La famosa invasione degli orsi in Sicilia: recensione del film d'animazione presentato al Festival di Cannes 2019

21 maggio 2019
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Mattotti regista del suo primo lungometraggio, a partire da un famoso racconto di Dino Buzzati.

La famosa invasione degli orsi in Sicilia: recensione del film d'animazione presentato al Festival di Cannes 2019

Non è la prima volta che Lorenzo Mattotti, che è uno dei più grandi illustratori in circolazione, presta il suo talento a cinema. In passato ha collaborato con giganti come Michelangelo Antonioni, Wong Kar-wai e Steven Soderbergh per il film a episodi Eros, di cui ha realizzato le sequenze di raccordo tra i capitoli; con Enzo D’Alò per il suo Pinocchio; ed è stato uno degli artisti coinvolti nel film d’animazione collettivo Peur(s) du noir, che gli amanti del cinema d'animazione non dovrebbero lasciarsi sfuggire.
Con La famosa invasione degli orsi in Sicilia, Mattotti firma però la sua prima, vera regia. E il risultato è all’altezza delle aspettative.

La storia del film ricalca in maniera molto fedele quella scritta da Dino Buzzati nel romanzo illustrato su cui è basato. L’unica vera invenzione di Mattotti, che è stato anche sceneggiatore assieme a Jean-Luc Fromental e Thomas Bidegain, è quella di una cornice nella quale un cantastorie di nome Gedeone e sua figlia Almerina, lungo la via per la loro prossima tappa, si rifugiano un una caverna dove farano l’incontro con un vecchio orso. A lui inizieranno a raccontare la storia di Buzzati, e lui rivelerà loro il vero finale dell’invasione degli orsi in Sicilia.

Pura fiaba che abbraccia il naïf senza paure né voglia di intellettualizzare, con sottotesti che solo in apparenza possono risultare vagamente stonati dal punto di vista politico per il mondo chiuso e sempre più settario in cui viviamo, La famosa invasione degli orsi in Sicilia è anche e prima di tutto un film da godere con gli occhi. Con a disposizione lo spazio esteso del grande schermo, Mattotti dà libero sfogo al suo talento, alla sua inclinazione per l’espressionismo, creando personaggi e scenari memorabili, tanto personali quanto sottilmente legate alle illustrazioni originali di Buzzati.

L’essenzialità del tratto e il gioco di colori e ombre fanno risaltare ancora di più la bellezza del tutto, giungendo a una dimensione estetica essenziale e pura che in qualche modo fa da cartina di tornasole a tanti e troppi barocchismi non sempre utili di certo cinema (non solo d’animazione) di oggi. Riportando tutto indietro a una dimensione più elementare ma non per questo più sciocca o più semplice, ma dove ogni tratto, ogni parola, ogni snodo della narrazione contano e mirano nel profondo dello spettatore. Meglio se bambino, target primario ma non unico del film.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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