Il Premio Recensione

Titolo originale: Il premio

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Il Premio: la recensione della commedia/road movie con Gigi Proietti

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Il Premio: la recensione della commedia/road movie con Gigi Proietti

Ci sono viaggi che abbiamo fatto e altri che avremmo voluto/dovuto fare. Deve essere stato così per Alessandro Gassmann, abituato a guidare le potenti auto del padre Vittorio durante le tournée, in tragitti notturni dai lunghi silenzi, che per la sua terza regia (la seconda di un film di finzione), Il Premio, ne immagina invece uno rumoroso e conflittuale, caotico e chiarificatore.

I genitori sono le nostre prime e principali figure di riferimento e in questo senso non ne esistono di poco ingombranti, perché fin dalla nascita ci caricano di aspettative, ci trasmettono insicurezze, desiderio di emulazione o voglia di prenderne le distanze e fuggire via. Quando poi un genitore è un genio creativo e ha una personalità forte e carismatica, egocentrica e bizzarra, si può crescere con l’impressione di essere invisibili e non sentirsi mai all’altezza.

Forse per questo Oreste, figlio dello scrittore Giovanni Passamonti, santificato dal Nobel alla Letteratura, ha compiuto le sue scelte di vita quasi a suo dispetto, cercando di sottrarsi alla sua paralizzante sfera d’influenza. E Lucrezia, la sorella, sembra aver ereditato da lui solo l’autoreferenzialità. Sarà un viaggio compiuto insieme per accompagnarlo a ritirare il prezioso riconoscimento a far capire a tutti che le cose non sono così semplici e che ci si può sempre stimare, voler bene ed aiutare, anche nelle proprie e a volte insopportabili peculiarità.

Per raccontare questa storia che gli ronzava in testa da tempo e la cui positività vuole essere una reazione ai tempi aggressivi e arrabbiati in cui viviamo, Alessandro Gassmann si è affidato alla formula del road movie, genere da noi poco frequentato, contaminandolo con l’amarezza e la comicità tipiche della commedia all’italiana. Una operazione lodevole e diretta con mano ferma e sicura, sia negli spazi ristretti dell’abitacolo dell’automobile con cui viaggiano i protagonisti, che nei paesaggi via via più aperti e liberatori che sono le tappe del loro viaggio. Suo anche il merito di aver voluto nel ruolo principale un grande attore, appartenente alla razza in via di estinzione dei mattatori, ingiustamente trascurato dal cinema.

Non poteva essere che il grande Gigi Proietti, collega e amico di Vittorio Gassmann, il protagonista di un film che rimanda alla figura del vero padre del regista, in un’opera di fantasia dove i riferimenti autobiografici sono abilmente sfumati. Vedere Proietti in un personaggio vero e con un intero arco narrativo a sua disposizione illuminare lo schermo col suo carisma, sempre giusto nei toni, spietato con gli altri e con se stesso, è una grande soddisfazione per chi lo ammira da sempre e si è augurato invano da tempo di trovarcelo non solo in veste di simpatico riempitivo.

Tra le note positive del film, oltre alla bella fotografia e all'interessante colonna sonora, c’è ovviamente il cast molto affiatato: la versatile Anna Foglietta dipinge con acida vitalità una delle tipiche “eroine” dei nostri vacui tempi, una blogger intelligente, con una marea di followers ma con ideali piccoli ed egoisti. Rocco Papaleo è un segretario fedele dal linguaggio forbito, fedele e deferente come un maggiordomo al suo idolo ma capace di mandarlo a quel paese col diritto di un amico ormai membro di una famiglia allargata, con figli in tutto il mondo. E’ un piacere ritrovare nel ruolo di diva reclusa e un po’folle alla Norma Desmond la veterana Erika Blanc e vedere (e ascoltare) i giovani Marco Zitelli (più noto come musicista col nome di Wrongonyou) e Matilda De Angelis nel ruolo di una sorta di disinibita e luminosa Bjork.

Le uniche perplessità nascono proprio dalla sceneggiatura, firmata da Gassmann insieme a Valter Lupo e Massimiliano Bruno, dove si intuisce la presenza di troppe mani diverse e rifacimenti: irruzioni di volgarità finiscono per appesantire il tono e il prefinale è risolto in modo troppo farsesco e sbrigativo. Forse sarebbe meglio concedere maggior fiducia agli autori e alla loro visione, o forse sono proprio loro che dovrebbero credere di più nella bontà delle loro storie e nell’intelligenza del pubblico a cui le raccontano. E’ pur vero che la vita è insieme commedia e tragedia e spesso diventa anche grottesca: in questo senso un film come Il premio potrebbe esserne una adeguata rappresentazione, pur lasciandoci l’impressione (personale ed opinabile) che a volte dire meno equivalga a dire meglio.

Il Premio
Il trailer del film - HD
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