Frère et soeur: la recensione del dramma di Arnaud Desplechin con Marion Cotillard in concorso a Cannes 2022

21 maggio 2022
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Un odio da vent'anni divide una sorella e il fratello minore nel dramma spietato di Arnaud Desplechin Frère et soeur con Marion Cotillard, presentato in concorso al Festival di Cannes 2022. La recensione di Mauro Donzelli.

Frère et soeur: la recensione del dramma di Arnaud Desplechin con Marion Cotillard in concorso a Cannes 2022

Frère et soeur, fratello e sorella. Un titolo semplice che nasconde un universo stratificato come quello di un rapporto capace con gli anni di complicarsi come nessun altro. La famiglia è un terreno di caccia fra i preferiti di Arnaud Desplechin, che ama indossare i passi dell’indagatore dell’incubo di recessi esplorati precedentemente soprattutto in Re e regina e Racconto di Natale, multiversi all’interno di uno stesso mondo, quello popolato dalla famiglia raccontata in questa storia di odio. L’amore non è propriamente declinato nell’equazione, se non come eco lontana evocata in ricordi e flashback sul rapporto fra due cinquantenni: Alice (Marion Cotillard) è un’attrice affermata di teatro, Louis (Melvil Poupaud) è poeta e insegnante. Si odiano da vent’anni e non si parlano né si vedono. Se si incrociano si ignorano, ma sono costretti a incontrarsi per un improvviso incidente che ha coinvolto gli anziani genitori, che si ritrovano su un letto d’ospedale sull’orlo della morte.

Una morte che aleggia costantemente in questo funereo, eccessivo ritratto, oltre che nella messa in scena della novella di Joyce, The Dead, che vede coinvolta Alice quando l’incidente sconvolge (di nuovo) le loro vite. Già cinque anni prima, la morte prematura del figlio di 6 anni di Louis aveva portato a un fallito tentativo di riaffacciarsi da parte della sorella e del marito, finito in una terribile scenata durante la veglia funebre. Quando può finire un odio così inaccettabile, contro natura, come quello fra un fratello e una sorella? Un vero esperimento sociale in cui l’autore francese utilizza tutte le cartucce del suo immaginario e delle sue ossessioni: dalla psicanalisi all’alterazione delle percezioni, dovute ad alcol, farmaci o droghe, dall’ebraismo alla rivalità narcisistica di due artisti alle prese con un confine sempre più sfumature fra vita e performance creativa.

Sono piccole meschinità che diventano ostacoli insormontabili quando alimentate con il tempo, il silenzio e il risentimento, quelle che dividono i due fratelli, dopo dieci anni in cui si sono amati come folli. Ma quando le loro velleità artistiche da chiuse nella stanza dei giochi si sono proiettate nel mondo tutto è cambiato. Il gioco è diventato serio, la gloria e l’invidia sono entrate nella dinamica totalizzante, hanno prevalso anche per l’ignavia di un fratello e di genitori disposti a costruire le loro vite intorno a quest’odio, senza costringerli alla ragione. Una dinamica costante di radicalizzazione che rimanda a tragici conflitti geopolitici, a faide la cui origine con gli anni è sempre più difficile mettere a fuoco. 

A suo modo, Frère et soeur è un disperato melodramma sull’immobilismo cocciuto che rovina la vita e il mondo, raccontata cavalcando il ridicolo come il tragico, esplosioni di collera e comportamenti spiazzanti, inaccettabili per la morale comune. Senza cercare la verosimiglianza o trattenersi dalla continua sovrapposizione di temi, ricordi e rancori che vanno a tessere una tela di odio inafferrabile. Sullo sfondo, il grigio di Roubaix e dintorni, al centro di un universo, quello di Desplechin, che sembra sempre perversamente cristallizzato nella sua infanzia, deformato dalla distanza e diventato prigione da cui evadere solo con un’analisi sempre più spietata dei rapporti familiari. La paura e le fragilità sono schermati da ostilità respingenti, da una recitazione mai naturalistica, in un racconto quaresimale dalle premesse intriganti, vittima della medesima ostinazione dei suoi protagonisti, incapaci di lasciarsi andare all’empatia. Interessante e problematico, estenuante e non pienamente soddisfacente.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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