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Tutto tutto niente niente: Antonio Albanese si fa in tre

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Biografia e vizi di Rodolfo Favaretto, Cetto La Qualunque e Frengo Stoppato, i protagonisti del sequel di Qualunquemente.

Tutto tutto niente niente: Antonio Albanese si fa in tre

Tutto tutto niente niente è il grottesco e variopinto sequel di Qualunquemente, che segnava la prima apparizione cinematografica del grandissimo, corrottissimo e inimitabile Cetto La Qualunque, che a tutt'oggi è una delle maschere più riuscite di Antonio Albanese. Tutto tutto niente niente segue il primo film di un anno e non si svolge a Marina di Sopra, patria di Cetto, ma a Roma "ladrona", nelle stanze della politica e quindi del potere, che più che somigliare a Montecitorio vanno a pescare nell'immaginario della fantascienza, strizzando l'occhio un po’ a Mad Max e un po’ al bar di Guerre stellari. Lo sguardo di Albanese e del regista Giulio Manfredonia non è cinico, piuttosto è divertito, anche se a pensare all'Italia che il film racconta vengono davvero i brividi. Al realismo, il regista e l'attore preferiscono il surreale se non il fumetto, per questo i costumi e gli arredi sono al limite del kitsch, per non parlare delle acconciature. Speciale, fra il punk e il rinascimentale, è quella del Sottosegretario di Fabrizio Bentivoglio, già compagno di set di Antonio Albanese in Un'anima divisa in due e ne La lingua del santo. C'è anche Paolo Vilaggio in Tutto tutto niente niente (nella parte del Presidente del Consiglio). Gli altri interpreti, invece, fanno già parte del "carrozzone" del comico, e sono Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Luigi Maria Burruano e Davide Giordano.

Tutto tutto niente niente: la spiegazione del titolo

A differenza del film che la precede, la seconda avventura cinematografica di Cetto non prende il titolo da uno degli avverbi assurdi che ha inventato l’esuberante signor La Qualunque. No, Tutto tutto niente niente è farina del sacco di un personaggio, sempre inventato da Antonio Albanese, che non c'entra nulla con il film di cui stiamo parlando. Si tratta di Mino Martinelli, un filosofo che fa spesso uso di stupefacenti, che lui chiama "sintesi filosofica" o "pulviscolo cosmico". Solitamente lo incontriamo seduto sul divano di casa e intento a snocciolare aforismi come "Dio esiste, non esiste... oppure fa degli orari assurdi" o "Per questa domanda esistono 3 risposte: sì, no oppure quella giusta". Morto 3 volte ma risorto 4, Mino ama ripetere: "La base del tutto è il niente niente, anche se Aristotele e Platone affermavano tutt'altro".

Filosofia a parte, Antonio Albanese e Giulio Manfredonia hanno scelto il titolo Tutto tutto niente niente per due ragioni. "Innanzitutto ci piaceva il suono" - ha spiegato Albanese. "Dopo Qualunquemente, che era un'onda, era morbido, sinuoso, Tutto tutto niente niente ci sembrava più duro, ritmato, frammentato, insomma esattamente l'opposto. E poi Tutto tutto niente niente sta a significare che, anche se crediamo che stiano succedendo molte cose, in realtà non accade nulla. Stiamo attraversando un momento di grande confusione, di immobilismo, siamo a un quarto d'ora da un esaurimento nervoso e non ci possiamo fare proprio niente".

I tre protagonisti di Tutto tutto niente niente

Antonio Albanese non odia le sue “maschere”, nemmeno quelle più spregevoli. Lo dimostra questa sua dichiarazione rilasciata sul set di Tutto tutto niente niente: "I miei personaggi rappresentano proprio ciò che detesto dell'Italia, un paese che è entrato in una specie di centrifuga e che ha perso di vista la normalità e il buon senso. Cetto e i suoi compari sono dei disgraziati, ma non è colpa loro se sono diventati così. Sono figli del nostro tempo e si difendono come possono, speculando, imbrogliando, ingannando". Il politico calabrese corrotto e gli altri due protagonisti del film, insomma, sono da biasimare ma non da condannare tout court. Cerchiamo di scoprire qualcosa in più su ognuno di essi.

Cetto La Qualunque

Cetto La Qualunque è apparso per la prima volta all'interno della trasmissione Non c'è problema nel 2003. Poi è diventato ospite fisso del programma condotto da Fabio Fazio Che tempo che fa. Il personaggio è nato perché un giorno Albanese ha visto, in una tribuna politica, un uomo che si era presentato con la foto della moglie del candidato avversario e che a un certo punto ha avuto il coraggio di dire: "Questa è una bottana, quindi non potete votare per un cornuto". Per il suo inventore Cetto La Qualunquee rappresenta la volgarità, il maschilismo, l'omofobia e l'ignoranza. Con un forte accento calabrese e la predilezione per il colore viola, Cetto è diventato il Sindaco di Marina di Sopra in Qualunquemente, mentre in Cetto c’è, senzadubbiamente arriva quasi al trono. Cetto è sposato con Carmen (Lorenza Indovina), ma la tradisce in continuazione, preferibilmente con donne dalle forme generose. Ha un figlio, Melo (Davide Giordano), simpatico e un po’ stupidotto.

Frengo Stoppato

Dei tre protagonisti di Tutto tutto niente niente, Frengo Stoppato è il più innocuo e il più amabile. Tormentato da una madre ultra bigotta, in fondo non fa male a nessuno, e si accontenta di molta erba da fumare e di feste con saltimbanchi e musica a tutto volume. Il personaggio è una rielaborazione fricchettona di Frengo, che negli anni '90, durante Mai dire Gol, si produceva in spassose cronache delle partite di calcio (i cosiddetti resoconti sportivi di Frengo-e-stop). Lui tifava per il Foggia, essendo pugliese, e all'epoca aveva i capelli corti. Quasi sempre se la prendeva con l'arbitro di turno, che accusava di "essersi fumato gran parte del Tavoliere delle Puglie", e alla Gialappa's chiedeva spesso: "Vi siete fumati l’impossibile?" Di Frengo Stoppato, che in Tutto tutto niente niente aspira a diventare santo, o almeno beato, Giulio Manfredonia ha detto: "Rappresenta il sud Italia e incarna un certo modo di vivere la religione, un modo esagerato, probabilmente, vicino al misticismo".

Rodolfo Favaretto

Se c'è una cosa che Antonio Albanese sa fare a meraviglia, è appropriarsi dei dialetti del nostro stivale. Rodolfo Favaretto gli ha dato modo di cimentarsi nella parlata veneta, e il risultato è stato straordinario. Rodolfo è il più luciferino del terzetto che entra in politica nel sequel di Qualunquemente. Rodolfo è più realista del re e, come spiega Giulio Manfredonia, "è in tutto e per tutto il nord, con la sua voglia disperata di essere altro e di non riconoscersi nel nostro paese". Il personaggio è stato inventato appositamente per il film, e non potrebbe avere un fratello negli anni '90 o nei primi anni 2000 perché è un prodotto aberrante dei nostri tempi più recenti. Favaretto punta alla secessione dall'Italia di Brachetto di Sopra, la cittadina in cui abita. E’ questo il punto più importante del suo programma politico. Peccato che, ogni volta che ne deve parlare, invece di dire "fare la secessione", comincia a balbettare: "Secedere, secernere, secessionare". Vestito di pelle e con stivali ai piedi Rodolfo Favaretto rimanda a lugubri scenari nazisti e ha qualcosa (a cominciare dalla testa calva) di Mussolini. Ovviamente è razzista, e non solo detesta gli extracomunitari, che chiama "scuri", ma li sfrutta biecamente.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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