Polar: la recensione del film Netflix con Mads Mikkelsen diretto da Jonas Åkerlund

24 gennaio 2019
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La risposta in streaming a John Wick: esagerato, sopra le righe, fumettistico e anni Novanta, tutto appoggiato al carisma di Mads Mikkelsen.

Polar: la recensione del film Netflix con Mads Mikkelsen diretto da Jonas Åkerlund

Non se ne può già più di tutte questi film che raccontano la stessa storia, di questi killer letali e temutissimi che decidono di appendere le armi al chiodo e di godersi la pensione anticipata, e fare una vita serena e bucolica, ma che sono costretti a ricominciare ad ammazzare perché i loro vecchi capi, o il mondo, non li lascia stare, anche perché sennò il film non ci sarebbe stato.
Da dire, su Polar, c’è che almeno ha la scusante di una sceneggiatura non originale, basato com’è sul fumetto di Victor Santos che ha già un po’ di anni sulle spalle.
Ed è anche vero che film come questi non si guardano certo per la trama, o la sua originalità, e che qui la curiosità più grande era vedere cosa avrebbe combinato Jonas Åkerlund.

Lo svedese è uno dei re dei videoclip; uno di quelli che - negli anni Novanta - ha codificato un genere e un’estetica che ha poi cercato di replicare al cinema col suo film d’esordio Spun, di cui Polar sembra riprendere in tutto e per tutto lo spirito e la messa in scena, con la violenza al posto della droga (diversamente invece, e molto meglio, ha fatto in Lords of Chaos: ne riparleremo presto).
Fin dalla scena introduttiva (quella in cui il gruppo di killer che poi si metteranno sulle tracce di Mads Mikkelsen fa fuori Johnny Knoxville mentre si gode la vita in una villa in Cile), Åkerlund mette tutto in chiaro: quella di Polar è un’estetica esagerata, nevrotica, ultrapop, coloratissima, camp, alla David LaChappelle; e i toni sono fuori dalla pagina, altro che righe, nella rappresentazione delle donne e del sesso, oltre che della violenza.

Quando poi però deve raccontare il mondo del silenzioso Black Kaiser (non credo il rimando a Keizer Soze sia involontario), che cerca la pace in una remota cittadina del Montana, in una baita da sogno in riva a un lago e ai margini del bosco, lo svedese cerca qualcosa che per lui assomiglia a un minimalismo (a noi meno, ma vabbè); e nel rapporto dell’ex killer con la vicina di casa timida e timorosa qualcosa che vorrebbe avvicinarsi al sentimentalismo.
E non è che proprio la cosa riesca sempre, anche se sono interessanti le scintille che emergono quando questi due mondi s’incontrano anche come estetica, e non solo narrativamente; e lo sono anche quelle che scaturiscono da una ironia demenziale e da un'ostentazione del cattivo gusto anche quella derivate dalle esperienze dei video e di Spun, oltre che dal materiale a fumetti.

Per gli amanti dell’ultraviolenza a bassa intensità mentale, Polar può essere sicuramente un film di riferimento, sebbene privo di particolari ricerche coreografiche. E la killer-stripper di Ruby O. Fee avrà sicuramente i suoi estimatori, come quell’über-villain laido e psico-sadico interpretato dal Matt Lucas di Little Britain, che è forse la cosa più oltre e più forse (per questo?) riuscita di tutto il film.
Ma gli altri, anche se Mikkelsen, con quella sua aria cupa e al tempo stesso svagata, fa sempre il suo dovere, la porticina aperta al sequel che s’intravede nel finale la chiuderebbero subito volentieri, per poi correre ad abbracciare e coccolare il cofanetto di The Pusher e il Blu-ray di Valhalla Raising che custodiscono gelosamente.

Polar
Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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