News Cinema

Un sabato in salsa british per il Festival di Roma

Due sono i film che hanno a nostro avviso maggiormente caratterizzato la giornata del 30 ottobre al Festival di Roma. Due film che hanno in comune la provenienza da oltremanica


Vai allo speciale Festival di Roma 2010


Un sabato in salsa british per il Festival di Roma


Due sono i film che hanno a nostro avviso maggiormente caratterizzato la giornata del 30 ottobre al Festival di Roma. Due film che hanno in comune la provenienza da oltremanica, il fatto di farsi forti di un soggetto impegnato e basato su eventi realmente accaduti, di essere affidati in buona parte alle solide spalle attoriali di due protagoniste femminili. Il primo è il debutto nella regia cinematografica di Jim Loach, figlio di Ken "il rosso", intitolato Oranges and Sunshine e presentato in concorso. Il secondo è We Want Sex (sciocco titolo italiano per Made in Dagenham), il film che segna il ritorno in patria del Nigel Cole de L'erba di Grace e di Calendar Girls. Ma se le analogie sono quelle segnalate, i due titoli hanno anche numerose differenze: sia per i toni scelti per raccontare le rispettive storie, sia per l'esito qualitativo finale.

Oranges and Sunshine, arance e sole, era ciò che veniva promesso a dei bambini affidati agli orfanotrofi britannici per convincerli a partire per l'Australia, oltre alle menzogne relative alla morte o alla sparizione dei loro genitori. E ovviamente non era ciò che questi piccoli trovavano una volta arrivati dall'altra parte del mondo. Perché il film di Jim Loach racconta la vera storia di Margaret Humphreys, un'assistente sociale che, quasi per caso, scoprì una tristissima vicenda di deportazione silenziosa e semi-illegale nella ex colonia di bambini affidati alle cure dello stato britannico: una deportazione che nel corso di decenni ha riguardato oltre 130mila persone e che ha rappresentato uno dei più grandi scandali della storia inglese recente.
Facendo evidentemente tesoro delle lezioni paterne, e lavorando con una sua sceneggiatrice come Rona Munro - Jim Loach ha quindi scelto per il suo esordio di raccontare la storia di una donna che non solo ha portato alla luce una vicenda oscura, ma che ha poi dedicato la sua vita ad aiutare i deportati oramai adulti a scoprire la verità sulla loro identità e sulle loro madri. Una storia, insomma, d'impegno sociale a go-go, un materiale tosto, facile molla per l'indignazione e la commozione del pubblico: ma come purtroppo spesso avviene in questi casi, Loach jr. si è affidato troppo alla forza politico-spettacolare del suo soggetto e ha scelto di rimanere il più possibile al suo servizio con una regia asettica e discreta, dimenticano alcune regole basilari del suo lavoro.
Il risultato è quello di un film che vede allora il potenziale del soggetto gravemente compromesso dalla facile retorica pseudo-ricattatoria e soprattutto da una piattezza che sfocia nella banalità dove non nella stanchezza. E, paradossalmente, dove Oranges and Sunshine trova i suoi momenti migliori non è nel tema centrale della denuncia pubblica ma nel racconto del privato della protagonista interpretata da una Emily Watson come al suo solito suoresca e dimessa: nelle crisi vissute da una donna che, facendosi carico totale del dolore e dei vuoti familiari degli altri, incontra difficoltà nel mantenere equilibrio e presenza nel suo contesto familiare.

Un problema, questo, che affligge anche la Rita O'Grady interpretata da Sally Hawkins in We Want Sex, seppur con modalità (e significati) assai differenti. Nel film la O'Grady, è la leader per caso di un gruppo di donne operaie impiegate in uno stabilimento Ford di Dagenham; leader di una protesta che nacque da rivendicazioni tutte interne alla fabbrica per trasformarsi in una grande e travolgente battaglia - infine vinta - per assicurare a tutte le donne parità di salario con i loro colleghi uomini.
Chiaramente a suo agio con le storie al femminile, come dimostrato dalla sua precedente filmografia, Nigel Cole sceglie la strada della commedia e della leggerezza - pur senza svicolare davanti alle necessità del dramma o della serietà - per raccontare una vicenda comunque carica d'impegno e di legami con l'attualità. Il suo We Want Sex non è un film chiuso nella ricostruzione di una vicenda passata, ma al contrario, attraverso una serie di sfumature, riesce a rendersi efficacemente contemporaneo. E questo non solo perché le discriminazioni subite dalle donne sul mondo del lavoro (e non) continuano ad essere all’ordine del giorno, ma anche perché Cole non dimentica d'inserire nel suo film ben più di un accenno alle difficoltà femminile di trovare realizzazione tramite un'identità professionale e di equilibrarla con quella familiare, e persino allo scollamento tra il mondo sindacale ed i soggetti che lo stesso dovrebbe rappresentare e tutelare o alle ingerenze dell'economia nella politica.
Tutti meriti per un regista che ama e sa raccontare e dipingere le donne senza dimenticare gli uomini, e per un film che fa del garbo la sua parola d'ordine. Ma sarebbe ingiusto non sottolineare anche che, a fronte dei pregi, We Want Sex vive anche di alcuni limiti: e come nel caso di Oranges and Sunshine e altri film a tema, i limiti sono quelli di una forma e di una narrazione che, affidandosi alla forza del soggetto e delle interpretazioni, manca il bersaglio di una personalità forte e definita, non riesce a scartare e sorprendere. E indugia troppo in alcuni rivoli e ripetizioni che allungano un po' troppo un brodo che poteva essere più saporito.

Da segnalare, però, che la il programma odierno offerto agli avventori dell'Auditorium non era solo all british: ché per l’Italia, fuori concorso, c’era anche il nuovo film di Ricky Tognazzi, Il padre e lo straniero; e soprattutto, come parte del Focus dedicato al Giappone, è stato proiettato uno dei capolavori di Hayao Miyazaki, quel Porco rosso che tra pochi giorni (il 12 novembre) farà finalmente il suo debutto nelle sale cinematografiche italiane a quasi vent'anni dalla sua realizzazione.
E dire che quel film ha un profondo legame con il nostro paese, visto che vi è ambientato: Porco rosso è infatti una fiaba di cui è protagonista un asso dell'aviazione italiana nel primo dopoguerra, trasformato in un uomo-suino da una maledizione. Un film che, come sempre avviene nel cinema di Miyazaki, sotto una patina di affascinante levità riesce a trattare di temi profondi e di sentimenti che coinvolgono lo spettatore. E chi non l'avesse visto all'Auditorium, dovrebbe correre al suo arrivo nei cinema. Anche per rivederlo.



Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming