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Viva l’Italia: la commedia corale in cui Placido ha perso il controllo e Bova è un raccomandato

Viva l'Italia è un film corale diretto da Massimiliano Bruno, di cui vi raccontiamo la carriera e le incursioni nella commedia.

Viva l’Italia: la commedia corale in cui Placido ha perso il controllo e Bova è un raccomandato

Viva l'Italia doveva essere il film dell'esordio registico di Massimiliano Bruno, e invece è arrivato dopo Nessuno mi può giudicare, una commedia un po’ meno sociale e più scanzonata, sebbene mai superficiale, affidata alla verve di Paola Cortellesi, Raoul Bova e Anna Foglietta (in un ruolo minore). E Raoul Bova è anche uno dei protagonisti della nostra vicenda corale che ha anche un intento satirico o comunque di denuncia. Si ride del peggio, insomma, in Viva l'Italia, che è il titolo di una canzone di Francesco de Gregori che del nostro paese rimanda un'immagine forse un po’ più lusinghiera. Qui il nostro stivale è un calderone di raccomandazioni, maleducazione, volgarità e scarsissima integrità. Bruno, insomma, fa propria la lezione dei film più cattivi di Monicelli e de I mostri di Dino Risi, e affida a Michele Placido il ruolo di un politico di nome Michele Spagnolo a cui, dopo un malore, saltano tutti freni inibitori. Le conseguenze saranno tragiche, sia per lui, che comincia a dire tutto ciò che pensa, che per il suo entourage, familiare e non. Nel cast di Viva L'Italia, che, con il punto esclamativo alla fine, era anche un film del 1961 che parlava della Spedizione dei Mille, ci sono pure Ambra Angiolini, Sarah Felberbaum, Alessandro Gassmann, Rocco Papaleo ed Edoardo Leo. La commedia è uscita nel 2012.

Massimiliano Bruno e la commedia

Massimiliano Bruno ha sempre frequentato il genere comico, anche quando non immaginava che un giorno sarebbe stato dietro alla macchina da presa. Eppure per lui l'inizio è stato diverso e difficile. Ha cominciato infatti nei piccoli teatri romani alla fine degli anni '80. Nella sua compagnia c'erano attori oggi di primo piano: Claudio Santamaria, Valerio Mastandrea, Valerio Aprea (che ha un ruolo in Viva l’Italia) e soprattutto Paola Cortellesi, per cui il nostro è diventato autore. Sono arrivate poi, sempre per il lavoro di autore, le fiction televisive (Non ho l'età, I Cesaroni), quindi l'edizione di Quelli che il calcio condotta da Simona Ventura, i testi delle imitazioni di Max Giusti, diversi programmi per La7. Dopodiché il cinema è entrato di prepotenza nella vita artistica di Max Bruno, che ha sceneggiato per e con Fausto Brizzi Notte prima degli esami, Notte prima degli esami oggi, Ex, Maschi contro femmine, Femmine contro maschi. Autore anche del copione di Questa notte è ancora nostra, di Miniero e Genovese quando erano ancora un team, Massimiliano ha poi debuttato nella regia con Nessuno mi può giudicare, storia di una donna dell'alta borghesia che non ha più un soldo in tasca e si ritrova a fare la escort. Forse per la presenza della coppia Bova/Cortellesi o forse per il tono garbato della narrazione e il romanticismo della love-story fra i due protagonisti, il film è stato un successo, vincendo a sorpresa il Nastro d'argento alla migliore commedia e battendo i due campioni d'incasso stagionali Benvenuti al Sud e Che bella giornata. Confusi e felici, che è arrivato dopo, esattamente nel 2014, è stato meno fortunato, ma ci sono delle scene che da sole valgono la visione, come quella di Marco Giallini che, a una signora che gli dà del troglodita a teatro perché non ha spento il cellulare, dice: "Aho, sei morta da sei anni e ancora non te l'hanno detto". Bruno qui si affida ancora una volta a un gruppo di attori noti, alcuni dei quali in stato di grazia. Il protagonista è Claudio Bisio, ci sono poi Anna Foglietta, Rocco Papaleo, Paola Minaccioni. Si ride, ma la risata è malinconica, e a tratti dolce.
Con Gli ultimi saranno ultimi il regista cambia tono e registro e indaga il femminile da un altro punto di vista. Racconta di una donna privata di uno dei beni più preziosi (il lavoro), nonché della dignità. La donna ha il volto di Paola Cortellesi ed è incinta, e decide di non arrendersi. Narra la vita in provincia Nessuno mi può giudicare, e non il caos impazzito della tentacolare Roma, e ci mostra un mondo di buoni, di puri, di cui fa parte anche un poliziotto con il volto di Fabrizio Bentivoglio. Il protagonista maschile de Gli ultimi saranno ultimi è Alessandro Gassman, ritrovato in Beata ignoranza e messo a duettare con Marco Giallini. Il tema del film è la tecnologia e il nostro rapporto con essa, oltre alla scuola e ai suoi professori. Come in una commedia britannica, i protagonisti si scambiano la vita, o meglio le abitudini, e a quello che usa un vecchio Nokia verranno aperte le segrete degli smartphone e di Internet, mentre l'altro dovrà restare il più a lungo possibile sconnesso. Quest’ultima incresciosa situazione non avrebbe mai potuto riguardare i protagonisti di Non ci resta che il crimine, che dal 2018 tornano nel 1982, anno della vittoria dei mondiali di calcio da parte dell'Italia e nel quale imperversava la banda della Magliana. Anche qui Bruno mescola suggestioni anglosassoni a realtà tipicamente italiche (romane nella fattispecie), facendo un'ottima incursione nel gangster movie e trasformando Edoardo Leo nel feroce Enrico De Pedis detto Renatino. Il ritmo è incalzante, il team Gassman/Giallini è affiancata da Gianmarco Tognazzi, e la ricostruzione d'epoca risulta accattivante ed estremamente precisa. Il film ha un sequel: Ritorno al crimine, in cui ritroviamo anche Carlo Buccirosso, Ilenia Pastorelli e lo stesso Bruno.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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