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West and Soda: il capolavoro di Bruno Bozzetto compie 50 anni

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Ricordiamo una pietra miliare dell'animazione italiana e internazionale

West and Soda: il capolavoro di Bruno Bozzetto compie 50 anni

Bruno Bozzetto lo ha ricordato: l'idea del lungometraggio animato West and Soda nacque nel 1962, ancora prima dell'uscita di Per un pugno di dollari (1964). Il cartoon che omaggia e parodizza il genere western, uscito il 1° ottobre del 1965, era quindi in odore di massima originalità già quando fu concepito. E a ha retto il peso degli anni, ora che compie mezzo secolo.

La giovane e bella Clementina resiste con il suo ranch alle mire capitalistiche del Cattivissimo, un magnate che vorrebbe rilevarlo e metterle le manacce addosso. In compagnia delle sue mucche e del suo fedele cane Socrate (alcolizzato), Clementina vede uno spiraglio di luce quando il misterioso Johnny, pistolero votatosi alla non-violenza, irrompe nella sua vita. Ma per affrontare il Cattivissimo e i suoi due scagnozzi, Ursus e lo Smilzo, servirà che rimetta mano alle fedeli colt.

Nonostante il film sia nato come parodia del western, West and Soda mantiene un'autoreferenzialità magica, forse nemmeno del tutto voluta dagli autori, rivelandosi divertente e spiazzante anche se non si colgono citazioni e parodie. Merito di cosa? Innanzitutto dello stile grafico, messo a punto da Bozzetto nella lunga militanza nel Carosello, in una sintesi delle tendenze stilizzate e anti-tridimensionali dell'epoca (basti pensare anche ai fondali di La carica dei 101, 1961). Era un taglio di moda allora, ma eseguito con una tale perizia, dovuta all'impegno come direttore artistico di Giovanni Mulazzani, da superare indenne cinque decenni e risultare persino attuale adesso, quando la caricatura essenziale e le animazioni sul web presentano spesso una simile ricerca di movimenti simbolici e netti, fortemente caratterizzanti. Un'animazione lontana dal lusso disneyano, forte tuttavia dei suoi limiti trasformati in virtù estetiche, come stava accadendo parallelamente in Giappone con i primi anime: ne possono andare fieri Guido Manuli, Giuseppe Laganà e Franco Martelli, che con la collaborazione di due sole assistenti (e di Bozzetto, non accreditato) hanno animato l'intero film in due lunghi anni, in sessioni straordinarie di lavoro volontario che – a detta di Bruno – sarebbero impensabili da richiedere oggi.

Sono eterni anche il ritmo e il taglio di regia, entrambi particolarissimi, dovuti all'irriproducibile miscela di esperienza nella pubblicità e sostanziale ignoranza delle regole cinematografiche, come ammise lo stesso Bozzetto. La sceneggiatura fu scritta con Attilio Giovannini, che aiutò regista e collaboratori ad applicare la loro spigliatezza nelle tecniche d'animazione al basilare ABC della regia, che ignoravano quasi del tutto. Un ABC a volte rispettato, a volte piegato a momenti visionari che qualcuno giustamente paragonava agli sperimentalismi dello studio Zagreb: Surogat aveva vinto nel 1962 l'Oscar come miglior corto animato. E c'è tanto astrattismo di Norman McLaren nell'incredibile (perché è incredibile) rissa nel saloon, fatta di silhouette colorate.

Oltre alla grafica, West and Soda incrociò un sonoro di tutto rispetto: a parte le musiche non scherzose ma epiche di Giampiero Boneschi, il doppiaggio racchiuse dei nomi che sarebbe limitativo definire "grandi". Svetta su tutti Carletto Romano nei panni del Cattivissimo (leggendario "Silenzio, silenzio, popolo cornuto", all'indirizzo delle sue vacche); ma sono irresistibili anche Luigi Pavese e Willy Moser come Ursus e Smilzo, così come Lydia Simoneschi nei panni della sensuale prostituta Esmeralda e il geniale, autoparodistico, Nando Gazzolo nella parlata distante, elegante e finto-tormentata di Johnny.

Restaurato qualche anno fa, West and Soda è ancora disponibile, purtroppo solo su dvd, in una buona edizione. Ultimamente viene ricordato più dei Fratelli Dinamite dei Pagot e di La rosa di Bagdad di Anton Gino Domeneghini, entrambi del 1949, che si contendono il titolo di primo lungometraggio animato italiano. Storiografia a parte, per la sua inimitabile schizofrenia di sicurezza artistica e – per dirla con Bozzetto – di incoscienza, per noi West and Soda rimane ancora il capostipite di una voce autonoma della nostra tradizione animata. Se alla Pixar sanno chi sia Bruno Bozzetto, all'epoca solo ventisettenne, un motivo ci sarà.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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