La recensione de Il riccio, il film tratto dal romanzo di Muriel Barbery

07 gennaio 2010

Arriva nelle sale italiane la trasposizione cinematografica de L'eleganza del riccio, il romanzo di Muriel Barbery, vero e proprio caso editoriale del 2007.

La recensione de Il riccio, il film tratto dal romanzo di Muriel Barbery

Il riccio - la recensione

C'è stato un periodo in cui, in Italia, non potevi salire su un treno o sulla metro senza trovarti di fronte una o più persone immerse nella lettura di un romanzo sulla cui copertina azzurra una ragazzina passava attraverso un corridoio giallo (come la yellow brick road del Mago di Oz), di fronte a un enorme portone. Il titolo del libro in questione era "L'eleganza del riccio", e l'editore lo stimatissimo e/o, da sempre attento alle nuovi voci di valore in campo letterario internazionale. Impossibile non essere incuriositi da quel libro che compariva ovunque, dove meno te lo aspettavi, e difficile non essere altrettanto diffidenti nei confronti delle sue virtù. Dopo averlo letto, però, era più comprensibile il motivo di tanto successo, dovuto a una storia/non storia d'amore e amicizia, raccontata con una scrittura intrigante, parallela, a più voci: la voce dell'ispida e grassa portiera di uno stabile di grands riches a Parigi, invisibile agli occhi degli odiosi condomini, e che sotto la scorza esteriore nasconde un animo di amante della letteratura e del cinema, dai classici di Tolstoj ai film di Ozu, e il diario di Paloma, una ragazzina undicenne che piuttosto che finire nella boccia dei pesci come tutti gli adulti che conosce, ha fissato per il giorno del suo dodicesimo compleanno il proprio suicidio. L'arrivo di un misterioso e affascinante condomino giapponese determina l'avvicinamento di questi mondi in apparenza antitetici, e l'incrociarsi di tre sguardi in grado di vedere oltre, cambia per sempre (un sempre brevissimo) la loro vita.

Questa lunga premessa era necessaria per arrivare ai problemi, e alle virtù, di una trasposizione cinematografica che, difficile in ogni caso, diventa quasi impossibile quando la pagina scritta trasuda amore per la cultura e per la parola, una parola meditata, ascoltata, compresa. La regista Mona Achache a soli 28 anni ha deciso per il proprio esordio di affrontare quest'impresa estremamente difficile, e per questo lodiamo convinti il suo coraggio. Per portare sullo schermo una storia così letteraria, è stato dunque necessario inventarsi degli espedienti, come quello di sostituire il diario di Paloma con una vecchia videocamera, con cui la ragazzina osserva, registra e commenta, senza capirli, gli adulti che la circondano. Nonostante questo, ci sono momenti in cui il film appare lo stesso troppo parlato, anche se va dato atto alla giovanissima Garance Le Guillermic di essere una Paloma perfetta: credibile, non leziosa, a tratti commovente. Se l'espediente videocamera è sensato e non forzato, troppo adulti e perfetti appaiono i disegni con cui la geniale ragazzina illustra persone e momenti della sua vita, e che si traducono in piccole sequenze animate in bianco e nero: belle, ma isolate e poco giustificate da un punto di vista stilistico. Rispetto al romanzo, poi, il film appare troppo brusco nei passaggi (soprattutto all'inizio) e si ha la sensazione che si tutto succeda troppo in fretta: non c'è quella lentezza quasi cerimoniale che ricorda i riti del té e della cultura giapponese, che impregnava la pagina scritta.

Ma il grande punto di forza del film, in grado di soddisfare sia lettori che spettatori, è l'interpretazione di Josiane Balasko, una forza della natura che si cala anima e corpo nel personaggio di Madame Michel: senza timore di imbruttirsi si trasforma nello stereotipo della donnetta sgradevole e invisibile, e diventa luminosa e carismatica quando si rivela sotto lo sguardo dell'altro. Un'attrice eccezionale che dimostra una alchimia perfetta con la sua giovane coprotagonista, con la quale condivide non più di quattro – ma importantissime – scene. Lo spirito del romanzo è sicuramente ben rappresentato nel film, e viste le difficoltà di cui dicevamo, riteniamo che la Achache debba ritenersi più che soddisfatta.

Uscito in estate in Francia, Il riccio non ha lasciato molte tracce, mentre dobbiamo forse a qualche dissapore con l'autrice del libro – ma è solo un'ipotesi – il fatto che il film non porti lo stesso titolo del romanzo. Sarà proprio perché non ci siamo innamorati di quest'ultimo, che la visione non ci ha deluso, e quello che non ci convinceva nel libro è lo stesso che ci lascia perplessi nella sua versione cinematografica. Comunque la si pensi sul valore dell'opera, però, non si può che condividerne convinti il messaggio: non bisogna vergognarsi di amare le cose dello spirito, ma abbracciare con fierezza la propria unità e diversità, e opporsi con la forza della cultura e dell'intelligenza a un mondo omologante e razzista, colmo di stereotipi e volgarità. Peccato soltanto - se ci è consentito esprimere il nostro maggior rammarico di lettori - che a un'anima bella come Renée non spetti in sorte un amore senza data di scadenza e un'altra vita più felice.

Il riccio
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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