Anomalisa: la recensione dell'incubo romantico di Charlie Kaufman

25 febbraio 2016
3.5 di 5
43

Uno dei migliori film animati della stagione, per adulti senza paura.

Anomalisa: la recensione dell'incubo romantico di Charlie Kaufman

Michael Stone, autore di manuali per la gestione ottimale dei clienti, vola a Cincinnati dove l'aspettano per una conferenza. Ha un grave problema che non osa confidare: per lui tutte le persone non hanno identità. Letteralmente: hanno lo stesso viso e la stessa voce (maschile, asettica), si tratti di donne, uomini o bambini. La sera prima del meeting, per caso s'imbatte in Lisa: ha un suo viso, ha una sua voce. E' l'anomalia miracolosa che aspettava da sempre?

Anomalisa segna il debutto alla regia di un lungometraggio animato (in coppia con Duke Johnson) di Charlie Kaufman, due volte nomination all'Oscar per le sceneggiature di Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee, e vincitore per il capolavoro Se mi lasci ti cancello. E' la tecnica della stop-motion, finanziata con una campagna di crowdfunding, a portare sullo schermo una sua commedia teatrale, che non potrebbe apparire più cinematografica e più adatta al mezzo. Perché nell'animazione la paradossale normalità che circonda Michael risulta naturale, tramutando in allegoria quella che rischierebbe di rimanere solo un'idea eccentrica.

Il tema portante qui è, come in Se mi lasci ti cancello, la disarmante capacità che ha l'essere umano di intralciare la propria ricerca della felicità, confondendo fatalmente la crudeltà del destino con la propria incapacità ad accettarne l'imperfezione. Michael trascorre tutta la vicenda ritenendosi diverso e temendo l'omologazione, e Kaufman con enorme abilità costruisce una vera empatìa tra noi e quest'uomo di mezz'età la cui sofferenza interiore, sulle prime, ci appare comprensibile seppur indice di debolezza.

Kaufman tuttavia non è un autore accondiscendente, è uno di quelli che crede nello spiazzare lo spettatore per metterlo di fronte a un ribaltamento del punto di vista, salutare ma amaro come il medicinale che da bambini proprio non volevamo ingoiare. Michael è una vittima o è patetico? La disperata ricerca di un senso alto, "superiore", nei rapporti umani è una sofferenza che segna menti privilegiate o un atto di presunzione che trascina potenziali affetti e bei momenti in un gorgo di nulla? E' il mondo che non ci merita o siamo noi che non ci meritiamo il mondo?

Anomalisa, che sa commuoverci con una lunga quanto realistica scena di sesso (sì, con dei pupazzi), sa anche indignarci e perderci, partorendo un racconto disturbante, ai limiti dell'horror in alcuni momenti più visionari. Lasciandoci con una consapevolezza: che la ricerca dello "splendore eterno della mente immacolata" sia ancora per Kaufman ciò che rende l'essere umano così irresistibilmente tragicomico.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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