La La Land: recensione del film con Emma Stone e Ryan Gosling

31 agosto 2016
3.5 di 5
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Un musical intriso di nostalgia e romanticismo, con due protagonisti affiatati, carini, simpatici e teneramente goffi nel canto e nel ballo.

La La Land: recensione del film con Emma Stone e Ryan Gosling

Nostalgia, nostalgia canaglia.
Qui, in La La Land, non ci sono Al Bano & Romina, ma Ryan Gosling & Emma Stone: alla loro terza collaborazione, belli, simpatici, affiatati, teneramente goffi nella danza e nel canto. Forse perché per girare un musical, oggi, hai bisogno delle star, o forse perché Damien Chazelle sapeva che era proprio di quella goffaggine che aveva bisogno per raccontare la sua storia.
Una storia d'amore, una storia di sogni e delusioni, di follia e di crescita; una storia che, come quei vertiginosi zoom all'indietro che arrivano fino allo spazio, ambisce a raccontare due personaggi, una città, la musica, il cinema, l'Arte, l'Immaginario. E, ovviamente, la nostalgia.

Lei è l'aspirante attrice che fa la cameriera, lui il pianista duro e puro che vuole salvare la musica che sta morendo, il jazz, nella città "che venera tutto e che non dà valore a niente", la città dei sogni troppo spesso infranti e delle luci, Los Angeles. Si scontrano, s'incontrano, si amano, si sostengono per realizzare le loro aspirazioni, anche a costo di consumare un amore, di alimentare il rimpianto per il passato.
Dice che il suo film è come se Gene Kelly incontrasse Thelonious Monk, Chazelle; e non dice nemmeno cose cretine, anche se omette di citare Casablanca. Ma in La La Land sono tantissime le cose che s'incontrano: perché se di nostalgia si parla, si parla di quella per una musica (che però proprio morta proprio non è), per un modo di fare e vedere cinema, per quelle vite che abbiamo abbandonato lungo gli incroci della vita e che potevano essere le nostre.

La nostalgia di La La Land, insomma, è quella per un romanticismo privo di ogni cinismo o sarcasmo, per una purezza d'altri tempi e un feticismo solo un po' ruffiano per il passato idealizzato oltremodo ma senza secondi fini davvero nocivi. Per il passato che, con un musical che potrebbe diventare il Moulin Rouge! degli anni Dieci proprio perché è il suo contrario ideale, Chazelle vuole spalmare sul presente.
Perché alla fine nostalgia e romanticismo sono senza tempo. E se hai l'intelligenza e il coraggio di portare i tuoi personaggi lì dove li devi portare, senza lasciarti spaventare, e di chiudere il tuo film su quegli sguardi e quei sorrisi amari, allora il tuo pubblico lo conquisti e lo commuovi. Ieri come oggi, e pure domani. Pure se non è che proprio le azzecchi tutte strada facendo.
E al diavolo il cinismo.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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