Perfetti sconosciuti: recensione della commedia di Paolo Genovese

03 febbraio 2016
3.5 di 5
591

Un ottimo copione, messo in scena da un cast affiatato e in gran forma.

Perfetti sconosciuti: recensione della commedia di Paolo Genovese

Di cose, durante una cena in casa che vede coinvolti sette amici (tre coppie e un forse fidanzato non accompagnato), ne succedono davvero tante, senza sosta. E dei momenti e delle azioni, in Perfetti sconosciuti,  ti rimangono impressi, prima nella pancia e poi nella mente. Perché intensi, reali, pezzi di cinema da non sottovalutare.
Anche se (o perché) non siamo certo in un film di Woody Allen, né di Bergman, né in Carnage o in un francese tipo Cena tra amici: ma Paolo Genovese e suoi co-sceneggiatori lo sanno, e rimarcano giustamente le differenze, che sono di classe, approccio e aspirazioni.

Rimangono impressi (senza entrare nei dettagli) la faccia, le parole e i gesti di Valerio Mastandrea di fronte a un gigantesco equivoco da lui stesso causato; quando capisce che sta succedendo davvero; quando guarda veloce veloce Giuseppe Battiston e continua a fingere sebbene sarebbe tanto più facile, a quel punto, svelare le carte. La sua reazione a quella, aspra e tesa, di Edoardo Leo di fronte agli eventi.
E poi Marco Giallini, che spiega il disinnescare i conflitti; che parla alle figlia 17enne come vorrei essere in grado di fare io quando verrà il momento; che fa un passo indietro, anche quando potrebbe affondare la moglie.
E Anna Foglietta, sempre al limite tra isterismo e rassegnazione, che si aggrappa a un bicchiere come a una battuta, o un'amica.
E la verità. Quella semplice e scomoda, magari ruspante e mai psicanalitica, contenuta a fasi più o meno alterne da tutti i personaggi.

Perché Perfetti sconosciuti è un film cattivo, e che sempre ne sia lodata la cattiveria.
Un film che smorza nella romanità popolare (quella de 'sti regazzini che so' cresciuti insieme, e che ora hanno 40 anni) la prosopopea borghese del cinema più “alto” che ha questo genere d'impianto: quello, appunto, che ammicca al suo pubblico, con complicità intellettuale e di classe, proprio quando vuole strappargli di dosso la sua maschera e le sue ipocrisie.

Qui, al pubblico, non ammicca nessuno, proprio no. E non si fa quell'analisi che, vien fuori, uno dei personaggi usa come ultima spiaggia per salvare il suo matrimonio.
Qui, al massimo, si rispecchiano un po' delle nostre colpe banali, e dei nostri fantasmi quotidiani, e delle nostre paure più semplici e recondite: quelle che le persone a cui vogliamo bene ci nascondano qualcosa. Cose che ci possono fare del male ma che vogliamo terribilmente, masochisticamente, conoscere.
Perché il gioco che giocano questi qui, durante un'eclisse di luna, è terribilmente masochista, e lo sanno tutti. Il sadismo no, non c'è: quello sì che sarebbe stato terribilmente borghese.

Si percepisce benissimo, e si apprezza, l'affiatamento del gruppo degli attori. Nonostante il gioco dei controcampi di Genovese spinga tutti a estremizzare le reazioni non verbali, a esagerare con le faccette, c'è fluidità, e un'intesa che garantisce verosimiglianza.
Si percepisce il coraggio e lo stupore di attori che - per dirla con Mastandrea - forse non avevano mai mescolato commedia e dramma fino a questo punto, e sono riusciti a non cadere.

Certo, il look è un po' patinato, le punteggiature musicali nei momenti di massimo pathos fastidiose, la grammatica campo/controcampo troppo elementare, la storiella dell'eclisse inutilmente retorica: da regista, Genovese l'imprinting pubblicitario fa un po' di fatica a superarlo.
Ma come sceneggiatore, questa voglia fa meglio e ha saputo trovare i collaboratori giusti per firmare uno dei copioni meno evidentemente scritti e banali delle ultime stagioni del cinema commerciale italiano.
Certo, l'artificio con il quale il regista risolve la sua vicenda è furbo, forse frettoloso: ma è anche l'uovo di Colombo inevitabile, e l'amaro in bocca rimane eccome.

Commedia sì, quindi, ma con giudizio. Italiana anche. Per una volta, commedia all'italiana nell'accezione migliore e più classica del termine, non citata a sproposito solo perché battente bandiera tricolore.
Perché, forse, più che un testo sui fantasmi e le spade di Damocle della coppia, Perfetti sconosciuti è un film sull'amicizia, tanto quella al maschile quanto quella al femminile (basta stare attenti alle interazioni trasversali alla coppia, e diventa subito ovvio). E, ancora più sotto, un film sull'ipocrisia della società italiana, che passa per i comportamenti, certo, ma anche per il linguaggio.
L'ipocrisia di un politicamente corretto che nel film di Paolo Genovese viene accantonato senza proclami, lasciando spazio a un parlare sfacciato e leggero, volgare e pudico, carico di livore, dolore e affetto, e che gravita attorno a un tavolo con spirito davvero scoliano.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento