La dea del successo

La dea del successo

( THE MUSE )
Voto del pubblico
Regista: Albert Brooks
Genere: Commedia
Anno: 1999
Paese: USA
Durata: 97 min
La dea del successo è un film di genere commedia del 1999, diretto da Albert Brooks, con Albert Brooks e Sharon Stone. Durata 97 minuti. Distribuito da FILMAURO (2000).

TRAMA LA DEA DEL SUCCESSO:

Uno sceneggiatore hollywoodiano, Steve Phillips, licenziato dal giovane direttore degli studios per i quali lavora perchè ha esaurito la sua "vena" creativa, stringe un patto con una vera Musa, Sarah (Sharon Stone) arrivata a Hollywood direttamente dall'Olimpo. Una musa , gli spiega Sarah quando finalmente accetta di incontrarlo su invito di un suo amico e collega, non fà un vero e proprio lavoro ma aiuta gli autori a entrare in contatto con la loro creatività. In cambio chiede vitto, ospitalità, una macchina con autista e la disponibilità telefonica di Steve 24 ore su 24. E' ovvio che queste condizioni non susciteranno il plauso incondizionato di Laura, la moglie di Steve, che finirà comunque col diventare amica per la pelle della Musa e, per Steve, la vita non sarà più quella di prima.TRAMA LUNGAA Hollywood Steven Phillips è un brillante e affermato scrittore di copioni cinematografici. A casa vive con la moglie Laura e le due figlie. La sua vita abbastanza regolare cambia il giorno in cui un nuovo, giovane direttore della casa di produzione lo convoca per dirgli senza mezzi termini che la sua vena creativa sembra ormai essersi esaurita. Le ultime prove non sono soddisfacenti, e pertanto Steven viene licenziato. Del tutto impreparato di fronte a questa situazione, Steven si metta alla ricerca di aiuto. Si rivolge infine al collega Jack Warrick, che gli confida di aver avuto in passato lo stesso problema. L'ispirazione se ne era andata, e lui, in preda al panico, aveva capito di aver bisogno di una musa, e ne aveva trovata una autentica, Sarah. Consiglia Steven di recarsi a sua volta da lei per ritrovare la perduta creatività. Steven all'inizio fa tutto di nascosto. Va da Sarah, si affida a lei, è costretto ad esaudire tutte le sue esose richieste, a cominciare dall'albergo in cui la Musa si trasferisce. Quando i soldi scarseggiano, Steven è costretto a confessare tutto alla moglie. Succede allora che Laura, avendo cominciato a far circolare i propri dolci, ottiene successo, e fa ottimi affari. Sarah si trasferisce a casa di loro, e le due donne diventano amiche. A Steven sembra di impazzire, ma intanto, incoraggiato, scrive un nuovo copione. Tempo dopo, chiamato dalla Paramount, riceve la notizia che il soggetto è stato subito approvato. Dietro la scrivania non c'è più il giovane della volta precedente, ma una manager appena arrivata: si chiama Catherine, ma è Sharon, la Musa.

CRITICA DI LA DEA DEL SUCCESSO:

"Una delle nove figlie di Zeus, la Musa Sharon, lascia l'Olimpo per Hollywood. Che poi sono un po' la stessa cosa. Tra un capriccio e l'altro, cerca nuove fonti di ispirazione per la sceneggiatore Brooks che ha perso la vena. Scorsese, James Cameron e Rob Reiner, in gustosi ruoli cameo, garantiscono l'efficacia dell'intervento. Brillanti i dialoghi (sempre Brooks), brillante Sharon, ma il regista anche primo attore non funziona". (Paola Piacenza, 'Io donna', 22.4.2000.)"Regista, sceneggiatore e interprete con una predilezione per le commedie paradossali Albert Brooks ha scelto un soggetto e un ambiente che gli permettono di giocare in casa, variando sulle tipiche nevrosi di Hollywood, assicurandosi 'cammei' di celebri colleghi ( James Cameron, Martin Scorsese, Rob Reiner) nel ruolo di se stessi e coinvolgendo, per le parti principali, un cast molto invitante. Malgrado tutte queste possibilità di partenza, La dea del successo resta parecchio al di sotto delle ambizioni. Può essere divertente, ad esempio, sentire che 'Titanic' è il risultato dell'ispirazione di una Musa; ma dopo un po' i private jokes sul cinema diventano ripetitivi e ben poco interessanti. Sharon Stone non manca la sua occasione nella commedia, incarnando una Musa capricciosa e invadente, mentre Andie MacDowell, che il proprio talento per il genere non avrebbe più bisogno di dimostrarlo, prende un'aria insolitamente spaesata. A un certo punto della visione ti viene da chiederti che cosa, da un soggetto del genere, avrebbe potuto ricavare Woody Allen. Domanda destinata a restare senza risposta, evidentemente, ma sintomatica della delusione per una buona occasione mancata". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 aprile 2000)"Cosa potrebbe fare di più Sharon Stone? Fulgida come sempre, ha appena festeggiato in serenità il quarantaduesimo compleanno ovvero quel tipo di traguardo che alle belle di professione trasmette ansia; e scegliendo un film come 'La dea del successo' ha dimostrato una lodevole fiducia nell'intelligenza intessuta di umorismo. Purtroppo le è andata male: la pellicola con il pubblico non ha funzionato (...). Pur in chiave di favola, il racconto fa acqua da tutte le parti e non bastano le frequenti battute azzeccate per tenerlo a galla. Come se non bastasse Sharon Stone è fuori ruolo, Brooks recita nello stile dei comici del varietà, la MacDowell ha due espressioni e la parte di Bridges è tanto inconsistente che potevano metterci un altro". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 23 aprile 2000)"L'effetto è così così. Talvolta si ride, specie quando Brooks ironizza su Spielberg o sui mostri sacri ("Hai visto Shining? Lì sì che c'era una bella battuta. "Il mattino ha l'oro in bocca". Forse la ripeteva un po' troppo"), ma per il resto la commedia risulta più che altro uno spunto per valorizzare una Sharon Stone comica, fuori dai suoi cliché sexy più consolidati. Al grido di "Non c'è niente che costa troppo", la bionda star quarantenne (doppiata da Micaela Esdra) si toglie ogni sfizio, cambia abito a ogni scena e invade allegramente le case dei suoi "clienti", con una sorpresa finale che non riveleremo. Nel cast ci sono anche Andie McDowell e Jeff Bridges, ma - diciamo la verità - hanno fatto di meglio". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 22 aprile 2000)

CURIOSITÀ SU LA DEA DEL SUCCESSO:

- IL GUARDAROBA DI SHARON STONE E' DI EMMANUEL UNGARO

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