Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve: la recensione del film

14 aprile 2014
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Fra commedia slapstick e biopic, il film di Felix Herngren colloca in una Svezia solare una storia di seconde possibilità.

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve: la recensione del film

Esiste una Svezia profondamente diversa da quella descritta dai libri di Henning Mankell e Stieg Larsson, una Svezia che, invece di essere malinconica, umorale, sospettosa e battuta dal vento del razzismo, apre le braccia all’uomo che arriva da lontano, si gode i piccoli piaceri della vita e guarda agli imprevisti con saggia rassegnazione.

Questo paese più solare e riconciliato con i propri demoni lo ritroviamo nella verve e nella generosità d’animo dei personaggi de Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, film da 20 milioni di dollari che ha dato ulteriore lustro all’omonimo best seller di Jonas Jonasson, un libro che collocare assolutamente fra i must have di chi nella lettura cerca arguto divertimento. E divertente questa commedia che ricorda i film di inseguimenti e lo slapstick britannico, lo è davvero, a cominciare dall’uomo che si rende protagonista di un’improbabile fuga con malloppo.
L’anziano Allan Karlsson, che scappa dalla casa di riposo, ruba una valigia piena di soldi e si avvia verso il domani in compagnia di un nuovo amico, un ragazzo magrolino, una ragazzotta rubiconda e un elefante da circo, è uno degli individui di finzione più spassosi degli ultimi anni.

Alcuni lo hanno paragonato a Forrest Gump, perché ha attraversato il ‘900 incrociando i più importanti uomini politici del mondo, altri hanno riconosciuto in lui una specie di Zelig a causa della sua adattabilità. A noi piace considerarlo più che altro uno stoico, che accetta le privazioni e, aiutato da una grande passione (la dinamite), volge la grande storia a suo vantaggio.
Con una filosofia di vita che non prevede scatole di cioccolatini, ma si esprime nella frase “La vita è quello che è e sarà quel che sarà”, Allan sembra dirci che il tempo degli eroi e delle roboanti vittorie è finito e che la modestia, supportata da una genialità bizzarra, può condurre a un riscatto.

Sono temi che il film affronta con leggerezza, evitando di ridurre i due anziani a satiri beffardi o a figurine inermi e patetiche. Più che altro, il signor Karlsson e il suo compare somigliano ai Blues Brothers, ricercati da mezzo mondo.
La loro corsa per evitare la cattura però non riesce a uguagliare la lotta contro il tempo di Elwood e Jake , perché le energie del regista Felix Hernrgren si concentrano tutte sul passato del protagonista, mentre il presente va avanti a scatti, a colpi di gag e teatrini. Chi ha letto il libro sa invece quanto sia importante la rocambolesca avventura dell’Allan centenario. Forse il regista se n’è reso conto e, in corsa, ha tentato di allungare un po’ il racconto, portando una commedia a quasi due ore e continuando comunque a far pendere l’ago della bilancia sull’Allan secondo millennio.

Ma se anche Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve ogni tanto è discontinuo, è bellissima la lezione che ci dà, e cioè che nella vita a volte ci si può comportare male, che i cadaveri lungo il fiume a un certo punto passano e che, fino a quando non si esce “di piedi” dalla porta di casa, possono arrivare ancora tante sorprese: l’importante è resistere, quando arrivano gli scossoni, e magari prendersi la soddisfazione di una sottile vendetta.





  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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