I vitelloni

I vitelloni

Voto del pubblico
Valutazione
4.4 di 5 su 12 voti
Genere: Commedia
Anno: 1953
Paese: Italia, Francia
Durata: 115 min
Data di uscita: 17 settembre 1953
Distribuzione: Enic - Domovideo, Mondadori Video, De Agostini, Multigram, L'Unità Video
I vitelloni è un film di genere commedia del 1953, diretto da Federico Fellini, con Franco Interlenghi e Alberto Sordi. Uscita al cinema il 17 settembre 1953. Durata 115 minuti. Distribuito da Enic - Domovideo, Mondadori Video, De Agostini, Multigram, L'Unità Video.
Data di uscita: 17 settembre 1953
Genere: Commedia
Anno: 1953
Paese: Italia, Francia
Durata: 115 min
Distribuzione: Enic - Domovideo, Mondadori Video, De Agostini, Multigram, L'Unità Video
Musiche: Nino Rota
Produzione: Lorenzo Pegoraro per Peg Film (Roma), Citè Film (Parigi)
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I vitelloni ora al cinema: 1 sale cinematografiche

TRAMA I VITELLONI

I vitelloni è un film del 1953 diretto da Federico Fellini.
La storia ruota attorno alle vicende di cinque amici romagnoli, annoiati dalla vita di provincia e allergici a ogni forma di responsabilità. Tutti senza lavoro, si abbandonano all'ozio e al gioco a spese dei genitori. Pur nella frivolezza delle loro vite, Leopoldo (Leopoldo Trieste), grande appassionato di teatro, e Moraldo (Franco Interlenghi), sempre con la testa sulle spalle, sembrano essere i più maturi del gruppo. Riccardo (Riccardo Fellini), invece, goliardico e infantile, è sempre pronto ad appoggiare i suoi compagni in ogni piccola avventura.
I due che più di tutti si ritrovano drasticamente catapultati dalla spensieratezza giovanile ai doveri della vita adulta sono Alberto (Alberto Sordi) e Fausto (Franco Fabrizi). Il primo, quando la sorella Olga lascia la casa per amore e priva la famiglia dell’unico stipendio fisso, capisce di doversi trovare un lavoro e mettere definitivamente la testa a posto, abbandonando biliardo e scommesse. Il secondo mette incinta la fidanzata Sandra e ne paga le conseguenze portandola all'altare e accettando di buon grado l’impiego trovatogli da suo suocero in un negozio di oggetti sacri.
La romantica luna di miele a Roma, tuttavia, non basta ad allontanare Fausto dal piacere della seduzione: da buon donnaiolo continua a importunare tutte le ragazze che gli capitano a tiro, non risparmiando nemmeno Giulia, la moglie del suo principale. I continui tradimenti porteranno a un risvolto tanto inaspettato quanto drammatico. I ragazzi proveranno ad aiutare l’amico, ma anche nella più seria delle situazioni non riusciranno a nascondere tutta la loro superficialità di adolescenti mai cresciuti.

CRITICA DI I VITELLONI

"Fellini, come al solito, si colloca decisamente al centro dei sentimenti, e perciò dei personaggi; (...) egli esprime il sentimento del vegetare, dell'inerzia, del rischioso e sonnolento svanire della gioventù". (Brunello Rondi, "Cinema e realtà", 1957)."Forse Fellini non ha saputo o voluto domandarsi se i vitelloni cresciuti negli anni del dopoguerra non fossero i figli di altri vitelloni, anche più malinconici e interiormente fragili, se l'inconcludenza di una certa parte delle generazioni maturate in quel periodo non provenisse dall'aridità e povertà del terreno sul quale queste generazioni erano cresciute. E' una domanda alla quale, a quei tempi, si era risposto ormai fin troppo esaurientemente, e forse in maniera altrettanto generica, rovesciando abbondantemente le colpe dei figli sulle spalle dei padri, spalle colpevoli di tutto, e da qualsiasi punto di vista ci si fosse messi per giudicare: colpevoli di conformismo o di vuoto attivismo dannunziano, di ingenuo e bambinesco fascismo, come di scialbo e sterile antifascismo." (Carlo Lizzani, "Il cinema italiano 1895-1979" Editori Riuniti, 1980)."Mi pare che Fellini rappresenti, assieme a Lattuada, Germi, Emmer, l'ala piccolo-borghese della nostra scuola cinematografica realistica e democratica: la storia, la vita attraggono lui pure dalla parte della realtà; d'altro canto è, anche lui, ancor legato ai pregiudizi dell''imparzialità', delle idealistiche teorie dell'arte che se ne sta 'al di sopra della mischia'. Nei 'Vitelloni' una precisa determinazione critica, sia in senso storico che in senso sociale, manca. Vi è sincera inquietudine, lirica effusione, moralismo sentimentale, e qualche intuizione di un mondo nuovo, diverso. Ma non vi è organica compiutezza, non consequenzialità, tutto tende a fermarsi a metà strada, e si contraddice. Accanto a bellissimi squarci realistici, ecco momenti laterali, secondari, irrilevanti, vere e proprie dispersioni naturalistiche. Ma in un periodo in cui il realismo critico procede frammezzo a tante difficoltà, la cosa non può sorprendere." (Glauco Viazzi, "Il calendario del Popolo", ottobre 1953)."'I Vitelloni' (1953), direttamente autobiografico, è una galleria di giovani disoccupati, irresponsabili e velleitari figli di mamma (e il termine entrò nella lingua italiana), tra i quali campeggia il personaggio di Sordi (Alberto), punto di fusione di violenza satirica, grottesco e patetismo. Il film si chiude con la partenza all'alba di Moraldo, il meno intorpidito del gruppo, salutato alla stazione da Guido, il piccolo aiuto ferroviere, simbolo di un mondo dove la fatica quotidiana è la regola. Dove va Moraldo? La risposta doveva venire da un film di cui Fellini scrisse la sceneggiatura con Flaiano e Pinelli ma che non realizzò mai: 'Moraldo in città', dove la città è Roma, la capitale. Il ragazzo che all'inizio di Roma - dopo le vignette provinciali d'approccio - sbarca a Stazione Termini è una reincarnazione di quel Moraldo Federico." (Morando Morandini, in "Storia del cinema" a cura di Adelio Ferrero, Marsilio, 1978)."Il film, sia o no per raffinati, piaccia o no alle platee, risulti o no spiacevole qualche inutile grossolanità (l'episodio dell'attore vizioso e anormale), è tra i migliori dell'ultima produzione italiana." (Arturo Lanocita, "Corriere della sera", 28 agosto 1953)."Un film che ha la sua importanza. Anzitutto perché ha parecchie pagine molto intelligenti; poi perché va alla scoperta di un suo saporito mondo provinciale, e infine perché è il secondo film di un giovane che qui compiutamente si afferma." (Mario Grasso, "La Stampa", 9 ottobre 1953).

CURIOSITÀ SU I VITELLONI

Nel 1953 il film ha vinto il Leone d’argento al Festival di Venezia, mentre nel 1954 il Nastro d’argento per la miglior regia, il miglior produttore e il miglior attore non protagonista (Alberto Sordi).

Inizialmente il film doveva essere girato a Pescara, città natale di Ennio Flaiano, uno degli autori del soggetto. Il termine “vitelloni” è infatti presente nel dialetto della città e indica i giovani nullafacenti che trascorrono la maggior parte della giornata al bar. In seguito Fellini decise di ambientare il film a Rimini, la città in cui è nato. In realtà, le scene sono girate tra Roma, Ostia, Viterbo e Firenze.

I Vitelloni fu il primo film di Federico Fellini a essere distribuito all'estero.

INTERPRETI E PERSONAGGI DI I VITELLONI

Attore Ruolo
Franco Interlenghi
Moraldo
Alberto Sordi
Alberto
Franco Fabrizi
Fausto
Leopoldo Trieste
Leopoldo
Riccardo Fellini
Riccardo
Eleonora Ruffo
Sandra
Jean Brochard
Padre di Fausto
Claude Farell
Sorella di Alberto
Carlo Romano
Michele, l'antiquario
Lída Baarová
Giulia, la moglie di Michele
Arlette Sauvage
La sconosciuta al cinema
Enrico Viarisio
Papà di Sandra e Morando
Paola Borboni
Mamma di Sandra e Morando
Vira Silenti
La "cinesina"
Maja Nipora
La soubrette
Achille Majeroni
Il capocomico omosessuale
Silvio Bagolini
L'idiota
Guido Martufi
Piccolo ferroviere romagnolo
Giovanna Galli
Una ballerina
Franca Gandolfi
Altra ballerina
Gigetta Morano
Madre di Alberto

PREMI E RICONOSCIMENTI PER I VITELLONI

Oscar - 1958

  • Candidatura migliore sceneggiatura originale a Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli

Festival di Venezia - 1953

  • Premio Leone d'argento - Gran premio della giuria

Nastri d'Argento - 1954

  • Premio miglior film
  • Premio miglior regista a Federico Fellini
  • Premio migliore attore non protagonista a Alberto Sordi
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