Puoi baciare lo sposo: recensione della commedia con Diego Abatantuono e Salvatore Esposito

01 marzo 2018
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Un matrimonio dagli imprevedibili sviluppi.

Puoi baciare lo sposo: recensione della commedia con Diego Abatantuono e Salvatore Esposito

Berlino e Civita di Bagnoregio, borghetto semi abbandonato in provincia di Viterbo. Due mondi socialmente lontani anni luce: una delle metropoli più progressista d’Europa e un luogo meraviglioso, ma pur sempre soprannominato ‘La città che muore’. Non stupisce quindi che una coppia in procinto di maritarsi possa pensare che ‘è facile fare i gay a Berlino’. È dalla famiglia di uno dei due, per l’appunto a Civita di Bagnoregio, che devono andare per annunciare la lieta novella, ma ancora prima di essere gay. È una (divertente) battuta che ben sintetizza l’accuratezza con cui la nuova commedia di Alessandro Genovesi, Puoi baciare lo sposo, riesce a rappresentare (una) realtà come quella delle unioni civili. Progetto nato ancor prima dell’approvazione di una legge fin troppo criticata, ma portatrice di vero progresso civile quotidiano anche nel nostro paese.

Genovesi riesce a raccontare una storia d’amore senza cliché, con naturalezza, pur senza nascondere come la novità irrompa nella quotidianità di una coppia di provincia come una bomba da metabolizzare. Antonio e Salvatore sono i due aspiranti attori e sposi, incarnati da due volti nuovi, almeno per la commedia, come Cristiano Caccamo e Salvatore Esposito. Attenzione, sembra inverosimile all'industria cinematografica nostrana, ma è possibile evitare i soliti dieci nomi da commedia senza insozzare il manifesto o provocare disastri naturali; anzi, probabilmente è vero il contrario, vista la ventata di novità rappresentata da una irresistibile Diana Del Bufalo, svampita spiazzante che ruba la scena.

Ma è in generale tutto il cast a meritare una nota di merito, dalla possessiva Beatrice Anera all'indeciso Dino Abbrescia a un Diego Abatantuono molto sotto controllo ed efficace nei panni del padre, anche sindaco del Paese, che vede crollare le sue certezze tolleranti quando scopre che il figlio sta per sposare un altro uomo. ‘È facile fare il progressista con i profughi’, meno quando è messo alla prova fin dentro la soglia di casa.

Non ha senso chiedere al film di essere più graffiante, o di perdere la sua anima alla fine conciliata, è la struttura stessa costitutiva della prima riuscita commedia dell’era delle unioni civili, una storia diretta più alla generazione dei genitori, aiutandoli a lasciarsi alle spalle quello che Abatantuono ha definito ‘un bagaglio secolare di ottusità’. Peccato per qualche lunghezza nella parte finale e una dimenticabile irruzione del product placement nei panni di Enzo Miccio, mentre interessante è il ruolo della religione, qui rappresentata da un frate, Antonio Catania, tollerante e pronto a benedire l’unione, rappresentante di una Chiesa Cattolica tornata 'di moda' sotto la guida di Papa Francesco. 

Senza macchiette, con dialoghi divertenti senza l’ossessione del politicamente corretto, Puoi baciare lo sposo è una commedia di situazioni che evita la farsa, confezionata con la cura del regista Alessandro Genovesi e l’eccentricità divertita degli abiti indossati della Del Bufalo. Il trailer e il manifesto promuovono un film visto mille volte, per fortuna poi nella realtà si tratta di qualcosa di diverso, equilibrato e rinfrescante. Un cinema medio di confezione che sembra non più una chimera anche dalle nostre parti, almeno a giudicare da alcuni prodotti, comici e non solo, di questo inizio anno.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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