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Tutti contro Greta? Un commento alle nomination agli Oscar 2020

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Nomination senza grandi emozioni. Il dibattito ruoterà tutto intorno all'esclusione della Gerwig dalla cinquina per la migliore regia.

Tutti contro Greta? Un commento alle nomination agli Oscar 2020

Delle candidature ai Premi Oscar 2020, c'è da scommetterci, si parlerà in queste ore e in questi giorni soprattutto a partire da un dato. Dall'assenza del nome di Greta Gerwig dall'elenco dei nominati per la statuetta alla migliore regia.
Il suo Piccole donne ha ottenuto sei candidature, comprese quella per il miglior film, la miglior sceneggiatura, la migliore attrice protagonista (andata a Saoirsie Ronan, la quarta della sua carriera a soli 25 anni) e la migliore non protagonista (Florence Pugh). Quella per la regia, però, no. Addio, per la Greta del Terzo Millennio, al sogno di diventare la prima donna candidata all'Oscar per la regia per due volte, dopo l'exploit di Lady Bird.
Colpa del sessismo di Hollywood? O di certi inspiegabili ralenty post-fighetti messi un po' a casaccio nella parte iniziale del film, o di un paio di scene girate in maniera quasi un po' sciatta?
Per me la seconda che ho detto (anche se in questo momento non ho ancora visto Mendes all'opera in 1917), ma temo che nel dibattito via stampa e social, passerà di prepotenza la prima opzione.

A dirla tutta, non è che questi Oscar 2020 offrano al momento tutti questi grandi argomenti di dibattito e di conversazione, visto che le scelte dell'Academy sono state quelle che più o meno tutti si aspettavano, e che - come al solito - è mancato un po' di coraggio nel proporre titoli un po' più fuori dal giro ma comunque molto apprezzati da pubblico e critica: due titoli su tutti, che francamente avrebbero meritato un qualche riconoscimento almeno in questa fase, quelli di Uncut Gems dei fratelli Safdie e di The Farewell di Lulu Wang.
Uncut Gems, soprattutto, avrebbe meritato almeno una candidatura alla migliore sceneggiatura e il suo protagonista Adam Sandler quella come miglior attore: magari al posto di Jonathan Pryce, candidato per I due Papi così come l'altro "pontefice", Anthony Hopkins. Potrete giudicare voi stessi quando il film sarà disponibile in streaming su Netflix, il 31 gennaio, col titolo Diamanti Grezzi.

E a proposito di Netflix.
Il colosso dello streaming porta a casa 24 nomination complessive: tra queste, dieci per The Irishman (per cui De Niro è stato snobbato anche dall'Academy, dopo che era accaduto lo stesso ai Golden Globes), sei per Storia di un matrimonio, tre per il citato I due Papi, una per Klaus e una per il documentario The Edge of Democracy.
Chissà se anche gli Oscar, come i Globes, lasceranno Netflix relativamente a bocca asciutta.

Anche Baumbach, come la sua compagna Greta Gerwig, si ritrova candidato con Storia di un matrimonio all'Oscar per il miglior film e quello per la miglior sceneggiatura, ma non a quello per la miglior regia. Almeno da questo punto di vista, la parità di genere è garantita: forse qualcuno ha voluto tutelare la pax domestica della coppia. Mentre la sua protagonista Scarlett Johnasson, che finora l'Academy aveva bellamente ignorato (diversamente da quanto fatto dagli amici della stampa estera hollywoodiana), si è ritrovata addirittura protagonista di una doppietta: nominata come miglior protagonista per il film di Baumbach, e come miglior non protagonista per Jojo Rabbit, il film di Taika Waititi che, un po' a sopresa, quello sì, ha conquistato ben sei candidature complessive.

Continua anche chez i membri dell'Academy la complessiva sopravvalutazione di Joker, film del quale continua a sfuggirmi la grandezza: undici le candidature complessive, davanti a The Irishman e a C'era una volta... a Hollywood, che si sono fermati subito prima, a quota dieci.
Cinque, invece, sono le candidature di quello che per me e per molti è stato il miglior film del 2019: Parasite. Che deve essere piaciuto molto anche all'Academy, visto che oltre alla scontatissima nomination come miglior film internazionale, come si chiama da quest'anno, il film di Bong Joon-ho si porta a casa quella per la migliore scenografia (e vi ricordiamo che la villa in cui si svolge l'azione è un gigantesco set, e che nella realtà non esiste), il miglior montaggio, la migliore sceneggiatura, la migliore regia e il miglior film. Proprio in assoluto.
E, tra i nove titoli che si contendono il massimo riconoscimento degli Oscar, proprio per Parasite (e per The Irishman) io, se proprio devo farlo, faccio il tifo.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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