità nel tema, sviscerandone sentimenti ed emozioni: “Mentre scrivevo la sceneggiatura, le ho fatto tantissime domande perché, ovviamente, io non sono nato in Corea del Sud, non sono una donna e non sono stato adottato. Tale distanza mi ha fatto interrogare molto su quanto fosse legittimo, da parte mia, raccontare questa storia. Ma, a un certo punto, le cose sono cambiate e mi sono ritrovato a lavorare a questo progetto” - ha spiegato.
Il suo obiettivo, in quanto filmmaker francese razzializzato, era quello di mostrare il viaggio compiuto da una persona che non riesce ad adattarsi a una classificazione predefinita o al fatto che qualcun altro parli per lei. La protagonista della pellicola è interpretata da Park Ji-Min, un’artista che realizza opere d’arte plastica. Anche lei sudcoreana, arrivata in Francia all’età di otto anni. “Volevo ovviamente qualcuno che avesse un legame con il paese. Non aveva mai recitato prima ma, in maniera del tutto intuitiva e sorprendente, è riuscita a tirare fuori emozioni intense, passando da una violenza estrema a un’estrema vulnerabilità, tratto necessario per il personaggio di Freddie” - ha dichiarato Chou.
Durante le riprese Ji-Min ha fatto molte domande e mosso diverse critiche alla sceneggiatura, mettendo in discussione la relazione tra il personaggio e la sua femminilità. “Tali discussioni, che sono state a tratti anche abbastanza pesanti, mi hanno spinto a interrogarmi su me stesso. Mi sono reso conto che la mia posizione di regista uomo mi aveva probabilmente portato a riprodurre alcuni cliché. Ho capito che era necessario, da parte mia, cambiare prospettiva ed è stata un’esperienza davvero liberatoria. Ho anche capito che avremmo potuto creare solamente insieme, stando allo stesso livello” - ha concluso. L’ultima parte della pellicola è girata e ambientata in Romania, altro paese dove è molto sentito il tema delle adozioni forzate. Questo ha reso sicuramente più universale il progetto.

Non immaginavo minimamente che quel ritorno alle radici avrebbe stravolto la comprensione che avevo di me stesso. La vita ci porta a risemantizzare le identità e la nostra relazione con il mondo e con noi stessi. Freddie passa il tempo a reinventarsi, ridefinirsi e riaffermarsi. È la tematica universale dell’identità. Chi sono? Qual è il mio posto nel mondo? Dove mi colloco rispetto agli altri? (Davy Chou)

CRITICA DI RITORNO A SEOUL

Diretto da Davy Chou e interpretato da Ji-Min Park, Ritorno a Seoul non parla solo di una ragazza che cerca i suoi genitori biologici, ma della ricerca - comune a lei e a noi - di un'identità e di un posto nel mondo. La protagonista è una giovane ragazza dall'identità scissa, fratturata (come la clavicola che si romperà tempo dopo, rimessa insieme da due viti), divisa come sono divise le due Coree. Dura, respingente e spigolosa, non rende facile empatizzare con lei, ma la forza del film è proprio in questo, e nel il coraggio di raccontare che la ricerca della sua protagonista di un posto, di un ruolo, di un contesto, e di un'appartenenza, se condotta solo estenamente potrà arrivare solo fino a un certo punto, e non essere mai del tutto completa. (Federico Gironi - Comingsoon.it)
Ritorno a Seoul: leggi la nostra recensione completa del film.

CURIOSITÀ SU RITORNO A SEOUL

Presentato in anteprima italiana al Torino Film Festival 2022.

Candidato dalla Cambogia per la categoria Miglior film straniero ai Premi Oscar 2023.

FOCUS SU RITORNO A SEOUL

La colonna sonora originale del film è stata composta da Jérémie Arcache & Christophe Musse, che avevano già collaborato con Davy Chou a Diamond Island nel 2016. Il regista ha un’idea ben precisa del ruolo che la musica svolge nella sua opera, come uno strumento che va a compensare le difficoltà di comprensione che accompagnano tutta la storia. “Le diverse lingue (francese, coreano e inglese) si susseguono e ruotano l’una attorno all’altra, e ciò, già di per sé, mostra l’impossibilità di esprimersi a pieno. Si perde sempre qualcosa con la traduzione. La musica compensa ciò che viene ostacolato dal linguaggio”. Ci sono due scene in particolare dove questo avviene. La prima è quella in cui Freddie, la protagonista, balla per liberarsi da tutte le sue emozioni negative. La seconda è quando suo padre biologico, interpretato da Oh Kwang-Rok, le fa ascoltare della musica dal suo cellulare: inizialmente l’uomo sembra incapace di comunicare con lei, gettandole addosso senza alcuna sensibilità tutto il suo dolore; con il brano, però, è come se cercasse di esprimere quello che non è mai riuscito a dirle. “Nel film, la musica è un punto di contatto in cui due persone, che sono separate da una storia violenta e irriconciliabile, riescono, anche se solo per un minuto, a vedersi, comunicare e comprendersi” - ha spiegato Chou.

INTERPRETI E PERSONAGGI DI RITORNO A SEOUL

AttoreRuolo
Ji-Min Park
Frédérique Benoît aka Freddie
Oh Kwang-Rok
padre coreano di Freddie
Guka Han
Tena
Sun-young Kim
zia coreana
Yoann Zimmer
Maxime
Louis-Do de Lencquesaing
André
Ouk-Sook Hur
nonna
Seung-Beom Son
Dongwan
Dong Seok Kim
Jiwan
Emeline Briffaud
Lucie
Cheol-Hyun Lim
Kay-Kay
Régine Vial
Mme Benoît
Cho-woo Choi
madre coreana
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