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Venezia 2008 - Burn After Reading, la recensione

Come quello di tutti i grandi autori della storia del cinema, quello dei fratelli Coen è un cinema che riesce ad essere sempre diverso e sempre uguale a sé stesso. Diverso perché Joel e Ethan ci hanno da tempo abituato ad un eclettismo che si applica a toni, generi e stile; uguale perché i due fratelli riescono ad imprimere ad ogni lor...


Come quello di tutti i grandi autori della storia del cinema, quello dei fratelli Coen è un cinema che riesce ad essere sempre diverso e sempre uguale a sé stesso. Diverso perché Joel e Ethan ci hanno da tempo abituato ad un eclettismo che si applica a toni, generi e stile; uguale perché i due fratelli riescono ad imprimere ad ogni loro film un marchio di fabbrica inconfondibile, che si tratti di sfumature o di temi ricorrenti. E il tema ricorrente e onnipresente nelle storie dei Coen è il disordine (interiore o meno) che i loro protagonisti tentano – quasi sempre invano – di ricomporre. Di disordine, in Burn After Reading - film che ha aperto Fuori concorso l’edizone numero 65 del Festival di Venezia – ce n’è parecchio: un disordine anarchico, incomprensibile e decisamente divertente, nel quale sguazzano, illudendosi di esserne in controllo, tutti i protagonisti. di una storia che è molto più di una semplice parodia delle spy stories. Se è vero che i Coen giocano con gli stilemi del genere spionistico, lo è altrettanto che la trama di Burn After Reading è molto di più di una satira sull’inettitudine dell’intelligence – pur presente in due divertentissimi siparietti di cui è protagonista J.K. Simmons. Il famoso cd di (presunti) documenti riservati con il quale la coppia Frances McDormand/Brad Pitt cercano di ricattare l’ex analista della CIA John Malkovich è infatti solo il pretesto per raccontare storie assai più private e quotidiane, storie di amori (veri o presunti, di coppie e di tradimenti. E allora appare chiaro che per i Coen ad essere top secret non sono tanto i file riservati di Langley quanto i pensieri e le azioni di coloro che abbiamo o vorremmo avere al nostro fianco. Proprio come il primo e il secondo capitolo della cosiddetta “trilogia dell’idiota”, Fratello dove sei? e Prima ti sposo, poi ti rovino, Burn After Reading è quindi forse fondamentalmente un film sull’amore. O perlomeno sull’amore come lo raccontano i fratelli Coen. E solo successivamente è un racconto grottesco su paranoie tutte contemporanee come quella relativa al controllo occulto delle nostre vite e delle nostre azioni. Nel declinare tutte queste tematiche, i Coen mantengono un ritmo esemplare, ma non sempre il loro personalissimo umorismo cinematografico ha smalto e verve a sufficienza da poter essere davvero incisivo e/o graffiante. L’impressione è che certe situazioni siano un po’ forzate, e che ci si sia affidati troppo alla carta della recitazione “idiota” di Clooney e Pitt. Pur non sballato come The Ladykillers, Burn After Reading non è quindi uno dei titoli più memorabili dei due registi, che sembrano aver volutamente cercato un divertissement di estrema levità e di quasi analogo spessore. Può essere quindi considerato analogo proprio a Prima ti sposo, poi ti rovino: una commedia senza dubbio divertente e piacevole, ma alla quale manca forse quella capacità tutta coeniana di mostrare il loro (e nostro) mondo attraverso una lente capace di caricarne i toni più grotteschi e bizzarri e di rivelarli come cartine al tornasole dell’assurdità della vita. Ma data la classe dei fratelli del Minnesota, averne di più di commedie del genere…



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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