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Will Ferrell lascia il film su Reagan dopo le proteste della famiglia dell'ex Presidente

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Solo due giorni dopo l'annuncio l'attore costretto a ritirarsi dopo le vibranti proteste dei figli Patti e Michael e dell'Alzheimer's Association.


In un certo senso c'era da aspettarselo. Due giorni fa era stato annunciato che Will Ferrell avrebbe prodotto e interpretato Reagan, sulla base di una sceneggiatura Blacklist di Mike Rosolio, già rappresentata il mese scorso in una pubblica lettura, in cui il defunto ex attore diventato presidente si trova in seri problemi. Così veniva riassunta la trama del film: "Quando Ronald Reagan viene colpito dall'Alzheimer all'inizio del suo secondo mandato, uno stagista ambizioso riceve l'incarico di convincere il Gran Capo di essere un attore che interpreta il Presidente in un film". Oggi è stata diffusa la notizia che Ferrell ha abbandonato il progetto in seguito al pubblico scandalo suscitato dall'idea del film. 

A protestare con più veemenza, oltre ai molti cittadini americani per cui Reagan è ancora una figura iconica, sono stati i figli Patti Davis e Michael Reagan, nonché l'Associazione sull'Alzheimer americana che ha rilasciato il seguente comunicato:

“L'Alzheimer’s Association è sconvolta dal fatto che qualcuno abbia in progetto di realizzare un film che fa la satira di un individuo affetto da Alzheimer o da un'altra malattia mentale degenerativa. I realizzatori prenderebbero in considerazione una forma fatale di cancro o un'altra malattia mortale per una commedia? E' tempo di mettere un freno a questo per sempre".

La materia è ovviamente delicata e chiunque combatta con una malattia del genere sa che non c'è certo da ridere. Anche se è facile pensare che la cosa sarebbe passata del tutto inosservata se il soggetto avesse riguardato un personaggio immaginario e ovviamente nessuna di queste persone ha letto la sceneggiatura, va anche detto che la diagnosi di Alzheimer fu fatta a Ronald Reagan nel 1994, secondo il suo annuncio ufficiale alla nazione, ovvero 5 anni dopo la fine del suo secondo mandato.

Il primo a farsi sentire è stato Michael Reagan con un Tweet in cui diceva che gli autori dovevano vergognarsi e che l'Alzheimer "non è una commedia per i 5 milioni di persone che ne soffrono. Prima ti ruba la mente poi ti uccide". Dal canto suo, Patti Davis aveva scritto in una lettera aperta al Daily Beast: "Ho visto la paura invadere gli occhi di mio padre, di quest'uomo che non aveva paura di niente. Ho sentito la sua voce tremare mentre stava in piedi in salotto e diceva "Non so dove sono". Si è anche riso in quegli anni, ma non c''è stato mai dell'umorismo".

La Reagan Foundation ha anche rilasciato una dichiarazione esprimendo il suo dispiacere per il coinvolgimento di Ferrell. Al momento il film non aveva ancora finanziamenti per cui quasi sicuramente si può affermare che non si farà più.

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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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