Backstage - Dietro le quinte: Recensione del dance movie di Cosimo Alemà

11 ottobre 2022
3 di 5

Il dance movie non è un genere praticato in Italia, per questo Backstage - Dietro le quinte rappresenta un unicum, oltre ad essere una riflessione sul talento e la dedizione dei performer che non cercano la celebrità ad ogni costo.

Backstage - Dietro le quinte: Recensione del dance movie di Cosimo Alemà

Su un muro della casa in cui abita una dei protagonisti di Backstage - Dietro le quinte c’è un manifesto di Flashdance con Jennifer Beals in felpa grigia e scarpe decolletè rosse. Non siamo negli anni '80 e nemmeno negli anni '90 ma ai giorni nostri, epoca in cuiil dance movie diretto da Adrian Lyne e uscito nel 1983 è ancora un potente riferimento e un feel good movie per chi sogna di esibirsi a teatro, preferibilmente in un musical.

Allo stesso modo, nel grande contenitore che possiamo chiamare cultura pop, così come nel nostro immaginario collettivo, ci sono Saranno famosi, Dirty Dancing e Footloose, mai soppiantati dai vari Step Up o da classici come Chicago. Lo sa bene lo sceneggiatore Roberto Proia, che negli eighties era un ragazzo e che ha realizzato che in Italia di film sul ballo praticamente non ce ne sono, e per questo ha voluto immergere i suoi nove ragazzi che cantano, danzano e recitano in un'atmosfera alla Chorus Line. Dopodiché ha chiamato Cosimo Alemà, che ha diretto un gran numero di videoclip e che ha saputo coniugare il movimento dei corpi nello spazio con la musica dei Matia Bazar, di Ron e di Carmen Consoli.

Proprio questa colonna sonora retrò è una delle piccole rivoluzioni compiute dal film, che non ci porta a Broadway o agli Universal Studios di Los Angeles ma al teatro Sistina, perché la storia che narra è profondamente italiana e a sua volta contiene tante storie quanti sono i personaggi, che hanno ciascuno il proprio background e i propri conflitti interiori, ma sono tutti attraversati da un amore viscerale per la propria arte. Tommaso, Giulio, Sara e così via sono animati da una necessità esistenziale, da un desiderio di fare, di esprimersi, e vogliono stare su un palco non per essere ammirati e raggiungere il successo, ma per raccontarsi attraverso il ritornello di una canzone, una piroetta o un monologo, se non addirittura per urlare la propria verità. Sulle loro performance Cosimo Alemà ha costruito Backstage, spinto dall'esigenza di mostrare le audizioni quelle vere e di riunire davanti a un aiuto regista antipatico e a un regista che cerca un riscatto individui che sono definiti dall'arte in cui hanno scelto di eccellere.

La quotidianità dei protagonisti del film è fatta di sudore, di salite e discese, di cadute e di tanti no, che però sono un invito a non arrendersi e a riprovarci, una, due, tre volte. E se tutti ci danno una forte impressione di verità è perché a interpretarli sono dei reali performer, che conoscono la fatica del mestiere e vogliono "giocare", proprio come i bambini e i grandi mattatori. Quasi nessuno di loro aveva mai recitato prima, e che magnifico contrasto c'è fra la grinta e tenacia che li caratterizzano e la voglia di celebrità di chi corteggia un tronista o partecipa a quei reality che sono un insulto all'umana intelligenza… E ancora, che differenza rispetto a tanti attori per caso prestati alla settima arte o al piccolo schermo che, rifacendo se stessi, spacciano l'assenza di talento e di tecnica per naturalismo. Quanti di loro hanno avuto l'infanzia di Andrea, che da bambina ha cominciato a cantare per non sentire le urla che arrivavano dal salotto? Quanti sono capaci di non detestare chi potrebbe soffiare loro un monologo, una battuta, una coreografia, una parte intera?

Questi ragazzi, che da nove diventeranno quattro, fanno parte di quella Generazione Z che Cosimo Alemà ha raccontato nel suo film precedente e che sa che la vita è difficile, che le cose bisogna guadagnarsele, che è necessario studiare e che chi c’è stato prima avuto più fortuna. La loro disillusione non li ha trasformati in esseri umani rabbiosi e rancorosi. Al contrario, almeno laddove i modelli familiari non sono pessimi, li ha resi aperti e solidali, e soprattutto in grado di vedere al di là delle diversità di razza, di ceto sociale o di genere, perché prima di tutto esistono le persone.

La parte musicale di Backstage - Dietro le quinte e il suo racconto per immagini sono migliori dei dialoghi, del concatenarsi degli eventi e di qualche personaggio adulto, a cominciare proprio dal regista in sedia a rotelle che un tempo era un ballerino e dalle due mamme di uno dei ragazzi. Il film però emoziona e sorprende, invitandoci ad aver fiducia nei nostri figli o nipoti. Forse salveranno il mondo e magari saranno portatori di bellezza, proprio perché non hanno avuto tutto e subito.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento