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Woody Harrelson: quell'irresistibile cattivo ragazzo al Giffoni Film Festival

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Tre volte candidato all'Oscar, il talentuoso attore texano riceve il 20 luglio il Premio Truffaut e incontra i ragazzi sul red carpet. Per l'occasione, diamo uno sguardo retrospettivo alla sua carriera.

Woody Harrelson: quell'irresistibile cattivo ragazzo al Giffoni Film Festival

Quello di Woody Harrelson non è sicuramente il primo nome che ci verrebbe in mente pensando al connubio cinema/ragazzi, ma la scelta del festival di Giffoni ci sembra perfetta, per onorare un attore che ci ha dato tanto e introdurlo come merita alle nuove generazioni, che non lo conoscono per i ruoli per cui lo amiamo noi, che giovani non siamo più da un bel po'. Nella sua lunga e splendida carriera l'attore texano ha interpretato solo una manciata di film tendenzialmente diretti a un pubblico giovanile: la serie di Hunger Games e Solo: A Star Wars Story. E il bello è che prima di accettare il ruolo dello splendido (e alcolizzato) vincitore della cinquantesima edizione dei Giochi e mentore di Katniss, Haymitch Abernaty, nei film tratti dai cupi romanzi young adult di Suzanne Collins, lo ha rifiutato ben due volte, perché inizialmente non era convinto che il ruolo fosse abbastanza interessante. La stessa cosa ha fatto per il film di Star Wars: il motivo stavolta era che dopo tanti impegni voleva trascorrere un po' di tempo in santa pace con moglie e figlie (ne ha tre), ma per fortuna la produzione ha insistito. Quando poi Harrelson ha scoperto che ci sarebbe stata anche (nel ruolo di un droide) Phoebe Waller-Bridge, della cui splendida serie Fleabag è un fan appassionato, si è ricreduto, buttandosi con tutto se stesso, come fa sempre, nell'impresa.

A rivedere oggi la sua carriera è incredibile come sia riuscito a conferire forza e carattere a tutti i suoi personaggi, non solo quando a dirigerlo c'erano dei grandi registi, ma anche nel cinema più commerciale o nelle parti più piccole. Personalmente riteniamo che delle sue tre candidature all'Oscar (per Larry Flynt – Oltre lo scandalo, Oltre le regole – The Messenger e Tre manifesti a Ebbing, Missouri) almeno la prima avrebbe dovuto concretizzarsi (ma quell'anno vinse l'australiano Geoffrey Rush per Shine). Anzi, pensiamo che avrebbe meritato la candidatura anche per altri film, senza contare la sua prodigiosa performance televisiva nella prima stagione di True Detective, per cui è stato (soltanto) candidato a Emmy e Golden Globe. Proprio la televisione lo ha reso noto e amato dal pubblico: indimenticabile il suo barista poco intelligente, Woody Boyd, che ha interpretato nella sitcom con Ted Danson Cin Cin, dal 1985 al 1993, dove – come il suo personaggio nella finzione – è arrivato a prendere il posto dell'attore Nicholas Colasanto, prematuramente scomparso. Per il ruolo – per cui è stato candidato ben 5 volte - ha vinto l'unico Emmy della sua carriera (le altre tre nomination le ha avute per Frasier, Game Change e True Detective).

Non abbiamo mai incontrato di persona Woody Harrelson, e ci dispiace: deve essere davvero simpatico e spontaneo, come si è accorto di recente il popolo della rete, che ha trasformato in meme le sue buffe espressioni al torneo di Wimbledon (sì, era un po' alticcio e voleva tornare a sedersi col bicchiere di vino in mano, ma non ha fatto nulla di grave) ed è sicuramente un uomo molto generoso, capace di stringere amicizie fraterne coi colleghi, come ad esempio Matthew McConaughey, il che spiega anche la perfetta sintonia che si crea tra loro sullo schermo. Con l'Italia, poi, ha un legame speciale: non è un caso se la sua terzogenita si chiama Makani Ravello, perché è nella splendida cittadina della costiera campana che l'attore ama passare le vacanze ed è lì che la figlia è nata nel 2006. Nel 2002 si è fermato a osservare un gruppo di ragazzi del luogo che giocava a calcetto ed ha espresso interesse a partecipare, anche se il basket gli è molto più familiare, come ha dimostrato in Chi non salta bianco è. I ragazzi gli hanno regalato la maglia della Salernitana e lui si è appassionato al gioco: è diventato così bravo che nel 2010 per la squadra del Resto del mondo ha segnato il rigore decisivo contro l'Inghilterra al Soccer Aid (nel video).

Crudista vegano e dichiaratamente straight edge, ma cosciente sostenitore della legalizzazione della marijuana (anche se ha smesso, dice, di farne uso), Woody di tanto in tanto indulge in qualche piccolo vizio, ma, al contrario di tanti suoi colleghi, è sempre in grado di riprendere il controllo. Entusiasta, empatico, curioso e sensibile: è questo il segreto di un attore per cui la vita non è sempre stata facile. Deve essere stato un trauma essere lasciato da bambino con la madre e i fratelli dal padre Charles – che era nato il suo stesso giorno e gli somigliava moltissimo - e ritrovarlo da adolescente, in prigione (dove è morto per infarto a 69 anni), condannato all'ergastolo per omicidio. Eppure lui è andato costantemente a trovarlo, stabilendo con lui un rapporto, se non padre-figlio, almeno di amicizia. Forse anche per questo sembra venirgli facile entrare nei panni dei tanti personaggi, giusti e sbagliati, buoni e cattivi, che ha interpretato in vita sua, risultando sempre credibile.

Scegliere tra tutti i suoi personaggi, un centinaio, è solo questione di gusti ed è un'operazione arbitraria. Però ci sono dei film che consiglieremmo a chi non lo conosce, per rendersi conto della sua evoluzione e del suo talento. Uno di questi è sicuramente il satirico e ultraviolento Assassini Nati - Natural Born Killers, che Harrelson interpreta alla fine del suo impegno, molto più leggero, con Cin Cin. Oliver Stone, che rimaneggia ampiamente la sceneggiatura di Quentin Tarantino, sostiene di aver riconosciuto negli occhi dell'attore una propensione quasi genetica alla violenza. Secondo noi esagera: nel suo ritratto di Mike, metà di una coppia maledetta, assassino psicopatico dall'infanzia traumatica che si imbarca in una folle odissea di sangue e morte, c'è tutta l'arte di un interprete che per una volta può lasciarsi andare. Tutt'al più, per lui, si tratta di una performance catartica. E indimenticabile.

Due anni dopo questa memorabile interpretazione, Harrelson conquista finalmente la sua prima nomination all'Oscar con il ritratto di un personaggio reale in Larry Flynt – Oltre lo scandalo. Nelle sapienti mani del grande regista Milos Forman, l'editore di Hustler - che della dignità delle donne se n'è sempre fregato, interessato soltanto a far soldi con la pornografia - diventa un simbolo della libertà di parola e di stampa assicurato dalla Costituzione americana. È un personaggio eccentrico e larger than life, di quelli in cui l'attore riesce al meglio e si diverte un mondo, in un film che è un perfetto ritratto della società e della cultura statunitense.

Da ricordare anche le apparizioni da non protagonista in Sesso e potere di Barry Levinson, La sottile linea rossa di Terrence Malick e Ed Tv di Ron Howard, satira della tv dei reality, in cui interpreta l'inaffidabile fratello traditore del protagonista Matthew McConaughey. Lavora due volte con Martin McDonagh, in 7 Psicopatici e Tre manifesti a Ebbing, Missouri, ed è divertentissimo nel primo, mentre nel secondo col suo saggio sceriffo malato di cancro ci ha spezzato il cuore. Si trova benissimo anche con Oren Moverman, con cui ci regala non solo The Messenger ma anche il poco visto Rampart, e fa davvero paura nei panni del feroce Colonnello in The War – Il pianeta delle scimmie. Personalmente, ci ha fatto letteralmente impazzire in Benvenuti a Zombieland, nel ruolo dello spietato e asociale cacciatore di zombie Tallahassee, con la passione per i Twinkie: sapere che lo rivedremo in quella parte ci riempie di gioia.

Per tutto questo ci sembra perfetto che il premio che il festival di Giffoni gli assegna sia intitolato a Truffaut, l'uomo che amava le donne, il cinema e Hitchcock, che ha incontrato perfino gli alieni grazie a Steven Spielberg: perché, come lui, è curioso e appassionato della vita reale e di quella vissuta attraverso le storie e i personaggi della settima arte.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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