La fuga di Martha, la recensione del film

25 maggio 2012
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L'esordio di Sean Durkin, regista e sceneggiatore di Martha Marcy May Marlene, non è la storia di una ragazza in fuga da una sorta di setta della quale era stata volontaria prigioniera per due anni, ma quella di una ricerca identitaria. Disperata e universale.


Un titolo. Tre nomi. Una protagonista.
Basterebbe questo per spiegare come l'esordio di Sean Durkin, regista e sceneggiatore di Martha Marcy May Marlene (titolo originale de La fuga di Martha) non è la storia di una ragazza in fuga da una sorta di setta della quale era stata volontaria prigioniera per due anni, ma quella di una ricerca identitaria. Disperata e universale.

Se a seconda del contesto in cui è inserita la protagonista interpretata da una bravissima
Elizabeth Olsen, polo magnetico di un film interamente costruito su lei e sorretto senza esitazioni, viene chiamata in maniera diversa è perché attraverso la denominazione subentra una forma di controllo e appartenenza. E se questo vale per la comune di adolescenti messa insieme dal personaggio interpretato da John Hawkes, lo stesso in qualche modo vale per quella famiglia all'interno della quale Martha tenta di rientrare dopo la sua fuga.

Durkin
racconta di una ragazza fragile lacerata - e, di conseguenza - costretta tra due realtà estreme e opposte: lo spirito (fintamente) comunitario, libertario e autarchico della setta e quello rigidamente borghese della sorella e di suo marito. Se per fuggire da quest'ultimo mondo era finito nel primo, il tornarvi e ritrovarvi le stesse problematiche è sinonimo nel film dell'impossibilità di sviluppare una personalità e un'identità che dipendano da formule precostituite, un supporto che comprenda e accetti per quello che si è.

E allora alla Martha di ritorno a casa è sempre più impossibile liberarsi dai fantasmi di un passato recente fatto di violenze psicologiche e sessuali, come lo è l’essere realmente e del tutto convinta delle proprie scelte. Soprattutto, diviene sempre più impossibile distinguere tra gli incubi del passato e una realtà che gli assomiglia per opposizione, facendo sì che Martha sprofondi sempre più a fondo in un vortice di paranoia tanto più angoscioso quanto più plausibilmente figlio di dati oggettivi e non di semplici ossessioni.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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