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Una sera a teatro con L'Esorcista

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A Roma al Teatro Olimpico dal 12 al 17 novembre uno spettacolo vietato ai minori di 16 anni, con la bella regia di Alberto Ferrari, che vale assolutamente la pena di vedere. Noi eravamo alla prima e ve ne parliamo.

Una sera a teatro con L'Esorcista

In principio, nel 1971, L'esorcista era il libro di William Peter Blatty, fenomeno editoriale che William Friedkin - scelto personalmente dall'autore, noto fino ad allora per i copioni leggeri delle commedie di Blake Edwards -  adattò magistralmente nel 1973 col film omonimo entrato nella storia del cinema come uno dei più belli e spaventosi mai realizzati. Poi, nel 2008, il drammaturgo John Pielmeier decise di trarre una pièce teatrale dal romanzo, incontrò Blatty e quattro anni dopo portò sulle scene a Los Angeles una nuova versione della storia: nel primo allestimento Brooke Shields era la disperata madre attrice della piccola Regan, Chris MacNeil, e Richard Chamberlain padre Merrin, ruolo ricoperto nel film dal grandissimo Max Von Sydow.

È la versione italiana di questa piece teatrale che arriva finalmente sui nostri palcoscenici, grazie a una produzione di Lorenzo Vitali, andata in scena al Teatro Nuovo di Milano, dove ha esordito prima di arrivare a Roma, dove resterà in scena al Teatro Olimpico fino al 17 novembre. A dirigerla è Alberto Ferrari, regista e autore teatrale e cinematografico legato alla commedia di Zelig e di Ale e Franz, di cui ha diretto La terza stella e il cui nuovo film, Un figlio di nome Erasmus, arriverà sui nostri schermi il 23 gennaio dell'anno prossimo. Come Blatty, Ferrari è perfettamente a suo agio nell'evidenziare sia l'amara ironia di cui è condita la vicenda (di cui si fanno portavoce soprattutto i personaggi di Burke Jennings e di padre Karras) che nel rappresentare l'inesplicabile tragedia di una misteriosa e crudele possessione demoniaca innescata dal dolore e dalla paura, dove il corpo di una bambina in età pre-pubere diventa terreno di lotta spirituale tra forze da sempre contrapposte, in una sorta di sfida all'OK Corral a base di colpi bassi e azioni mostruose, tra due vecchi nemici che si sono già incontrati.

Lo spettacolo a cui abbiamo assistito alla prima romana ci ha convinto per più motivi, a partire dalla regia quasi cinematografica che con l'uso delle luci, del sonoro e delle ottime scenografie (tutte genialmente contenute in un unico quadro, senza la necessità di cali di sipario e continui cambi di scena), incentrando l'attenzione sulle azioni dei personaggi costruisce con sapienza la tensione che si scatena nel secondo tempo (forse un po' meno ritmato del primo). Pur non conoscendo il testo originale, abbiamo comunque riconosciuto le parti tratte dal romanzo e ritrovato alcune imprescindibili sequenze del film, che ovviamente non riveliamo. Rappresentare dal vivo L'esorcista era un'impresa molto rischiosa, che poteva sfociare in un baraccone circense in cui gli effetti speciali avrebbero finito per soverchiare il senso della storia. Questo non accade: se si sobbalza spesso sulle poltrone, il dramma di quello che Friedkin ha definito "il mistero della fede" risulta chiaro e potente.

Il rischio è scongiurato anche da un ottimo cast, applauditissimo, in cui brilla nel ruolo di Regan Claudia Campolongo, attrice conosciuta per i ruoli comici, qui perfettamente credibile nei panni di una dodicenne, di cui non scimmiotta comportamenti e voce, ma riesce a riprodurre perfettamente l'animo (è vincente anche la scelta di farle recitare le parti del demone, Capitan Howdy, ricorrendo alla tecnologia per cambiarle la voce, invece di costringerla al playback). Degli altri, ci sono piaciuti particolarmente Viola Graziosi nel ruolo della madre e Jerry Mastrodomenico in quello - decisamente ampliato rispetto al film - del regista Burke Dennings. Ottimo - ça va sans dire - il Merrin di Gianni Garko, indimenticabile Sartana dei western degli anni Sessanta, tornato in età più avanzata al primo amore, il teatro, e che è sempre un indiscusso piacere vedere all'opera.

Il confronto più duro è forse quello che deve sostenere Andrea Carli nella parte di padre Karras, per chi ricorda la gigantesca, corporea e sofferta performance di Jason Miller nel film di Friedkin. Il suo gesuita psichiatra e in crisi con la fede sembra esprimere il suo dramma e il senso di colpa più nei dialoghi che nelle azioni, una differenza dovuta probabilmente alla diversa costruzione del testo teatrale. Nell'insieme questo Esorcista merita di essere visto non solo dagli amanti dell'horror, perché è un'opera a sé rispetto a quello che conosciamo e può aprirci nuovi spiragli di riflessione sull'attualità di un testo che ha segnato più generazioni e che - a giudicare dalle reazioni degli spettatori più giovani presenti ieri - continua ad avere il suo impatto ancora oggi.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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