Belle, la recensione del trascinante anime di Mamoru Hosoda

15 ottobre 2021
4 di 5

Identità social, identità reale: Belle, nuovo anime di Mamoru Hosoda presentato ad Alice nella Città, è un gioco di rimandi, in nome di un mondo migliore. La nostra recensione.

Belle, la recensione del trascinante anime di Mamoru Hosoda

Orfana di una madre che quand'era piccola è morta per salvare una persona sconosciuta, a 17 anni Suzu non ha mai elaborato il lutto, né è mai riuscita ad accettare quel sacrificio, vissuto come un tradimento. La ragazza trova conforto nella realtà virtuale di U, dove ha l'identità della cantante Belle, con un interminabile stuolo di follower adoranti. Nel mondo digitale tuttavia incontra "il Drago", un tormentato avatar che non rispetta le regole e col quale riesce non senza qualche iniziale difficoltà a legare. Ma chi si cela dietro questa "Bestia" digitale? Suzu non è l'unica a trovare insostenibile la realtà...

A ben guardare, a dispetto di una realtà virtuale presentata con qualche elemento sci-fi, Belle, nelle sale italiane dal 20 gennaio 2022 con Anime Factory (Koch Media) e I Wonder Pictures, è uno dei film più concreti di Mamoru Hosoda: se infatti opere come La ragazza che saltava nel tempo, Mirai, The Boy and the Beast e Wolf Children hanno un'anima fantastica piuttosto importante, indipendentemente dalle loro pregevoli intenzioni metaforiche, Belle è un anime sull'oggi. Secco, chiaro. Certo, la realtà virtuale dà a Hosoda, che aveva introdotto l'argomento con Summer Wars, la possibilità di scatenarsi in un turbinio di colori, astrattismo e visionarietà che non sarebbero dispiaciuti al Satoshi Kon di Paprika e si sono persino avvalsi della collaborazione al design grafico di Tomm Moore. Con l'uso della maestosa cornice del 2.35:1, diverse scene sono un inno al respiro del grande schermo. Premesso questo, nell'anima, Belle è però più vicino alla concretezza di un recente Josée, la Tigre e i Pesci che a un viaggio nell'immaginazione. "U" è in fondo solo uno YouTube ingigantito.

Perché in Belle il virtuale è una fuga disperata, non una liberazione, anche se il discorso non viene mai fortunatamente liquidato con moralismi o passatismi, ma con un invito all'azione più profondo. C'è qualche (necessaria) frecciata ai social, che all'inizio fanno persino da cassa da risonanza per la rabbia di Suzu verso sua madre, e più avanti sembrano incapaci di gestire la personalità non incasellabile del "Drago". Hosoda sa però di vivere nel 2021, e rivolge agli spettatori più giovani (e forse anche ai più attempati) un invito chiaro a usare la tecnologia per la capacità straordinaria che ha di connetterci col prossimo, non di richiuderci meglio su noi stessi, dietro identità velate.

Belle commuove nel modo in cui rispetta convenzioni antiche dell'anime (chi è negli "anta" non potrà non pensare allo sdoppiamento dell'Incantevole Creamy), ma allo stesso tempo pesca da un immaginario globalizzato: non è frequente assistere in un anime a un omaggio così sperticato, finanche in alcune animazioni, a un classico occidentale come La bella e la bestia disneyano (quello animato, quello vero, non il replicante del 2017). Non è un caso se Jin Kim, character designer Disney, abbia dato qui un contributo. Si ripensa così al web umoristico e amaro di Ralph Spacca Internet, e ci si sente confortati per le nuove generazioni, che hanno a disposizione una forza del cinema multiculturale per affrontare le sfide lanciate dai nuovi media, così spesso cinici nel manipolarle e giocare sulle loro debolezze.

Hosoda rispetta lo spettatore, anche se ama giocare con gli stereotipi ambientali e caratteriali delle vicende sentimentali anime, tra licei, rossori, imbranati, reginette dell'istituto (e poco prima del climax si avverte un attimo di fatica). Il suo tuttavia è un Cavallo di Troia, perché come in un giallo ha in mente di sorprenderci con l'identità del Drago: è impossibile arrivarci, perché nella rivelazione c'è la metamorfosi del film da romanzo sentimentale a film d'impegno sociale, il momento in cui il senso di Belle si rivela. E il concetto di "amore" si allarga verso una prospettiva universale, col destino che mette alla prova Suzu e la conduce verso la maturità, a comprendere ciò che non era mai riuscita a spiegarsi. Nel climax musicale, avvolgente e spettacolare in immagine e suono, Hosoda veicola il potente messaggio di Belle in un'esperienza "cinematografica" nel senso più sociale del termine: gli applausi, le risate, il tifo e le lacrime in sala delle scolaresche delle scuole medie demoliscono le tentazioni di pessimismo di questi ultimi difficili tempi.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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