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Un anno senza Mario Monicelli

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Ognuno ha il suo Monicelli del cuore, e un anno dopo il suo addio, lo prova l'affetto popolare che lo circondava in vita, ancora vivo e presente su Twitter, su Facebook, ovunque



La sera del 29 novembre 2010, una sera piovosa, in un novembre più bagnato del solito, Fabio Fazio all'improvviso interrompe la diretta di "Vieni via con me" e visibilmente turbato annuncia che il maestro Mario Monicelli è morto. La notizia coglie di sorpresa un po' tutti: si sapeva che era malato, quasi cieco, ma lo vedevamo sempre presente, lo ascoltavamo in ogni occasione di dibattito dire la sua sulla politica, la società, i tempi difficili in cui viviamo. L'avevamo incontrato non molti anni prima, con grande emozione, in occasione del suo ultimo film, Le rose del deserto, e anche se diceva di aver chiuso col cinema, aveva altri progetti, sembrava ancora un ragazzino.
Quando, dopo aver appreso la notizia, andiamo su internet a cercare i dettagli, salta subito fuori la verità: Monicelli non è morto in seguito alle rassicuranti e inevitabili "cause naturali", ma ha deciso lucidamente di porre fine a una vita che proprio la malattia gli avrebbe reso intollerabile, compiendo un tragico salto da un balcone al quinto piano dell'ospedale San Giovanni di Roma, dove aveva appena ricevuto brutte notizie sul suo stato di salute.
Aveva 95 anni e ci aveva cullato nell'illusione che fosse davvero immortale, lui che amava ripetere con una boutade che "muoiono solo gli stronzi" e dunque non sarebbe mai toccato a lui. E in fondo, dopo le lacrime, l'incredulità e il dolore, ci rendiamo conto che è proprio così, che gli artisti non muoiono. Con le opere che hanno firmato, le emozioni e le risate che ci hanno regalato, vivono nel nostro cuore finché anche noi passeremo oltre, e la loro eredità toccherà ai nostri figli, e ai figli dei nostri figli. Basta accendere la tv, mettere su un dvd, digitare il suo nome su youtube, ed eccolo lì, sorridente, cinico e anarchico come al solito. Ecco le scene, le battute dei suoi indimenticabili film. Restano con noi i balordi sfigati de I soliti ignoti, la tracotanza del Marchese del Grillo, il dolore cattivo di Un borghese piccolo piccolo, le risate di pancia dei film con Totò, la meravigliosa lingua di Brancaleone da Norcia, gli scherzi tristi degli Amici miei, le straordinarie donne di Speriamo che sia femmina, gli egoisti e disprezzabili Parenti serpenti, tutti i ritratti in nero che ha il suo cinema ha dipinto di noi italiani, come realmente siamo. Ognuno ha il suo Monicelli del cuore, e un anno dopo il suo addio, lo prova l'affetto popolare che lo circondava in vita, ancora vivo e presente su Twitter, su Facebook, ovunque. Ed è bello poter ricordare con allegria un uomo che non è mai stato triste. Nemmeno nei suoi ultimi giorni terreni.


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  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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