News Cinema

Wonder Wheel di Woody Allen chiude il New York Film Festival

68

Tra i migliori film visti quest'anno anche The Meyerowitz Stories di Noah Baumbach e l'esordio alla regia di Greta Gerwig Lady Bird

Wonder Wheel di Woody Allen chiude il New York Film Festival

Anche l’edizione del New York Film Festival che si conclude oggi, la cinquantacinquesima per la precisione, ha evidenziato l’attenzione dei selezionatori nel proporre il miglior cinema americano d’autore insieme a lungometraggi di provenienza estera che hanno riscosso l’interesse della critica internazionale. Tra gli autori stranieri che si sono distinti quest’anno per la bontà e la forza propositiva del loro lavoro merita di essere citato per primo il “nostro” Luca Guadagnino, il quale con il suo notevole Chiamami con il tuo nome ha bissato il successo ottenuto il mese scorso al Toronto Film Festival. La storia d’amore vera e appassionata tra l’adolescente Elio (Timothée Chalamet) e il più maturo Oliver (Armie Hammer) ha conquistato sia la stampa che il pubblico alla proiezione di gala. Il film continua così la sua corsa verso la stagione dei premi, dove potrebbe essere seriamente in corsa come uno degli outsider che ogni anno emergono dal cinema indipendente. La kermesse newyorkese ha apprezzato anche il tono assurdo e lo stille corrosivo di Ruben Östlund e del suo The Square, vincitore dell’ultimo Festival di Cannes. Anche se non compatto come il precedente Forza maggiore, questo sberleffo al mondo dell’arte e della sua spesso artificiosa intellettualità contiene momenti di cinema sferzante, velenoso.

Il New York Film Festival non ha però soltanto “pescato” il miglior cinema dagli altri eventi: tra le anteprime mondiali presentate nella Grande Mela c’è stato ad esempio il film d'aperura Last Flag Flying, il nuovo lungometraggio diretto da Richard Linklater che vede protagonisti Steve Carell, Bryan Cranston e Laurence Fishburne. Gli attori interpretano gli stessi personaggi visti nel cult del 1973 L’ultima Corvè, regia di Hal Ashby. I tre reduci della Guerra del Vietnam si incontrano nuovamente nel 2003, in piena invasione dell’Iraq da parte della presidenza Bush, per seppellire il figlio di Doc (Carell), ucciso nel conflitto in Medio Oriente. Racconto dolceamaro di figure in chiaroscuro, che ancora fanno i conti con il passato adoperandolo per ribellarsi a modo loro a un presente che li vuole omologati e inebetiti, Last Flag Flying è un film denso di momenti molto toccanti, magari non sempre supportati dall’originalità della storia ma senz’altro dalle ottime interpretazioni dei tre attori principali. Linklater dimostra per l’ennesima volta di saper passare con disinvoltura attraverso opere molto diverse tra loro nel tono e negli intenti, e mantenere comunque un tocco intimo e riconoscibile. Anche se non il suo film migliore, Last Flag Flying rimane comunque malinconico e sincero al punto giusto.

Pochi giorni prima di essere andato in onda sulla HBO è stato presentato al festival anche Spielberg, documentario di due ore piene dedicato al “papà di E.T. e Indiana Jones che mette in relazione come mai era successo prima molte delle sue opere con aspetti della vita privata dell’autore poco affrontati. La forza prima del lavoro di Susan Lacy sta dunque nel confermare o addirittura in qualche caso rivelare che il cinema di Spielberg, soprattutto quello ritenuto più di intrattenimento prima della svolta di Schinderl’s List, era in realtà molto più personale di quanto la confezione mirabolante lasciasse intravedere. Un documentario magnificamente organizzato, in alcuni momenti rivelatorio e per questo commovente, a cui hanno partecipato tutti, ma davvero tutti, gli artisti che hanno collaborato con Steven Spielberg.

L’altra grande anteprima mondiale del NYFF è stato il film di chiusura, la nuova fatica di Woody Allen Wonder Wheel. Il cineasta nato a Brooklyn è tornato indietro nella Coney Island degli anni ‘50 per confrontarsi con un altro “mostro sacro” come Tennessee Williams, più precisamente il suo capolavoro Un tram che si chiama desiderio. La Ginny protagonista di Wonder Wheel, impersonata da una carismatica Kate Winslet, come costruzione piscologica ed emotiva rimanda direttamente alla Blanche DuBois che tutti abbiamo amato impersonata da Vivien Leigh. Film sul rimpianto e i compromessi che dobbiamo fare per sopravvivere, Wonder Wheel è una delle opere più riuscite e coraggiose dell’ultimo Allen, il quale anche grazie alla collaborazione con Vittorio Storaro di concede questa volta una ricerca estetica che riguarda l’uso drammatico del colore, spesso adoperato per incorniciare le figure in un’ideale scena teatrale filmata. Nel cast anche i più che efficaci Justin Timberlake, Juno Temple e il bel “ritorno” di Jim Belushi.

Molto convincente anche il nuovo film di Noah Baumbach The Meyerowitz Stories, spaccato familiare che vede protagonisti due fratellastri, Adam Sandler e Ben Stiller, alle prese con i propri, rispettivi risentimenti nei confronti di un padre altero ed egoista, interpretato magistralmente da Dustin Hoffman. I dialoghi del film sono come sempre nel cinema di Baumbach l’ossatura principale per costruire situazioni e momenti di comicità amara, materiale che stavolta viene accompagnato da psicologie ben delineate e uno stile di regia pulito, attento alle atmosfere, sempre partecipe. Il regista de Il calamaro e la balena conferma di star progressivamente raggiungendo una maturità artistica fatta di ricerca introspettiva e sceneggiature cesellate. The Meyerowitz Stories è senza dubbio uno dei suoi migliori film, se non addirittura il migliore. Nel cast anche Emma Thomson, spassosa a supporto di Hoffman, e Candice Bergen in un ben cammeo.

Tra i lungometraggi americani che il New York Film Festival ha invece presentato dopo il loro passaggio in altri festival meriano segnalazione Wonderstruck di Todd Haynes (precedentemente a Cannes e Locarno) e Lady Bird (visto invece a Toronto). Il primo è un piccolo racconto di scoperta ambientato in due distinte epoche, gli anni ‘20 e i ‘70. Sfruttando la menomazione fisica dei due giovani protagonisti delle due storie, entrambi sordi, Haynes costruisce un puzzle visivo per lunghissimi tratti senza dialoghi, scandito da note musicali e dalla rarefatta bellezza della messa in scena. Wonderstruck a tratti è quasi un film sperimentale, però sempre imbevuto di quella cinefilia avvolgente in cui il cinema di Haynes si distingue. Forse non il suo film più entusiasmante, ma di certo cinema capace di rimanere impresso nel cuore. Così come lo è il dolcissimo Lady Bird, esordio alla regia di Greta Gerwig che ha scelto come (perfetta) protagonista Saoirse Ronan. All’ultimo anno di liceo l’adolescente Christine non vede l’ora di lasciare l’anonima Sacramento e trasferirsi in qualche college della East Coast, dove la vera “cultura” palpita. Racconto gentile e profondo di insofferenza esistenziale, differenze sociali e scoperte sessuali, film si regge soprattutto sull’umanissimo confronto tra la Ronan e la sua ferrea madre, interpretata al meglio da Laurie Metcalf. Lady Bird è un film sul giovane dolore di vivere, scritto con sorprendente lucidità e diretto con attenzione, con un tocco intimo e sensibile. Promosso dunque a pieni voti il passaggio della Gerwig dietro la macchina da presa.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
Suggerisci una correzione per l'articolo
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming