Tutti per Pierfrancesco Favino: Picchio prima di Moschettieri del Re

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Tutti per Pierfrancesco Favino: Picchio prima di Moschettieri del Re

Se siete diventati ammiratori di Pierfrancesco Favino subito dopo la scorsa edizione del Festival di Sanremo, sappiate che non vale! Eh no, non vale, nemmeno un po'. Perché, all'indomani di quei cinque giorni da showman al fianco di Claudio Baglioni e Michelle Hunziker, era impossibile non innamorarsi artisticamente di lui. Chi se lo dimentica più il suo mash-up delle hit che negli anni hanno infiammato la platea del teatro Ariston? E soprattutto, come scordare il suo accorato monologo "La notte"? Bisognerebbe rivederselo almeno una volta a settimana. Insomma, secondo il nostro modesto parere, il vero fan di Favino è colui che lo conosce e lo ammira fin dal suo esordio in Pugili di Lino Capolicchio, o da L'ultimo bacio di Gabriele Muccino, o al limite da Dazeroadieci di Luciano Ligabue.

Chi scrive, ha scoperto Pierfrancesco in El Alamein, war-movie di casa nostra nel quale, interpretando il Sergente Rizzo, dimostrava totale padronanza del mestiere nonché della cantilenante cadenza veneta. Di questa seconda capacità non c'è da stupirsi, visto che il D'Artagnan di Moschettieri del Re, prima che attore, è stato un eccellente imitatore. Da bambino amava infatti fare il verso sia agli italici dialetti che a personaggi di spettacolo come Drupi, Fausto Leali e Totò. Già in tenera età, quindi, PPF sapeva quale strada avrebbe percorso. Così si è messo di buona lena in cammino, spinto da una determinazione che gli arrivava dal suo babbo, rimasto orfano a otto anni, cresciuto in seminario a Torino e diventato un uomo che credeva nel potere dell'intelligenza e della forza d'animo. Quel genitore così solido l'attore lo ha perso proprio mentre girava il film di Enzo Monteleone, e si è sentito sbalestrato, e se da allora ha preso ancora più seriamente il suo lavoro, è stato anche per ridarsi un centro.

Favino, insomma è un "secchione", e nonostante non sia una "creatura" dell’Actors' Studio, è uno che si prepara con maniacale attenzione e che confida nella trasformazione fisica, perché è convinto che, per appropriarsi di un'anima, a volte sia necessario cominciare dal corpo che la racchiude. Ciò spiega i chilometri in bicicletta macinati quotidianamente per quattro mesi per diventare Gino Bartali o i venti chili messi su per entrare nella pelle di Mimmo, il protagonista di Senza nessuna pietà. Questo noir epico e metropolitano di Michele Alhaique ha catapultato nuovamente l'attore nel mondo della malavita e dell'illegalità, già frequentato grazie a Romanzo Criminale, che per lui è stato foriero di un David di Donatello e di un personaggio, il Libanese, che non si dimentica, e che dispiace esca di scena tanto presto, anche se meno frettolosamente del personaggio interpretato in una sola scena de Le chiavi di casa, che ha svelato a Gianni Amelio un talento prodigioso.

L'adattamento del romanzo di Giancarlo De Cataldo ha allontanato Favino da certe commedie non particolarmente d'autore che avevano contraddistinto l'inizio della sua carriera (ed è stato un bene) e gli ha aperto nuove porte, non ultime quelle di Hollywood, paese dei balocchi nel quale il Lord Glozelle de Le Cronache di Narnia: il Principe Caspian non ha indugiato più di tanto, un po’ perché il suo cinema USA del cuore era ed è quello rigorosamente indipendente (e pensiamo a The Wrestler), un po’ perché la sua famiglia era ed è Roma, e niente potrebbe mai indurlo a rinunciare anche a un solo compleanno delle sue bambine adorate, men che meno un Oscar. Pierfrancesco, dunque, di star ne ha conosciute e affiancate (dividendo il set con Brad Pitt e Tom Hanks, per esempio), ma il sole e le palme della California valgono molto poco per lui in confronto a una serie di ruoli larger than life: l'anarchico Pinelli di Romanzo di una strage, il politico corrotto di Suburra o il boss pentito Tommaso Buscetta che vedremo nel prossimo film di Marco Bellocchio Il Traditore e che l'attore ha già definito "un'esperienza totalizzante".

Accanto a una simile eletta schiera di uomini realmente esistiti o modellati su individui veri, Pierfrancesco Favino ha avuto il privilegio di incarnare, nel corso degli anni, una serie di everyman. Un momento, forse il privilegio è più nostro che suo, perché quando Ferzan Ozpetek gli ha affidato la parte del compagno di Luca Argentero in Saturno Contro, un po’ si è spaventato, e più tardi ci ha confessato che fingersi una persona assolutamente normale davanti alla macchina da presa è stato faticoso, perché è il compito più arduo che un attore possa mai portare a termine. Nonostante questo, i suoi John Doe sono straordinari, e per noi, sono le interpretazioni più convincenti di Picchio. Picchio ci piace molto quando fa l'innamorato, e ci commuove, per esempio nei panni di Roberto de L'uomo che ama (prima carnefice e poi vittima) o del marito fedifrago Domenico di Cosa voglio di più. Non sono affatto male nemmeno le sue creature "mucciniane" (il Marco de L'ultimo bacio e Baciami ancora e il Carlo di A casa tutti bene) e il medico corrotto Mario de La vita facile, che ha qualcosa di certi buoni vecchi italiani "non proprio brava gente" di Alberto Sordi.

Infine c'è il nostro preferito: Fulvio Brignola, l'ex critico cinematografico divorziato e spiantato di Posti in piedi in Paradiso. Che tenerezza che ci ispira la sua goffaggine, per non parlare delle patatine di cui si ingozza durante una festicciola, perché quando si ha davvero fame, “non si fanno prigionieri". E che bella la lettera di dimissioni che scrive al suo datore di lavoro, esprimendo un profondo senso smarrimento e di precarietà. Forse in quella bella penna "retrocessa a cronista del nulla" un po' ci identifichiamo, nei momenti in cui il nostro mestiere rischia di essere svilito. Ma se il nostro mestiere vuol dire parlare di un attore che tanto amiamo e che seguiamo da tempo immemore, allora proprio non ci possiamo lamentare.

Lasciandoci andare a sentimentalismi e divagazioni, abbiamo dimenticato che Pierfrancesco Favino è appena arrivato nelle nostre sale. Diretto da Giovanni Veronesi e affiancato da Sergio Rubini, Rocco Papaleo, Valerio Mastandrea, Matilde Gioli e Margherita Buy, da allevatore di bestiame sgrammaticato è tornato a essere uno spadaccino provetto, e si prepara a salvare la Francia dal Cardinal Mazzarino insieme a Porthos, Athos e Aramis. E quindi, se siete dei veri fan dell'attore, o anche ammiratori dell'ultim'ora, non perdetevi la sua performance in Moschettieri del Re, al cinema dal 27 dicembre..



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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