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Venezia 2008 - Rachel Getting Married, la recensione

A Venezia aveva portato nelle scorse stagioni i due suoi recenti documentari: The Agronomist e Jimmy Carter Man from Plains. Nel mezzo era stata la volta di The Manchurian Candidate. Ora Jonathan Demme torna a Venezia, in concorso, con un nuovo film di fiction, scritto dalla figlia di Sydney Lumet, Jenny.


A Venezia aveva portato nelle scorse stagioni i due suoi recenti documentari: The Agronomist e Jimmy Carter Man from Plains. Nel mezzo era stata la volta di The Manchurian Candidate.
Ora Jonathan Demme torna a Venezia, in concorso, con Rachel Getting Married un nuovo film di fiction, scritto dalla figlia di Sydney Lumet, Jenny.
La storia è quella di Kym (Anne Hathaway), una giovane ex modella che negli ultimi dieci anni ha fatto dentro e fuori dalle cliniche per disintossicarsi e che fa ritorno a casa, nel Connecticut, per presenziare al matrimonio della sorella Rachel (Rosemarie DeWitt). Il ritorno a casa di Kym, peraltro in una circostanza tanto delicata e stressante come quella di un matrimonio e dei suoi preparativi, sarà ovviamente il catalizzatore di una serie di reazioni che porteranno al progressivo confronto e scontro tra i membri di una famiglia apparentemente solida e solare ma afflitta (come tutte?) da tensioni e rancori sotterranei.

Quello di Demme è un dramma familiare che ha prima di tutto il pregio non indifferente di voltare le spalle a quella fastidiosissima nuova tendenza del cinema hollywoodiano e non solo di raccontare i drammi abusando di retoriche e disperazioni gettate in pasto allo spettatore un tanto al chilo. Al contrario, il regista sceglie la chiave del rigore e spesso persino della sottrazione, avendo il coraggio di far interrompere per via di quell’inatteso che è parte della vita molti dei tesi confronti fra i suoi protagonisti.

La macchina da presa – quasi tutta a mano, come fosse un videodiario amatoriale del matrimonio – s’incolla alla Kym interpretata dalla Hathaway e su tutti gli altri bravissimi attori protagonisti indagandone le psicologie e gli stati d’animo, ma mai con morbosità o invadenza.
Le difficoltà dovute al riprendere una vita “normale” dopo la dipendenza dalla droga e i guai che si sono combinati, il rapporto complesso e conflittuale tra due sorelle che pensano ognuna che l’altra possa rubare le attenzioni del padre, tra loro due e una madre lontana fisicamente e psicologicamente, lo spettro di un lutto passato ma ancora pesante di cui Kym è responsabile: tutti aspetti narrativi e tematici che Demme affronta con mano ferma, riuscendo a dosare con abilità la drammaticità dovuta alle tensioni emotive con momenti di agrissimo umorismo che serve non a mascherare ma a contribuire ad un quadro complessivo mai facile.

Corale e vorticoso ma mai dispersivo, ricco di musica e di colori che fanno da contraltare alla cupa tensione di certe situazioni, Rachel Getting Married è un efficace e solido, emotivamente coinvolgente. Merito tanto della mano di Demme quanto dell’intensità della Hathaway e del cast tutto.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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