Can You Keep a Secret?: recensione della commedia romantica con Alexandra Daddario presentato in Alice nella Città

20 ottobre 2019

Atmosfere tra la rom-com anni Novanta e la sitcom, per un film che nella giovane attrice americana il suo punto di forza.

Can You Keep a Secret?: recensione della commedia romantica con Alexandra Daddario presentato in Alice nella Città

Toh, chi si rivede: i titoli di testa. E subito dopo i titoli di testa, una intro che ci riporta direttamente nei territori della commedia romantica anni Novanta, con tanto di voce off che introduce i temi del film (i segreti che ognuno di noi non vuole rivelare nella vita pubblica) e si presenta al pubblico all'apparire di sé : "Eccomi qui, questa sono io."
Dove questa, poi, sarebbe Alexandra Daddario, che dopo l'horror e i blockbuster ha deciso di iniziare a sperimentarsi come attrice brillante, e che qui, nello sguardo dolce e nella goffaggine che mette in mostra, pare rifarsi un po' alla Meg Ryan dei tempi d'oro.
E allora, dopo un incontro di lavoro andato disastrosamente, eccola in aereo, ubriaca, al fianco di un aitante giovanotto. Al quale, complici turbolenze che la gettano nel panico, inizia a vomitare addosso tutti i più intimi dettagli della sua vita, in una scena che - per qualche motivo - riporta alla memoria una simile di French Kiss.

Ovviamente, ecco che l'aitante giovanotto si rivelerà essere il padrone dell'azienda per cui la ragazza lavora. E ovviamente, complice questa complicità, tra i due scatterà la scintilla dell'amore; complicata non dalla questione professionale, ma dal fatto che lui di lei oramai sa tutto, mentre in fondo, lei, di lui, non sa proprio nulla.
Attorno a loro, una serie di divertenti figurine - il fidanzato di lei, strano incrocio tra un hipster e un nerd; la capufficio nera burbera ma in fondo buona; l'amico gay; la coinquilina timida e quella fin troppo sfacciata - che sembrano più uscite da una sitcom che non da un copione cinematografico.

Peter Hutchings è l'autore di questo copione, basato sul primo romanzo stand alone della Sophie Kinsella di "I Love Shopping"; la regia di Elise Duran, una che viene dalla tv, e si vede. Appunto.
Se Duran appiattisce un po' tutto nella carineria a tutti i costi, pur cercando di far emergere istanze neofemministe attraverso il percorso di empowerment di una protagonista che da timida e impacciata diventa determinata e sicura di sé, Hutchings si dimentica che, a parte le battute e le scenette divertenti, una sceneggiatura ha bisogno di un conflitto tra i protagonisti per risultare interessante, e questo conflitto è praticamente inesistente, e quando si palesa si palesa debole e tardivo, risolto in tempi eccessivamente brevi.

Non sono tanto gli ovvi discorsi sul rivelare agli altri la verità su di sé, specie nella coppia, a fornire sostegno a Can You Keep a Secret?. Né il fare di quelli che pensiamo di essere i nostri punti deboli, le cose di cui ci vergogniamo, i nostri punti di forza.
Meglio funzionano una manciata di battute che mirano a una simpatica presa in giro (demolizione è una parola troppo grossa) delle regole e delle prassi più ottuse e spersonalizzanti del corporate working.
Il vero sostegno è la Daddario, che non sarà Meryl Streep ma è simpatica e carina, e si mette in gioco in maniera ironica: come nella scena in cui mette per l'ultima volta alla prova il suo buffo fidanzato, cercando la seduzione erotica nello sgabuzzino dell'ufficio. Con un fare ironico e comico, ma dal quale emerge comunque una innata sensualità.

Can You Keep a Secret?
La nostra Intervista a Elise Durán e Alexandra Daddario - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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