Il discorso perfetto - recensione

19 ottobre 2020
3 di 5

Un uomo partecipa al solito pranzo di famiglia noioso e pieno di non detti, mentre aspetta disperatamente la risposta a un sms della fidanzata, sperando che la loro relazione smetta di essere in pausa e riparta, mentre il futuro cognato gli chiede di fare un discorso in onore della sorella al matrimonio imminente.

Il discorso perfetto - recensione

Il pubblico è invitato non solo a guardare il film, ma anche a partecipare, perché è il protagonista stesso de Il discorso perfetto a rivolgersi alla camera in molte occasioni, con una famosa rottura della quarta parete, e un’ulteriore voce fuori campo sempre presente. Adattamento di un romanzo di un apprezzato autore di fumetti francese, FabCaro, il film è una frizzante commedia sull’amore e le incomprensioni familiari che rielabora la tradizionale forma di racconto con ironia e una certa originalità, prendendo in prestito dalla prestigiosa Comédie française il protagonista, Benjamin Lavernhe.

Tutto ruota intorno a Adrien, che è incastrato, come di solito gli accade silenzioso e non poco a disagio, in un pranzo di famiglia, in cui il padre ripete per l’ennesima volta gli stessi aneddoti, la madre il solito, eterno, cosciotto d’agnello, mentre la sorella, Sophie, ascolta ammirata il futuro marito dire la sua su tutto con supponenza. In tutto ciò Adrien ha la testa che se ne va altrove, è in preda a chiari sintomi di una crisi di mezza età, amplificati dal pulsante pausa spinto alla loro relazione dalla fidanzata, mentre lui spera di poter tornare al play senza mai passare per uno stop radicale. Primo passo: deve rispondere al suo messaggio, il primo dopo settimane di assenza comunicativa.

Sono tanti gli aspetti della vita che il film affronta, dalla sofferenza d’amore ai non detti all’interno di una famiglia che diventano sempre più grandi col passare del tempo, dal rapporto fra un fratello e una sorella alla gestione di un nuovo arrivato, in questo caso il cognato, che pensa bene di chiedere con insistenza a Adrien di fare un discorso in occasione dell’imminente matrimonio: “faresti così felice tua sorella”, insiste. A quel punto la crisi diventa angoscia e addirittura panico: quello di salire sull’ideale palco e dire le cose sbagliate, occasione per rimuginare abbondantemente sulla sua vita e su come sia arrivato a quel momento, assolutamente di stallo. Non è che, invece, quel discorso può diventare l’occasione della svolta, quel giro di vite capace di rimettere in moto la sua vita e sopire, almeno per un po, i suoi piccoli grandi problemi piccolo borghesi?

Laurent Tirard riparte con un piccolo film in libertà, dopo grosse produzioni in costume dall’alto budget come Asterix & Obelix al servizio di sua maestà o i due capitoli delle avventure del Piccolo Nicolas. Il discorso perfetto evita la staticità e il rischio di una teatralità soffocante proprio con questa interazione fra Adrien, il pubblico e la pre-visualizzazione di cosa sarebbe accaduto scegliendo in un modo o nell’altro, con dei flash forward da libro game. Esercizio di stile funzionale che si vede con piacere e non nasconde momenti di malinconia relativi al tempo che passa e alle scelte che si compiono troppo presto o troppo tardi.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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