Drive - la recensione del film di Nicolas Winding Refn

20 maggio 2011
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Tutta la versatilità, l'eclettismo, la potenza dirompente che Nicolas Winding Refn aveva dimostrato fino a questo momento, in Drive trovano una conferma

Drive - la recensione del film di Nicolas Winding Refn

Drive - la recensione del film di Nicolas Winding Refn


Tutta la versatilità, l'eclettismo, la potenza dirompente che Nicolas Winding Refn aveva dimostrato fino a questo momento con il suo cinema, in Drive trovano una conferma e una sintesi esplosa che non fanno altro che confermare il talento enorme di questo quarantenne danese.
Drive, che fin dal titolo richiama esplicitamente un sottovalutato titolo di Walter Hill come Driver l'imprendibile, è certo una rielaborazione del cinema noir degli anni Settanta, certo rilegge certa estetica degli Ottanta, ma al tempo stesso è un film unico e personalissimo, proiettato a velocità massima verso il futuro del cinema.
Un futuro che non è né rifiuto del passato né annegamento in tecnologie spesso superflue, né tantomeno un postmodernismo che oramai sa già d'antico.

Winding Refn rilegge il genere e i suoi autori di riferimento con uno sguardo di cristallina e virginale purezza, e di abissale profondità analitica, di campo e (quindi) emotiva. Utilizzando un linguaggio personalissimo, capace di classicismo e radicale innovazione all'interno della stessa scena. Perché la doppiezza, positivamente intesa, è esplicitamente la chiave tutta di Drive: incarnata in un protagonista dalla doppia vita e dalla doppia natura caratteriale, eppure sempre sé stesso in maniera innegabile e unitaria.
La doppiezza di un film capace di azione e ultraviolenza indissolubilmente intrecciate con un romanticismo asciutto e palpitante, come solo il Michael Mann di Heat e di Miami Vice era riuscito a fare.
E la tensione costante tra le due facce di un film unico in tutti i sensi si fa elettrica e devastante.

Fin dalla prima, spettacolare scena d'apertura, Winding Refn mette lo spettatore su delle spine che, anche quando cambia bruscamente registro, non lo abbandonano mai. Perché la tensione di Drive è spettacolare e nervosa, romantica ed emotiva: muta di natura, ma mai di intensità. Come l'espressione volutamente imperturbabile di un protagonista cool as ice, interpretato da un Ryan Gosling in grado di comunicare una gamma ampissima di emozioni utilizzando unicamente lo sguardo e - alcune volte - gli angoli della bocca.

Silenzioso e glaciale, il kid del film - solitario cavaliere senza nome - attraversa la notte, la città e la vita. E noi lo seguiamo sul sedile del passeggero, ipnotizzati dallo stile e impressionati dai gesti profondi e taglienti come rasoi. Che siano quelli, dolcissimi, rivolti alla donna di cui si è innamorato e al figlioletto di lei; quelli dolenti e dolorisi di quando è costretto a farsi da parte; quelli precisi e millimetricamente calcolati di quando è al volante; quelli di ancestrale e spietata violenza, che esplodono quando il corso degli eventi lo mette all'angolo e lo costringe alla difesa di una vendetta che è protezione dei suoi amori.

Drive è romanticismo puro, doloroso, ovattato, ultranoir. Lasciarsi dilaniare dalla sua tensione, ipnotizzare dallo sguardo generoso e selvaggio di Nicolas Winding Refn è pura esperienza cinematografica.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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