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Tribeca Film Festival 2015: la grande Lily Tomlin domina i primi giorni della rassegna

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Straordinaria prova dell'attrice in Grandma di Paul Weitz. Bravo anche Michael Fassbender in Slow West

Tribeca Film Festival 2015: la grande Lily Tomlin domina i primi giorni della rassegna

Il primo giorno di programmazione per la stampa del Tribeca Film Festival 2015 ha subito regalato ai giornalisti la visione del film più atteso, Slow West con Michael Fassbender, Kodi Smit-MCPhee e Ben Mendelsohn. Western rarefatto con momenti di comicità surreale (la parte senza dubbio più riuscita), il film procede più per  accumulo di situazioni che secondo una linea narrativa ben precisa. Il riferimento principale sembra essere un cult come Dead Man di Jim Jarmusch, ma in questo caso il regista esordiente John Maclean non riesce a riprodurne l'atmosfera barocca e acida del precedente capolavoro in bianco e nero. Il risultato è comunque indubbiamente interessante, riuscito soprattutto quando il cast di attori esprime tutta la sua bravura (Mendelsohn su tutti).

È capitato poi di vedere uno dietro l'altro due film curiosamente speculari come Grandma di Paul Weitz e Hungry Hearts di Saverio Costanzo. Il primo è una commedia malinconica che mette al centro della storia una nonna e sua nipote, ragazza decisa a interrompere una gravidanza imprevista. Il film italiano, uscito mesi fa nelle nostre sale, è invece un dramma (a parte la prima, divertentissima scena) che tenta di rappresentare le difficoltà psicologiche ed emotive di una giovane donna di fronte alla maternità. Due percorsi diametralmente opposti non solo nel tono ma soprattutto nella volontà di racconto. Dominato da una leggenda come Lily Tomlin, come sempre in stato di grazia, Grandma riesce in ciò che il cinema di genere americano sa fare meglio: emozionare attraverso la fluidità della storia, la simmetria dei personaggi, la suggestione che lascia allo spettatore carpire il non detto invece che invaderlo con un sovraccarico di pathos. Ritratto al femminile di tre generazioni scollate e in qualche modo perse nelle loro solitudini, Grandma è un film tanto piccolo quanto prezioso, vitale, anche ruvido se vogliamo. Niete di nuovo, per carità, ma costruito con la solita sapienza nel mescolare a meraviglia toni e caratterizazioni. Speriamo davvero riesca a trovare la meritata collocazione nel mercato della distribuzione americana e internazionale.

Non del tutto centrato, magari anche un po' ingenuo ma assolutamente toccante The Adderall Diaries dell'esordiente Pamela Romanowsky. Dramma familiare a tinte forti, il film indaga con coraggio e originalità un concetto molto complicato quale quello di memoria, il modo in cui fronteggiamo i fantasmi del passato e nello stesso tempo tendiamo a selezionare i nostri ricordi per non subirne eccessivamente il fardello. James Franco riesce ad essere irritante in una scena ed emozionante nella successiva, Amber Heard fornisce invece una prova sorprendentemente dolce e convincente. Anche se alterno, The Adderall Diaries è uno dei prodotti migliori visti in questo inizio di Tribeca Film Festival.

Parte invece molto bene per poi assestarsi su binari troppo retorici e melodrammatici Meadowland con Olivia Wilde e Luke Wilson. Storia di una coppia il cui figlio scompare misteriosamente in una sosta per auto, il film mimane teso ed emozionante nel setting delle psicologie e del dolore dei genitori, mentre lo sviluppo della trama porta purtroppo i personaggi su binari abusati del melò compiaciuto. 

Meglio sorvolare, purtroppo, sul retorico Good Kill di Andrew Niccol (già visto all'ultimo Festival di Venezia) e sullo sconclusionato Franny con Richard Gere e Dakota Fanning...



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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