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Verdone e De Sica da Fazio: la simpatia e l'affetto nelle case degli italiani dalla villa di Sordi

I due attori, in collegamento da Roma durante Che tempo che fa, hanno ricordato il grande mattatore, che entrambi hanno conosciuto di persona.

Verdone e De Sica da Fazio: la simpatia e l'affetto nelle case degli italiani dalla villa di Sordi

Meno male che esistono Carlo Verdone e Christian De Sica, che ieri sera, in collegamento con Fabio Fazio durante la trasmissione "Che tempo che fa", hanno fatto quasi dimenticare a molti italiani, in una delle giornate più fosche di questi nuovi tempi di Coronavirus, angosce e preoccupazioni. I cognati più famosi del cinema italiano (Christian è sposato con Silvia Verdone) erano seduti ciascuno su un divanetto in stoffa damascata di Villa Sordi. La casa di Albertone, come forse saprete, ospita la mostra organizzata per i cento anni dalla sua nascita che avrebbe dovuto essere inaugurata il 7 marzo. Al momento l'apertura è stata spostata a inizio aprile, ma ieri, grazie a Verdone che se ne andava in giro per le stanze dell'abitazione, siamo potuti entrare, ad esempio, nel bagno dell'attore, dove campeggiava una poltrona da barbiere. "Sembra la toilette di Norma Desmond di Viale del tramonto" - ha commentato Carlo, raccontando di quando Alberto, da vanitoso qual era, si lasciava coprire di fondotinta, sempre dallo stesso truccatore (Giulio Ruffini) le macchioline dell'età che aveva sul viso: "E’ stato il profumo che ho messo ad agosto" - si giustificava. Nel bagno c'erano anche due grosse foto di scena de L'avaro, mentre, nella sala da pranzo, le telecamere hanno indugiato su un tavolo e delle sedie in stile classico. "Alberto invitava a pranzo sempre le stesse persone" - ha detto ancora Verdone - " e cioè Federico Fellini e Giulietta Masina, Rodolfo Sonego, Sergio Amidei, Monica Vitti, Piero Piccioni, e poi qualche cardinale o monsignore. Alberto era così. Dopo la morte di sua sorella Savina, sulla casa scese un velo funereo".

I racconti dei due attori e registi, che non possiamo non ricordare intenti a ballare in mutande in una delle scene più spassose di Borotalco, ci svelano un Alberto Sordi, se non inedito, comunque poco noto, e le loro parole commentano scene o foto di In viaggio con papà e Troppo forte (che videro Verdone dirigere e recitare con Sordi) e de Il malato immaginario (nel quale De Sica e Sordi divisero il set).
In viaggio con papà uscì nel 1992 e, guardando una foto in cui fa un salto tenendosi aggrappato alle spalle del nostro Albertone nazionale, Verdone ha spiegato: "Erano finite le riprese ed ero felicissimo. Aberto si arrabbiò moltissimo, mi disse che gli avevo fatto male al ginocchio". Un altro aneddoto buffo riguarda una pipì a casa Sordi sempre durante la lavorazione di A casa con papà. I due attori stavano parlando della sceneggiatura e si apprestavano ad andare da Sylva Koscina. A un certo punto Carlo sentì l'urgenza di andare al bagno e quando lo disse ad Alberto, Sordi quasi trasecolò e, agitatissimo, chiamò la sorella Aurelia, che arrivò armata di un mazzo di chiavi e portò Verdone in un triste e dimesso bagnetto di servizio: "Era pieno di polvere e ragnatele, c'era una saponetta tutta crepata che sembrava venisse da Pompei".

Un altro amarcord di Verdone riguarda la piscina quasi olimpionica della villa. In un'estate particolarmente calda, Verdone avrebbe tanto voluto farsi un bagnetto. Sordi però non l'aveva riempita, dando ancora una volta dimostrazione di "un’austerità quasi monacale" davvero in contrasto con la sua solarità.
Era un uomo malinconico Alberto Sordi? Secondo Christian De Sica no. "I comici nella vita privata di solito sono tristi" - ha commentato. "Sordi no, lui era allegro anche fuori dal set. Non era come te, Carlo, che sei lugubre e ipocondriaco. Appena vedi una farmacia… per te è come il richiamo della foresta".

Christian parla di papà Vittorio e di Sordi e di due regali che Alberto gli fece: una cintura addominale dimagrante avuta a 18 anni, per lui epoca di sovrappeso, e un accendino d'oro per il matrimonio ("Sicuramente era riciclato"). De Sica condivide poi con Fazio e con noi a casa ricordi dal set de Il malato immaginario, il film di Tonino Cervi nel quale Sordi era Don Argante e lui Claudio Anzalone. De Sica indossava una parrucca in stile Re Sole e si sentiva francamente ridicolo, in più Alberto era un po’ scettico sulla sua recitazione ("Parli in napoletano, non in romano come faccio io"), così gli propose di pronunciare tutte le battute come se fossero domande. Funzionò. De Sica era emozionato e si impappinava, e Sordi lo prendeva in giro. "Guarda che ti faccio doppiare da Giulio Panicali" - gli ripeteva. Anni dopo, durante le riprese di Vacanze di Natale '91, fu Sordi a dimenticare una battuta. Al che Christian De Sica gli si avvicinò e, trionfante, gli disse: "Guarda che ti faccio doppiare da Panicali".

Uno degli ultimi aneddoti, forse il più spassoso, riguarda l'avversione di Alberto Sordi per i legami sentimentali impegnativi. Forse non tutti sanno che - ed è Verdone a spiegarlo - una volta il grande mattatore aveva acconsentito a prendere in moglie una donna non italiana (una certa Uta Franz, ndr), poi si pentì della decisione e mandò il suo segretario, Bettanini, a comunicarle che aveva cambiato idea. Il povero messaggero disse alla sfortunata: "Scusi, noi non ci possiamo sposare". Aveva parlato al plurale!

Sono stati spiritosi ieri sera Carlo Verdone e Christian De Sica, ma il tono era dolce. Sentivano entrambi la responsabilità di concedere al paese una pausa ludica, un intermezzo colmo di affetto, una qualche forma di conforto. Oltre a condividere con il pubblico a casa ricordi di un cinema che non c'è più ma che in parte continua con loro, i due ci hanno fatto ripensare all'Italia fiaccata dalla guerra che Sordi ha raccontato per esempio in Tutti a casa, tempo fosco a cui è seguito il dopoguerra con le sue speranze e una ripresa, accompagnata da ottimismo ma anche da quelle "mitomanie e megalomanie" tutte nostre che i personaggi di Alberto più o meno implicitamente esprimevano ma che vennero sbandierate come fossero pregi e perciò imitate. Durante il viaggio virtuale nella dimora di Alberto Sordi abbiamo visto una foto con Verdone, Sordi, Sergio Leone e Fellini a Cinecittà e ci siamo ricordati che, in tempi in cui è bene restare a casa, abbiamo tanti vecchi film da vedere e rivedere invece di trastullarci in aperitivi e discese forsennate sulle piste da sci. Villa Sordi, nel frattempo, resta dov'è, a Piazzale Numa Pompilio, vicino alle Terme di Caracalla, pronta ad aprirci le sue porte quando potremo nuovamente circolare in libertà e, pigiati in fila, potremo magari incontrare un vecchi amico e dirgli, dopo averlo abbracciato, "Anche tu qui!".

Anche se i teatri e i cinema sono chiusi e le uscite cinematografiche sono rimandate, la cultura è ancora con noi, dobbiamo ricordarcelo. Ci sostiene e ci intrattiene, per questo la testimonianza di Carlo e Christian è stata importante. Per un po' non ci è sembrato di essere soli, perché ci siamo sentiti parte di una comunità che, guardando Albertone aggredire un piatto maccheroni ed esclamare: "M'hai provocato? E io me te magno!", riesce ancora a ridere.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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