Proprio lui?: la recensione della commedia con James Franco e Bryan Cranston

12 gennaio 2017
2.5 di 5
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Un usuale scontro tra generazioni e culture diverse, in salsa demenziale.

Proprio lui?: la recensione della commedia con James Franco e Bryan Cranston

Ned Fleming (Bryan Cranston) ha una tipografia in crisi, nell'era del digitale. Quando con sua moglie Barb e suo figlio minore Scotty accetta di volare in California, per conoscere a Natale il fidanzato dell'adorata figlia Stephanie, lo shock è dietro l'angolo: Laird (James Franco) è uno sboccato, sbracato milionario della Silicon Valley, producer di videogiochi. Lo scontro culturale è inevitabile, specie se Laird ha in programma di chiedere la mano di Stephanie.

Se state pensando che la vicenda di Proprio lui? ricordi Ti presento i miei, non siete in errore. Anzi, il regista e cosceneggiatore qui è John Hamburg, che collaborò al copione di quel film e dei relativi sequel. Come se le somiglianze non fossero sufficienti, la voce italiana di Cranston appartiene a Stefano De Sando, doppiatore attuale anche di De Niro: difficile resistere alla tentazione di leggere nel viso di Bryan le stesse smorfie del tardo / contemporaneo Bob.
La differenza principale, nel contesto di una struttura identica, è la progressione dell'umorismo greve e fuori controllo, che negli ultimi quindici anni ha subito un'impennata considerevole. Coautore del soggetto di Proprio lui? è Jonah Hill, quindi non è strano vedere come occhio del ciclone scatologico un membro di quel "clan" come James Franco. Quest'ultimo, beninteso, ci è apparso l'elemento più efficace del film: privo di vergogna, senza rete, Franco sposa benissimo la scemenza totale della sceneggiatura, e le risate vengono essenzialmente dalla sua recitazione sopra le righe e clownesca. Considerate di per sè, diverse sequenze risultano grazie a lui sufficientemente comiche, inutile negarlo.

Se però ci si sofferma a valutare la tenuta dell'insieme, qualcosa scricchiola: un solido attore come Cranston è nel film più che altro per giocare metacinematograficamente con la durezza che il pubblico gli riconosce, ma non sembra molto a suo agio nel trovare il registro giusto per tener testa al tono generale. Il lungometraggio poi, a differenza di Ti presento i miei, non riesce a bilanciare altrettanto bene la farsa con la commedia sentimentale. Si potrebbe obiettare che le gag cartoon con protagonista lo Sfigatto non fossero più improbabili di quelle che coinvolgono la cafonesca intelligenza artificiale Justine: vero, però qui nemmeno la relazione sentimentale tra Stephanie e Laird è credibile, perché manca una verità di fondo nella caratterizzazione dei personaggi. Quella verità che olierebbe i passaggi da farsa a commedia e viceversa: Proprio Lui? è un Ti presento i miei che ha fumato un po' troppo, come la moglie di Ned in una delle scene che ti strappano la risata grassa.

Il passaggio dall'era pre-internet al mondo connesso è un tema chiaro, ma prendere sul serio Laird come giovane imprenditore che indica il futuro sarebbe imbarazzante: meglio prendere la cosa come pretesto per qualche sketch senza pretese. Hamburg, che come regista ha una certa difficoltà a mantenere il ritmo costante fino alla fine, si appella ai Kiss per una sorpresa che i loro fan potrebbero ritenere una giustificazione dell'intera esperienza.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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