Blood and Wine - Sangue e vino

Titolo originale: Blood and Wine

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Alex Gates vende vini pregiati, ha raggiunto la mezza età e vive con la moglie e il figliastro. Sembrerebbe un uomo tranquillo ma invece Alex è una canaglia. Ha una splendida ragazza cubana come amante, Gabriela, scelta forse solo perchè lavora in una villa in cui è custodita una favolosa collana che vuole rubare insieme a Victor, un ladro ambiguo. Ma le cose vanno storte. La moglie, stanca di essere trascurata, decide di ribellarsi proprio quando il furto è stato appena compiuto. Il figlio e Gabriela sono attratti l'uno dall'altra e Victor comincia a sospettare che Alex lo voglia ingannare. E nell'incrocio di tradimenti e inganni tutto è dominato dal rosso, come il vino, come il sangue.



CRITICA DI BLOOD AND WINE - SANGUE E VINO:

"Capita che un comprimario metta in ombra un protagonista: in 'Blood & wine' di Bob Rafelson, Michael Caine surclassa Jack Nicholson, ma il suo personaggio, un rapinatore inglese tisico a Miami, sembra inventato solo per ricordarci come, al cinema, si raccontino storie sempre più strampalate anche quando sarebbe facile aderire alla realtà (...). Nicholson insiste ad alzare mefistofelicamente le sopracciglia e a ghignare, come fa fin dai tempi di 'Shining' (1980): non si rinnova da un pezzo, ma ormai è leggendario anche per questo. E Caine, coi capelli tinti come Sandro Paternostro e la faccia del maturo beone anglosassone, è così bravo da nobilitare con la sua semplice presenza perfino una storia 'nera' dove tutti sono cattivi ma ansiosi di diventare buoni". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 2 febbraio 1997)"Ogni personaggio, nel film che ha qualcosa di non concluso, mostra una doppiezza, una facilità senza rimorsi al crimine, una fame di soldi e una mancanza di scrupoli alle quali la cronaca del presente ci ha abituato: tra tutti il meno abietto è il delinquente professionista dotato di ragionevolezza, ironia e senso delle proporzioni mentre gli altri sono travolti e accecati dalla voracità. Gli attori sono bravi, però Michael Caine strafà; è eccellente Jack Nicholson con la sua faccia invecchiata e pesta, li sguardi e i sorrisi sardonici, l'energia indomabile del possesso. La luce solare e marina,gli edifici agghindati di Miami costituiscono il paesaggio perfetto della Normalità del Male". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 febbraio 1997)"In un clima alla Donald Westlake, ma più degradato e meschino, 'Blood & Wine' intreccia pestaggi, inseguimenti notturni e passioni erotiche. E non ci vuole molto a capire che la vicenda, dopo aver lasciato sul terreno un discreto numero di cadaveri, si concluderà con uno agro sberleffo alla maniera del 'Tesoro della Sierra Madre'. Differenziandosi dai cliché modaioli in voga a Hollywood, Rafelson gioca la carta di un 'nero' più classico e cattivo, a tratti addirittura sadico: è un'America intrappolata nel culto del denaro, sfiduciata e fetida, quella che si rispecchia in 'Blood & Wine' assecondando le regole del genere. Tutti pensano al proprio tornaconto in questa storiaccia di feroce avidità, anche se il regista sembra riservare un trattamento di favore al personaggio del vinaio: certo un figlio di puttana che approfitta di tutto, ma anche un anti-eroe fregato dagli eventi e da un residuo di umanità che gli sarà fatale nello sconsolato epilogo. Seppur ben recitato da un pugno di bravi attori nel quale primeggiano un Jack Nicholson di contenuta gigioneria e un Michael Caine di inusitata sgradevolezza (tinto com'è di capelli, sembra la caricatura di Sandro Paternostro), 'Blood & Wine' non è proprio una riuscita anche se si fa vedere: soprattutto nella seconda parte si sfrangia, lasciando nello spettatore un senso di insoddisfazione. Sarà perché da un cineasta di quel calibro di aspetteresti una marcia in più, magari il piacere di forzare i limiti del noir per suggerire la fragilità della condizione umana, la complessità dei rapporti familiari quando l'amore finisce". (Michele Anselmi, 'L'Unità', 31 gennaio 1997)"La mano d'autore di Rafelson si riconosce dal modo in cui mette in scena un universo letteralmente abitato dal cinismo e dall'avidità; un teatro di quella guerra di tutti contro tutti che per il regista par di capire è l'America oggi. Nella parte del 'son of bitch', quel geniale gigione di Nicholson è imperdibile. Ma gli sta alla pari Caine, truccato e involgarito, in quella di un malvivente distrutto nel fisico e ridotto alla bancarotta morale". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 2 febbraio 1997)

CURIOSITÀ SU BLOOD AND WINE - SANGUE E VINO:

- REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1997

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