Venezia 2008 - Ponyo on the Cliff by the Sea, la recensione

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Ci voleva un gigante del cinema come Hayao Miyazaki per risollevare le sorti del concorso della 65esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia ed il morale dei suoi cronisti.
Ponyo on the Cliff by the Sea è l’ennesimo splendido lavoro di un genio dell’animazione, che continua con caparbietà a creare mondi e fiabe affascinanti e coinvolgenti, in grado di meravigliare e di “risvegliare il fanciullo addormentato che è in noi,” per dirla con il direttore della Mostra Marco Müller.

Forse segnato da alcune critiche relative alla supposta eccessiva elaborazione e complessità del suo film precedente, Il castello errante di Howl, Miyazaki ha ricaricato le batterie al mare e ha realizzato un film ispirato a quel soggiorno e caratterizzato da una linearità e una semplicità di segno grafico e di struttura narrativa che non fanno altro che esaltarne le doti affabulatorie e fiabesche. Ponyo on the Cliff by the Sea è infatti una fiaba classicissima, un racconto solo in apparenza infantile, stratificato e ricco di tutte quelle suggestioni e delle tematiche che sono tipiche e ricorrenti del regista nipponico: dal legame con la natura alla magia di cose, luoghi e creature, passando per i percorsi di crescita ed emancipazione dei più piccoli così come per quelli dell’accettazione della vecchiaia e della morte per i più anziani. Ma tale e tanta ricchezza tematica viene avvolta intorno ad un filo narrativo di esemplare semplicità, tanto da renderla lieve, fresca e apparentemente impalpabile.

Quest’apparente semplicità narrativa fa il paio con quella visiva: Ponyo on the Cliff by the Sea è un film dai tratti al limite dell’essenziale, con fondali e oggetti visibilmente realizzati a mano con l’uso di matite e pastelli colorati e personaggi – specie la piccola Ponyo, sia nella sua forma pesce che in quella umana – deliziosi, esilaranti e commoventi. Ma anche qui la semplicità del tratto non impedisce a Miyazaki di dare vita a scene grandiose per immaginazione e realizzazione, all’interno delle quali si alternano grandiosa epicità e minimalismi ricchi di romanticismo. Temi, aspetto, personaggi e sentimenti espressi fanno di Ponyo on the Cliff by the Sea un piccolo, grande film. Realizzato da un regista che è grande. E basta.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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