Bene ma non benissimo: la recensione del film di Francesco Mandelli

22 ottobre 2018
3.5 di 5
40

Per il suo esordio in solitaria, l'autore e attore sceglie il tema del bullismo, che affronta con delicatezza attraverso la storia di una mini-donna forte.

Bene ma non benissimo: la recensione del film di Francesco Mandelli

Scordatevi Ruggero De Ceglie con la sua volgarità, il suo snobismo e quel blazer blu con i bottoni d'oro diventato in breve tempo il simbolo di una comicità irriverente e niente affatto stupida o cialtrona. Dimenticate i siparietti de I Soliti Idioti - il buon Fabrizio Biggio compreso - e un atteggiamento scherzoso, giocherellone e sempre positivo nei confronti della vita, percepita come il più grande spettacolo del mondo, come divertimento allo stato quasi puro. Non cancellate, però, dalla vostra memoria la leggerezza di Francesco Mandelli, qualità preziosa che attraversa, dall'inizio alla fine, la sua prima prova da regista in solitaria, che non è una commedia né tanto meno una satira, ma un film serio, che guarda con delicatezza a due preadolescenti contemporanei.

In realtà, la vera protagonista della storia è una ragazzina paffutella che vive felice a Terrasini, a 30 chilometri da Palermo, dove mangia il gelato con gli amici, fa il bagno al mare, sente musica nelle cuffiette e, a chi le chiede: "Come va?", risponde: "Bene ma non benissimo". E Bene ma non benissimo, che poi è un brano-tormentone del rapper Shade, è un titolo perfetto anche per le molte sfumature di grigio che l'ex star di MTV ha accettato di raccontare, perché da papà di una bimba di tre anni ha a cuore la sorte dei bambini, di tutti i bambini, che "sono la cosa più importante del mondo" e che, se non protetti, saranno gli adulti traumatizzati di domani, gli alfieri del dolore.

La nostra Candida Morvillo il dolore già lo conosce, perché ha perso la mamma a 11 anni, ma il trasferimento a Torino insieme al padre neo-pizzaiolo coincide per lei con l'ingresso nella cruda realtà del bullismo. Certo, la piccoletta dallo zaino rosa sa rispondere per le rime e annienta il nemico con il sorriso e un naturale buon umore, ma nella sua classe c'è un ragazzo che invece non sa difendersi, che viene deriso per il suo orologio di marca e la sua passione per l'antica civiltà egizia. Bene ma non benissimo è anche la storia dell'amicizia fra lui e la neo-arrivata, un'amicizia che salva e scherma, che è condivisione delle emozioni e unione che fa la forza contro l'impietosa messa in piazza operata dai social. Perché è inutile negarlo: Instagram, Facebook & Co. non sono solo uno strumento di coesione, spesso e volentieri sono servitori delle prevaricazioni sui più giovani, che sono stati presi di mira e derisi anche in passato, ma nel privato di un'aula o di un cortile. Oggi le umiliazioni che subiscono finiscono in rete, e loro finiscono giù da un balcone, o fuori dalla finestra, o dentro alla vasca da bagno con le vene tagliate.

Su tutte queste brutte cose ci fa riflettere Bene ma non benissimo, che però non diventa mai cupo, gravoso, didascalico, e se mantiene una sua freschezza, è per via del doppio binario su cui procede a velocità moderata. Nel film la gioia va a braccetto con la malinconia. E con i problemi economici, quelli di chi perde il lavoro ed è costretto a cercare fortuna altrove. Mandelli non ignora questi disagi, un po' ci scherza su - fotografando un buffo viaggio in macchina con tanto di crocchette e arbre magique - ma li guarda comunque con gli occhi della sua Pollyanna sicula, che ai dispetti risponde con il pasticcio di maccheroni. La positività del personaggio contagia il film e crea dipendenza, o forse è Francesca Giordano a creare dipendenza con il suo mix di grinta e dolcezza, con i suoi passi di danza eseguiti con cura e con i suoi jeans elasticizzati.

Attraverso di lei, il regista esalta la forza femminile, e anche la spontaneità di chi non se ne sta confinato in una villa in collina e parla poco, perché, come dice lo zio meridionale di Candida, "più soldi hanno e meno parlano". Bene ma non benissimo, che gioca alla favola con lieto fine, non dimentica neppure di dare una "stoccatina" a chi vive nel culto del denaro, a quelli che la ricchezza ha reso insensibili, in primis alle difficoltà di un figlio che forse non si comporta da vincente, ma che non è stato ancora gustato da pregiudizi e classismo.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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