Angry Birds 2, la recensione del demenziale sequel basato sul videogioco Rovio

11 settembre 2019
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La Sony Pictures Animation si diverte e convince più che nel prototipo.

Angry Birds 2, la recensione del demenziale sequel basato sul videogioco Rovio

L'Isola degli Uccellini e quella dei Maialini sono sotto attacco: una misteriosa ghiacciata Isola delle Aquile, controllata dall'isterica e frustrata Zeta, mira a liberarsi dei loro abitanti per trasferirsi in un clima più favorevole. Quando Leonard, il capo dei maiali, chiede una tregua per fronteggiare il nemico comune, Red si propone come capo della spedizione per fermare Zeta. L'armata Brancaleone riuscirà nel suo intento?
Ammettiamo che il primo Angry Birds del 2016 non ci era piaciuto: l'allora neonata Rovio Animation era riuscita a produrre un'opera tecnicamente onesta, ma appesantita da un ritmo isterico e rintronante, che comprimeva gag mediocri ispirate all'omonima saga videoludica. I 73 milioni di dollari di budget per 352 d'incasso avevano però giustificato la lavorazione del sequel Angry Birds 2 che oggi ci troviamo di fronte, dalla genesi produttiva diversa. Forte di una partnership pluriennale della Rovio con la Sony, il secondo capitolo è stato infatti realizzato dalla Sony Pictures Animation e affidato alle più sapienti cure registiche di Thurop Van Orman e John Rice, veterani tv con alle spalle lavori come Le superchicche, Adventure Time, Rick & Morty e Le meravigliose disavventure di Flapjack (2008, creazione tutta di Van Orman). E' cambiata anche la squadra di sceneggiatori, aiutata dal non dover reintrodurre il variopinto e delirante cast, ma impegnata soltanto a metterlo in circostanze nuove e per fortuna più meditate.

Sia ben chiaro che un miglior risultato in questo caso non comporta una pietra miliare: il ritmo martellante e asfissiante tipico dell'animazione hollwyoodiana attuale è confermato e abbracciato, mentre la morale dell'unione fa la forza con variante romantica (l'uccellina Silver è il genio della situazione) non è di certo inedita. Anche la lassità del racconto, con una sottotrama dedicata ai pulcini, ricorda il divertimento a buon mercato per famiglie di un Cattivissimo Me 3. Non mancano all'appello nemmeno i brani cult usati per strappare facili risate ("Space Oddity", il tema di Beverly Hills Cop). Se la ragione deve frenare gli entusiasmi, bisogna ammettere che in più di un caso Angry Birds 2 risulta sinceramente esilarante, perché l'esecuzione slapstick di alcune gag coglie nel segno, di certo potenziata da una squadra di animatori in grado di stupirci pochi mesi fa con Spider-Man Un nuovo universo. C'è persino un'eco della Golden Age dell'animazione, quando la combriccola decide di spacciarsi per un'aquila e infiltrarsi nella base nemica, con un costume elaborato ed esiti ridicoli che ricordano quelli di Paperino e Pippo, finta seduttiva alce femmina, in Moose Hunters del 1937. C'è della grevità in più guadagnata in ottant'anni, visto che il climax della sequenza si ambienta in un gabinetto, però l'esecuzione a orologeria della gag si apprezza comunque. Lo scontro con la villain scienziata pazza è poi un'altrettanto sepreverde parodia del filone bondiano, con un uso dello spazio indovinato.
L'esito di questo Angry Birds 2 conferma quanto, in assenza di ispirazioni particolari e in restrittive costrizioni commerciali, sia la consumata esperienza a portare a casa risultati dignitosi.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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