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Un altro giro: Thomas Vinterberg e la sua "celebrazione della vita" attravero l'alcool

Presentato oggi alla Festa del Cinema di Roma il nuovo film del danese Thomas Vinterberg, che ha parlato del suo alcoolico film assieme al protagonista Mads Mikkelsen. Il film arriverà in Italia distribuito da Movies Inspired.

Un altro giro: Thomas Vinterberg e la sua "celebrazione della vita" attravero l'alcool

Martin, interpretato da Mads Mikkelsen, è un uomo spento, stanco, arenato. Nel lavoro - è insegnante in un liceo di Copenhagen - come nella vita familiare, come padre e soprattutto come marito.
Festeggiando il quarantesimo compleanno di uno di loro, a Martin e a tre sue amici e colleghi salta in testa un'idea bislacca e affascinante: testare la teoria di uno psichiatra norvegese per cui un costante e leggero stato di ebbrezza sarebbe fisiologico per il corpo umano e aiuterebbe le persone a essere al loro meglio sul piano fisico e mentale.
Questo lo spunto iniziale di Un altro giro, nuovo film diretto da Thomas Vinterberg (che torna a far coppia con Mikkelsen a otto anni dal premiato Il sospetto) presentato alla Festa del Cinema di Roma, e prossimamente nelle sale grazie a Movies Inspired. Un film che, a dispetto di alcuni scontati risvolti tragici, è tutto dedicato al consumo di alcool e alla vita.

"Ho guardato alla storia del mondo e ai tanti risultati ottenuti da forti bevitori," racconta Vinterberg. "Sappiamo bene che l'alcool può essere un aiuto, ma anche qualcosa capace di distruggere vite e famiglie, ma il nostro intento era quello di fare un film che fosse una celebrazione della vita."
I personaggi del film, spiega il regista, "sono arrivati a un punto della loro vita, nel quale hanno perso curiosità, ispirazione, il gusto di prendersi dei rischi e allora si rivolgono all'alcool per riprendere in mano le loro esistenze."
"Quello che fanno è cancellare la vita per poi riconquistarla," aggiunge Mikkelsen, secondo il quale "Thomas ha la capacità di mettere persone ordinarie in situazioni straordinarie ed è per questo che le sue storie ti toccano così tanto."

"Un film," spiega il regista parlando dell'assenza di moralismo in Un altro giro, "nasce dalla curiosità, dall'ispirazione, e non da un dibattito sociale e politico o da un qualunque obbligo morale. Quando faccio un film invoco l'immunità. L'uso di alcool è caratterizzato da fasi: la prima è quella in cui ti rende una versione migliore di te; nella seconda, già problematica e alla quale spesso si arriva attraverso una transizione invisibile, si beve per ritrovare sé stessi, transiszione invisibile; la terza fase è quella in cui si beve per pura dipendenza fisica. Ovviamente consiglio a tutti di rimanere nella fase uno. Per quanto riguarda la vita," continua Vinterberg, "le cose sono più complicate, e bisogna valutare bene la situazione: se la routine e il tran tran quotidiano di stanno uccidendo, o rovinando la tua relazione, allora esplora, corri qualche rischio, lotta e mettiti in gioco usando la tua curiosità."

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Per il regista danese, Un altro giro è anche un film che mira a essere un antidoto alla vita tradizionale danese, "che è qualcosa di molto regolare e controllato. Ma quando avvicini una bottiglia alla bocca entri in una zona di incontrollabilità. Anche l'amore, anche l'avere un idea sono cose incontrollabili: e questo progetto parla della lotta per cercare di liberarsi dal controllo."
Tra i film che sono serviti d'ispirazione per Un altro giro, Vinterberg cita La grande abbuffata, Fight Club, Mariti. "E," dice, "Mads sosteneva in continuazione che stessimo facendo un film italiano."
"Perché," spiega Mikkelsen, "anche quando i film italiani hanno raccontato storie tristi, o brutali, sono sempre stati un grande omaggio alla vita."

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