Tutte le mie notti: conversazione con Barbora Bobulova, Alessio Boni, Benedetta Porcaroli e il regista

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Tutte le mie notti: conversazione con Barbora Bobulova, Alessio Boni, Benedetta Porcaroli e il regista

Nel momento più denso della Festa del Cinema di Roma, che poi coincide con il fine-settimana che ha visto succedersi Michael Moore e l'ultima prova d'attore di Robert Redford, il Premio alla Carriera a Isabelle Huppert, Beautiful Boy con Timothée Chalamet e Kursk, Alice nella Città sforna, fra i vari titoli, Remi, Up & Down e Tutte le mie notti, l'opera prima di Manfredi Lucibello. Con i Manetti Bros. e Carlo Macchitella in qualità di produttori, quest'ultimo film appartiene al genere thriller e si svolge in una notte d'autunno durante la quale una tragedia mette a confronto tre personaggi: una ragazza che vende il proprio corpo, un uomo che per salvare la sua azienda ha combinato un guaio e l'avvocato, o meglio l'avvocatessa, che ha il compito di difenderlo. In primo piano ci sono le due donne, che il giovane regista ha cercato di svelare pian piano, introducendo via via informazioni sulle loro vite e nuovi indizi per capire cosa sia successo prima del loro incontro per la strada.

In Tutte le mie notti, recitano Barbora Bobulova, Benedetta Porcaroli e Alessio Boni, che racconta ai giornalisti cosa lo abbia convinto a dire di sì al film: "Quando ho letto la sceneggiatura, quello che mi ha colpito di più è che si parlava di persone normalissime, che non hanno intenzione di delinquere. Sara, per esempio, è una ragazzina che si annoia, ci sono tante adolescenti così, che si prostituiscono per avere una borsa di Fendi in più o le scarpe di Gucci che altrimenti non potrebbero comprarsi. Vendono il proprio corpo senza pensarci, finché non scoppia la tragedia. Per me Tutte le mie notti è sostanzialmente la storia di tre persone che vanno nel panico, che non sanno come comportarsi, poi arriva la coscienza, potente, a sistemare le cose. Veronica, Sara e il mio personaggio sono, in fondo, individui che hanno pescato un pesce più grosso di loro".

"Nel film è tutto determinato dal fatto che le due donne non si sono mai incontrate prima" - aggiunge Benedetta Porcaroli - "e che nessuno dei tre personaggi principali conosce a fondo se stesso. Tutte le mie notti è un film dal linguaggio innovativo perché non è un crime, è un thriller psicologico, e quindi si concentra sui processi mentali dei personaggi".

La tensione, in Tutte le mie notti, è forte e palpabile, e nasce, più che dalle situazioni, da ciò che si dicono e scoprono i personaggi: "Una buona parte del film è costruita sui dialoghi" - spiega il regista. "Ci siamo prepararti per un mese, cambiando le battute, studiando le situazioni. Questa vicenda poteva essere narrata in tanti modi, la sfida era concentrarsi su un racconto delicato e intimo che fosse in grado di svelare l'anima delle due donne protagoniste. Per questo abbiamo lavorato tanto per trovare la giusta alchimia fra Barbora e Benedetta".

Le moltissime parole da memorizzare hanno certamente stimolato gli attori, spaventando però la Bobulova, come lei stessa ammette, sorridendo: "Avevo un po’ paura di fare questo film, il mio sogno è fare un giorno un film muto. Quando vedo una sceneggiatura in cui i dialoghi sono ben più numerosi delle azioni, mi intimorisco un pochino. Abbiamo messo a dura prova Manfredi, ognuno di noi attori aveva qualcosa da dire, da contestare. Cercavamo di tagliare, di toglierci le battute, ci siamo divertiti, sì, ma abbiamo anche vissuto momenti difficili".

Nonostante qualche piccola protesta, la Bobulova ha sempre mantenuto inalterata la sua passione per il film, nel quale si è buttata a capofitto per via del suo amore per i debutti nella regia: "Negli ultimi due anni ho fatto quasi solo opere prime e seconde. Ho avuto ruoli straordinari grazie ad autori giovani, che mi hanno dato la possibilità di mettermi in gioco, sono felice che esista una nuova generazione che sta crescendo bene, credo molto nel futuro del cinema italiano. E poi confesso che per me lavorare con i giovani è una strategia, perché voglio lavorare ancora a lungo e, quando avrò 70 anni, loro ne avranno 40 o 50, e quindi saranno ancora in piena attività".

Nemmeno Boni è nuovo alle prime prove dietro alla macchina da presa, come dimostrano per esempio La ragazza nella nebbia e Respiri, che poi sono entrambi thriller: "Mi piace spezzare le gambe e togliere di mezzo i corpi, no, scherzo, mi appassiona esplorare il lato più bieco dell'essere umano. Questo film, così come La ragazza nella nebbia, mi ha fatto capire ancora una volta che una persona normale può diventare un mostro. La 'mostritudine' è sempre dentro di noi".

Nessuno dei personaggi di Tutte le mie notti in realtà è un mostro, tanto meno Sara, che secondo Benedetta Porcaroli è guidata dalla disperazione e che ha imposto all'attrice un lungo lavoro di documentazione: "Ho letto tante cose sulle baby squillo, conosco bene l'argomento, la storia delle baby squillo dei Parioli che alcuni hanno citato mi sembra però lontana dalle vicende di Sara, credo che per lei sia più una questione di abbandono, di smarrimento, di perdita di direzione. Ecco perché per lei è fondamentale l'incontro con Veronica, perché Veronica la aiuta a frugare dentro di sé".



Carola Proto
  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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