Il Re: recensione del dramma in costume di David Michôd con Timothée Chalamet e Joel Edgerton presentato a Venezia 2019

02 settembre 2019
2.5 di 5
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L'ascesa al trono di Enrico V nell'Inghilterra medievale in un film fuori concorso a Venezia 2019.

Il Re: recensione del dramma in costume di David Michôd con Timothée Chalamet e Joel Edgerton presentato a Venezia 2019

Se il rapporto dei britannici nei confronti di William Shakespeare è quello nei confronti di una divinità laica con cui si ha dimestichezza fin dai primi anni di scuola, per attori e registi cugini delle ex colonie va aggiunto il peso da sormontare di un accento e di un evidente timore reverenziale. Dopo aver lavorato insieme in Animal Kingdom e The Rover, i due australiani veraci David Michôd e Joel Edgerton, il primo alla regia, entrambi alla scrittura e come produttori di The King, Il Re, da anni sognavano di raccontare la presa di potere di uno dei più skakespeariani dei sovrani inglesi, Enrico V. Non solo, l’ambizione era quella di aggiungere una prima parte dedicata al padre, Enrico IV, quindi adattando in un sol colpo due tragedie del bardo.

Siamo all’inizio del 1400, come ci viene indicato, omettendo il piccolo particolare che si tratta di un periodo di continui scontri, fra accuse di reciproca illegittimità al trono, fra i regnanti di Inghilterra e Francia, seguiti da periodi di tregua, all’interno di quella che a posteriori verrà definita Guerra dei cent’anni. La storia è quella di formazione alla complessa dinamica degli intrighi di corte e internazionali di un giovane principe diventato re suo malgrado, dopo aver rinnegato la vita chiusa dei privilegi di corte per vivere in mezzo al popolo, soprattutto frequentando i locali che vendono alcolici, insieme al suo sodale cavaliere decaduto John Falstaff.

L’odiato padre, Enrico IV, aveva un approccio violento e cinico nei rapporti con sudditi e nazioni vicine, specie la Francia, mentre il giovane erede sembra voler mettere in atto una politica molto diversa, più aperta e meno sospettosa. Questo sempre prima di sedersi effettivamente sul trono e rendersi conto da vicino delle complessità e viziosità legate al governare una nazione come l’Inghilterra. È possibile diventare un re diverso? L’uomo è in grado di cambiare l’istituzione? Interrogativi validi oggi, ma soprattutto in quell’epoca.

La solitudine del potere, l’ebbrezza che può donare, ma soprattutto la paranoia che rende complesso distinguere razionalmente fra consigli giusti e consiglieri che pensano ad altri interessi. Sono sempre questi i temi, quelli cari al bardo e a molti film storici di questo tipo. Il problema è che, alle prese con un materiale così nobile, Michôd sembra sentire il timore reverenziale dello scolaro che vuole presentare un compito impeccabile, evitando correzioni o rimproveri. Ne esce fuori, così, un film già visto tante volte, senza guizzi o quell’energia tante volte decantata a parole dai personaggi. Poco aiuta puntare tutto su un colpo di scena quasi da thriller, a prescindere dalla forzatura storica. È troppo tardi, il finale anche ben architettato non riesce a risollevare Il Re da due ore inerti e prevedibili come una storia della buonanotte.

Il Re
Teaser Trailer Ufficiale Italiano del Film - HD


  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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