Baby Driver - Il genio della fuga: recensione dello scatenato action movie a tempo di musica di Edgar Wright

27 luglio 2017
4 di 5
38

Qualcosa di più di un heist movie, qualcosa di più di un Bonnie & Clyde postmoderno.

Baby Driver - Il genio della fuga: recensione dello scatenato action movie a tempo di musica di Edgar Wright

In faccia i segni di un'infanzia più che difficile li porta appena: un paio di piccole cicatrici che quasi non ci fai caso. Ma anche con gli occhiali scuri, e le cuffiette nelle orecchie, con il suo non spiccicare parola, con un essere cool quasi alla Steve McQueen, Baby è ancora un ragazzino, e non solo per il nome.
Baby, per sopravvivere, si è convinto di potersi tagliare fuori dal mondo con la musica, di mettere un bel filtro tra sé e l'ambiente sporco e pericoloso che deve frequentare, lui che è un asso del volante al soldo di un boss per sanare un vecchio debito. Baby è convinto di poter danzare come Gene Kelly tra le difficoltà della vita come fa tra le auto della polizia, scansandole, scartandole, seminandole e non facendosi trovare più.

Ce lo fa credere anche a noi, Edgar Wright, che le cose andranno così, che Baby Driver terrà tutto sommato sempre su i toni più leggeri, quelli della commedia, tra una sequenza iper-adrenalinica al volante e un passeggiare leggero di Baby per la strada manco fosse a La La Land invece che ad Atlanta, Georgia.
E però Wright lo sa bene, per esperienza, non foss'altro quella di Ant-Man, che le cose della vita sono sempre più complicate, e anche se sei un buono, buono davvero, senza sporcarti un po' non vai da nessuna parte, non riesci mica a fuggire da tutto e da tutti come vorresti: magari al fianco della Cenerentola di turno, che questa volta è la camerierina di Lily James, che guarda un po' Cenerentola è stata per davvero per Kenneth Branagh.

Certo, non è che lo faccia volentieri, ma Baby quando arriva il momento le mani se le sporca eccome, e con lui se le sporca anche Wright, che non ha di certo timore di raddoppiare le dosi di crime e di violenza nel frullatone pop del suo cinema, evitando così di essere inutilmente fanciullesco o oltremodo sdolcinato, e lasciando che il suo film prenda strade inaspettate e saetti di qui o di lì, imprendibile, come le auto guidate da Baby, accarezzando da lontano il mito di Bonnie & Clyde, e mettendolo fianco a fianco a quello di Monsters & Co., tanto per citare la più esplicita delle tante citazioni cinefile infilate dal regista inglese in Baby Driver.

Poi certo, il sogno è quello di sempre, quello un po' ribelle in stile anni Cinquanta, gli anni Cinquanta dei diner, delle macchinone e dei blue jeans, della libertà un po' ribelle e selvaggia, ed Ansel Elgort è perfetto con quella faccia lì, come se James Dean e Marlon Brando avessero fatto un bambino, un figlio che ancora deve crescere un po', nonostante le mani se le sia sporcate eccome.
È l'immaginario americano e pop in generale, che da quei Cinquanta fino ai giorni nostri Wright collassa tutto assieme nel film, spremendolo a fondo come Baby spreme motori e gomme, danzando tra i generi e gli stili con grazia e leggerezza, alternando tracce musicali e sentieri narrativi col sorriso sulle labbra, senza perdere il ritmo, senza perdere il filo, consapevole dei suoi mezzi, dei suoi obiettivi e di quello che deve fare per raggiungerli.
Imprendibile, o quasi, come Baby.
Musica e testo, come una canzone. Musica e movimento, contenuto e forma, come il cinema.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento