La Chambre bleue - recensione del film di Mathieu Amalric

17 maggio 2014
3.5 di 5
38

Nuova, riuscita regia per l'attore francese, che adatta un celebre romanzo di Georges Simenon e approda a Un Certain regard

La Chambre bleue - recensione del film di Mathieu Amalric

Nella sua edizione italiana, quella elegante di Adelphi, "La camera azzurra" di Georges Simenon è un romanzo di 153 pagine. In questo adattamento cinematografico di Mathieu Amalric, diventa un piccolo (ma grande) film di soli 1 ora e 16 minuti di durata?

Riduzione della complessità? Tutt'altro.
In quei 76 minuti, incorniciati da un formato 4:3 oramai ai limiti dell'obsolescenza, ma che proprio per questo si fa attualissimo e coerente con le necessità geometriche e di quadratura del racconto, Amalric condensa una ricchezza narrativa immutata, e racconta di passioni caldissime eppure raggelanti (il rosso del sangue dell'incipit, il blu della camera, del tribunale e i toni metallici del tutto) con uno stile personale e riuscito.

Due amanti, un marito e una moglie traditi, una piccola cittadina della provincia francese. Due morti, due arresti, migliaia di parole, per cercare di catturare la verità che è una, e che Amalric frantuma in tanti pezzi, per poi spargerli mescolati sul tavolo del suo film.

La stessa cosa La Chambre bleue la fa con i corpi dei suoi protagonisti, con le loro parole, con le inquadrature del film. E mentre noi, lentamente, costruiamo con tutto questo una trama, le sue svolte, i suoi avvenimenti, il Julien interpretato dallo stesso regista sembra andare sempre più alla deriva, spaesato di fronte alle macerie di cui è corresponsabile, incapace di ricomporre il quadro di cui è protagonista, che lo vede carnefice quando forse è vittima, confuso e attonito sotto il peso del lutto e della colpa.

Così facendo, viene spinto talmente oltre dagli eventi da essere incapace di reazioni quando finalmente intuisce quale sia la tessera mancante alla risoluzione del suo puzzle; incapace di riprendere il controllo della sua vita e degli eventi che, forse, sbattuto dal vento delle passioni, non ha mai realmente avuto. Al contrario, Mathieu Amalric gestisce al meglio la sua materia filmica, preciso e consapevole. Si appassiona ai dettagli e ai frammenti, che ritiene (non a torto) più significanti delle visioni d'insieme, lavora con occhio appassionato ma sempre pudico e mai morboso.
E, dopo Tournée, si conferma regista capace e attento, affascinato da storie e personaggi che si lasciano dominare dal flusso dell'esistenza, dalle sue forze e dalle sue molteplici possibilità.





  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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